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La polemica sul caso Regeni arriva anche a Empoli

La polemica sul caso Regeni arriva anche a Empoli

"Ora si cambia" e "Linea civica" attaccano il Pd dopo una mozione bocciata in consiglio comunale. La replica del Pd: "Noi coerenti, da loro solo strumentalizzazioni". Anche "il centrodestra per Empoli" precisa la sua scelta. A Trieste la "guerra dello striscione" è sfociata in rissa

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EMPOLI. Prima Trieste, ora Empoli. Il vento della polemica arriva anche in città ed è legato alla tragica fine di Giulio Regeni, il giovane italiano morto in circostanze misteriose in Egitto.

Ad accenderla i gruppi consiliari "Ora si cambia" e "Linea Civica" che accusa la maggioranza in Comune di non aver approvato un ordine del giorno presentato in consiglio per dare voce alla protesta di Amnesty International. "Nel Consiglio comunale di lunedì 10 ottobre - si legge nella nota - avevamo presentato un ordine del giorno per impegnare la sindaca Barnini e il Comune a proseguire la campagna, promossa da Amnesty international, per ottenere dal governo egiziano verità e giustizia per Giulio Regeni. Alla luce dei risultati dell'autopsia sul corpo del giovane ricercatore italiano, sottoposto a torture terribili per giorni e poi barbaramente ucciso, abbiamo ritenuto opportuno far tornare il Consiglio comunale a discutere e ad attivarsi per stimolare una risposta efficace contro le ambiguità del governo egiziano. Pensavamo che la lotta per la libertà e la giustizia fosse patrimonio comune della città di Empoli, da sempre attiva davvero su temi così importanti. Evidentemente ci sbagliavamo".

La mozione, infatti, non è passata. "Incredibilmente - prosegue il comunicato - il Partito Democratico ha votato contro il nostro ordine del giorno, che chiedeva cose semplici e gesti concreti alla portata della città. Chiedevamo infatti al Comune di proseguire il proprio impegno nella campagna, ormai famosa per gli striscioni gialli esposti sui palazzi pubblici, promossa da Amnesty e di sollecitare alcuni interventi presso il Governo. Ebbene, il PD, votando compatto - anche la sua sedicente corrente di sinistra - insieme a Fratelli d'Italia, ha bocciato il nostro ordine del giorno. Dobbiamo quindi aspettarci che presto la sindaca Barnini faccia retromarcia su questa importante battaglia, che si sarà rivelata per l'amministrazione empolese l'ennesimo spot con la brillantina che dura il tempo di un aperitivo?"

Pronta la replica di Jacopo Mazzantini, segretario del Pd di Empoli: «Evidentemente l’opposizione non ha argomenti su cui basare la sua azione politica, se scatena una polemica sul nulla. Strumentalizzare i voti espressi in consiglio comunale prefigura una deriva politica preoccupante. Non esiste a Empoli un “caso Regeni”. Abbiamo manifestato espressamente la necessità di far luce fino in fondo sulle cause della morte di Giulio Regeni, come dimostrano i verbali dell’ultima seduta consiliare. Abbiamo ritenuto, tuttavia, pretestuosa e del tutto inutile la richiesta rivolta all’amministrazione comunale di portare avanti una campagna dal momento che il Comune non ha mai smesso di farlo e lo testimoniano da mesi le decine e decine di locandine gialle tuttora affisse alle finestre e alle porte del palazzo comunale con su scritto ‘Verità per Giulio Regeni". Inoltre, per dovere di cronaca e di verità, nella seduta consiliare di ieri sera il Pd ha votato la mozione presentata dall’opposizione proprio nella parte in cui si chiede al al Governo e Parlamento italiani di approvare quanto prima una legge che istituisca il reato di tortura, ad oggi non previsto nel nostro ordinamento. A questo punto mi pare che sia chiara la strumentalizzazione e la mistificazione dei fatti da parte dell’opposizione, che tenta di mettere sullo stesso piano l’atto deprecabile del sindaco di Trieste con la coerente gestione del comune di Empoli».

Con una nota anche il capogruppo e consigliere comunale de “Il Centrodestra per Empoli” Andrea Poggianti interviene in merito alla polemica innescata dai gruppi di opposizione “Ora si Cambia” e “Linea Civica” circa le votazioni sul caso Regeni. “Mi dispiace constatare che il sottoscritto sia stato chiamato in causa erroneamente, tanto nella forma che nel merito, dai gruppi uniti di “Ora si Cambia e Linea Civica”. Innanzitutto, seppur militante e dirigente del partito Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, sono stato eletto e rappresento una lista composta da più sigle partitiche di centrodestra, oltre ad esponenti della società civile, la quale ha ricevuto circa il 7% dei consensi alle elezioni amministrative 2014. Pertanto, in chiave istituzionale, contro alla mozione dei gruppi di opposizione, ha votato “Il Centrodestra per Empoli” e non solo “Fratelli d’Italia”. Compiuta questa precisazione, ne discende un’altra ben più rilevante. Come da verbale della seduta del Consiglio di ieri, 10 ottobre 2016 e dal risultato delle votazioni, il Centrodestra ha chiesto ed ottenuto che i punti della mozione fossero votati singolarmente. Se ho votato contro al primo, cioè quello relativo alla prosecuzione della campagna di striscioni gialli, è sicuramente per una motivazione opposta a quella del Pd. Ad oggi, infatti, sulla questione Regeni tutto è stato fatto tranne che chiarezza. Strumentalizzazioni politiche, fiaccolate, striscioni e flash mob partitici; tutte manifestazioni esteriori appannaggio del Pd che non si sono mai concretizzate in un’azione concreta del Governo nazionale che riuscisse a far luce sui tragici fatti e sulla barbarie compiuta. Era giusto continuare a stendere striscioni, ma a rimanere immobili sulla questione? A mio giudizio no. Per questo motivo, ho votato a favore del secondo punto cioè quello relativo ad un impegno più concreto dello Stato nei confronti dell’Egitto e delle relative autorità, ma contro al primo. Essere accostato al Pd non fa onore al vero, come mistificare la realtà non è certo un buon servizio per la comunità empolese. E’ bene ricordare che le bugie, anche se pronunciate dalle opposizioni, hanno sempre le gambe corte.”

Nei giorni scorsi, come accennato, la polemica era divampata a Trieste, dove il sindaco forzista Dipiazza aveva fatto togliere lo striscione esposto in Comune ricomparso poi sulla terrazza dell'ufficio della governatrice Debora Serracchiani, esponente di punta del Pd anche a livello nazionale. La "guerra dello striscione", a Trieste, è poi sfociata in manifestazioni e in una seduta del Consiglio comunale molto agitata, tanto da finire praticamente in rissa.

 

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