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Profughi reclutati dai caporali l’inchiesta passa da Montelupo
Undici misure di custodia eseguite, tra queste una anche per il sessantenne Giuliano Michelucci Per la Procura avrebbe offerto soldi a un pachistano che aveva iniziato a collaborare con gli inquirenti
Undici misure di custodia cautelare (cinque arresti domiciliari e cinque obblighi di dimora e un'interdizione all'esercizio dell'attività imprenditoriale), sono state eseguite dalla polizia di Prato nell'ambito di un'operazione contro il caporalato nelle province di Prato, Firenze, Modena e Perugia. In questa inchiesta è rimasto coinvolto anche Giuliano Michelucci, 63 anni, di Montelupo.
L'ipotesi della Procura di Prato è che un gruppo di pachistani, capeggiati da Tariq Sikander, avessero reclutato decine di richiedenti asilo per farli lavorare nelle fattorie del Chianti. Tra le aziende italiane coinvolte nella vicenda, un ruolo di primo piano sarebbe stato svolto dalla Coli spa di Tavarnelle Val di Pesa: Giampiero, Filippo e Giacomo Coli sono stati messi agli arresti domiciliari, Gianluca Coli è stato interdetto per sei mesi dall'attività imprenditoriale. Secondo quanto spiegato dagli inquirenti, alcuni dei lavoratori stranieri sarebbero stati impiegati anche nei terreni di proprietà del cantante Sting, che però, è stato chiarito, era all'oscuro di tutto.
Oltre alle 11 misure cautelari, la polizia ha effettuato vari sequestri preventivi di quote societarie e 13 perquisizioni nei confronti di cittadini italiani e pachistani accusati di "intermediazione illecita nel reclutamento di cittadini extracomunitari", per lo più giunti in Italia come profughi e sfruttamento del lavoro nero, "truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche", "interramento di rifiuti speciali", "emissione di fatture false", "ostacolo alle indagini" e "frode in esercizio del commercio". L'inchiesta non si è fermata alle ipotesi di sfruttamento dei profughi, ma si è allargata alla presunta produzione e messa in commercio di vino Chianti adulterato con uve provenienti, secondo gli inquirenti, dalla Sicilia e dalla Puglia in percentuali non consentite dalla normativa di settore.
Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi ha spiegato che nel corso delle indagini c'è stata la collaborazione di Tariq Sikander che ha consentito di acquisire ulteriori elementi di prova, tra cui l'occultamento di alcuni infortuni sul lavoro. Nicolosi ha parlato anche di un tentativo di inquinamento delle prove: la Procura accusa Giuliano Michelucci, 63 anni, originario e residente a Montelupo Fiorentino, e l'investigatore privato di Carpi Alfio Cosentino, ora ai domiciliari, di aver avvicinato il pachistano Sikander, che aveva iniziato a collaborare con gli inquirenti, offrendogli 200.000 euro perché non rivelasse quello che sapeva ai magistrati. E' stato spiegato che Michelucci diceva di essere vicino ai servizi segreti e nelle intercettazioni è rimasta traccia di contatti con appartenenti o ex appartenenti alle forze dell'ordine.
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