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Industriali contro l’Unione «Così è un fallimento»

Industriali contro l’Unione «Così è un fallimento»

Il presidente uscente Campinoti: «Ero un convinto sostenitore ma non è decollata Servono strade, banda larga e semplificazione, altrimenti le imprese scappano»

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EMPOLI. «Servono strade adeguate e la banda larga. E l'Unione dei Comuni così com'è non serve, è un doppione». A dirlo è il presidente uscente della sezione territoriale Empolese Valdelsa di Confindustria Simone Campinoti, durante un incontro per spiegare le modalità che porteranno all'elezione del suo successore. Ma in questo incontro - al quale era presidente anche Luigi Salvadori, presidente facente funzioni di Confindustria Firenze - si è parlato di molto altro. E soprattutto Campinoti è stato un fiume in piena, forse sgravato dal peso del suo mandato che sta per esaurirsi: «Da quando sono arrivato nel 2012 la situazione è peggiorata; sono fallite molte aziende, sebbene il nostro territorio abbia resistito più di altri. Quando sono stato eletto c'era ancora il Circondario, sostituito con l'Unione, di cui ero - e sono - un grande sostenitore. Sostenitore, però, di un'Unione vera, dove tutti vadano in maniera convinta nella stessa direzione aggregatrice, al contrario di come accade ora».

Campinoti vorrebbe un'Unione più forte, dove le funzioni associate siano di più rispetto a quelle già esistenti. Questo per conferire un peso maggiore ad un territorio dove ci sono già dei limiti innegabili: «Penso alla banda larga, che è fondamentale. Oppure alle strade, come la 429: alle nostre imprese servono infrastrutture che non le costringano a scappare. Da questo punto di vista serve un'accelerata». Un pensiero sulla falsariga di quanto detto dalla sindaca di Empoli Brenda Barnini soltanto due giorni fa, la quale aveva esortato la Regione a tenere conto - in sede di decisione degli investimenti - delle carenze evidenti che ci sono nel territorio dell'Empolese Valdelsa, proprio per evitare che le imprese muoiano o decidano di scappare per non affogare. Barnini che - a sentire Salvadori - avrà un ruolo fondamentale nel rapporto con la Città metropolitana (di cui è vicepresidente), l'ente che Confindustria percepisce come interlocutore per discutere del futuro, in primis per quanto riguarda le infrastrutture, con tempi e investimenti certi.

La volontà sarebbe quella di affrontare l'attuale giungla del mondo del lavoro che parta quantomeno dalla compattezza dell'Unione ma che vada anche oltre, perché - hanno sottolineato sia Campinoti che Salvadori - «i problemi dell'area fiorentina sono comuni a Scandicci come a Fucecchio». Resta da capire questa volontà di "aggregare" fino a che punto debba spingersi, se ci si debba fermare all'Unione o arrivare alla fusione dei Comuni più piccoli. Su questo sia Campinoti che Salvadori hanno sottolineato che questa decisione spetta agli enti coinvolti, ripetendo però che serve minor divisione territoriale.

Ma non finisce qui, perché c'è bisogno anche di regole uguali per tutti: «Non è possibile - ribadisce Campinoti - per un imprenditore non avere un interlocutore certo con cui parlare; oppure essere costretti a fare lo stesso procedimento due volte. Eravamo partiti con l'Unione come "passaggio intermedio" ma ora siamo fermi. L'Unione deve parlare con la Città metropolitana, siamo troppo frammentati. Eppure l'Unione a volte va in parallelo con la Città: mi pare che non tutti siano d'accordo nell'essere realmente uniti. A noi, però, serve la semplificazione, perché con quella si risparmia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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