Il presidio
Migranti, rischio caos mancano 2,5 milioni
Associazioni e cooperative non riscuotono da quattro mesi
EMPOLI. Il sistema dell'accoglienza dei richiedenti asilo rischia il collasso anche nell'Empolese Valdelsa. I soggetti gestori dei centri che ospitano i rifugiati, infatti, non ricevono i soldi dal ministero dell'Interno da ormai quattro mesi. Alcune delle associazioni stanno cercando di coprire le spese attraverso riserve di cassa proprie, mentre altre si sono rivolte agli istituti di credito per riuscire a far fronte alle incombenze. In tutto sul territorio ci sono circa 650 richiedenti asilo, dislocati nei vari centri - dai più piccoli ai più grandi, dove si superano i 30 ospiti - gestiti da una decina di soggetti tra cooperative, associazioni ed enti. In media il compenso versato è di 33 euro per ciascun rifugiato (di cui 2,5 euro vanno alla persona e il resto al gestore per l'erogazione dei servizi). Basta, quindi, un rapido calcolo per avere una stima verosimile della cifra mancante sul territorio: circa 2 milioni e mezzo di euro.
Soldi che servono per poter mandare avanti un sistema complesso che, al netto delle eventuali mancanze o irregolarità, prevede la presenza di operatori dipendenti del soggetto (sono decine in tutto il circondario) e di altre figure professionali come medici, infermieri, legali e consulenti a vario titolo. E poi in molti casi c'è da pagare l'affitto delle strutture, quando queste ultime non sono di proprietà dell'associazione o della cooperativa. Senza dimenticare, non ultima delle problematiche, la quota seppur piccola che la legge riconosce a ciascun richiedente asilo.
Insomma, i presupposti ci sono tutti per rischiare di mandare in tilt il funzionamento dell'intero sistema. I primi a denunciare il problema, a livello regionale, sono stati quelli di Confcooperative. Una confederazione composta da 25 cooperative in Toscana, di cui è partner anche il consorzio Coeso. «E' un ritardo preoccupante - ha denunciato il presidente di Federsolidarietà-Confcooperative Toscana, Fabio Palmieri - che mette in difficoltà le nostre cooperative, costrette ad anticipare di tasca propria le risorse. La situazione non può durare a lungo. Il rischio concreto è che, senza risorse, le cooperative non riescano a fronteggiare le spese e quindi dovranno rinunciare a pagare gli stipendi ai propri dipendenti. Ne risentirà l'accoglienza dei migranti sul territorio toscano, che rischieranno di trovarsi senza l'assistenza adeguata».
Ma lo stesso tipo di problema lo hanno anche altre realtà del territorio. Come, ad esempio, la Misericordia di Empoli, che da sola accoglie quasi un sesto dei rifugiati della zona. «Al momento ci mancano quattro mensilità - spiega Fabrizio Sestini, coordinatore dell'Arciconfraternita empolese - speriamo sinceramente che la situazione possa risolversi in breve tempo, perché i rischi sono molto alti. Finora tutte le spese che dobbiamo sostenere le hanno anticipate gli istituti di credito, ma sinceramente non so quanto questa soluzione possa durare». Anche in questo caso ci sono affitti, stipendi e uscite di varia natura, necessarie per offrire i servizi richiesti. «Noi ospitiamo circa cento richiedenti asilo - continua - la somma mancante, insomma, non è di piccolissima entità. Alle nostre dipendenze ci sono sei operatori che gestiscono i circa dieci centri che abbiamo. E poi c'è altro personale che svolge servizi connessi. Senza contare gli affitti».
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