Il Tirreno

Empoli

Ex casa del popolo tenuta nel degrado dal Demanio

di Marco Pagli
Ex casa del popolo tenuta nel degrado dal Demanio

L’edificio è rimasto vuoto dopo che il circolo non riuscì ad acquistarlo per il prezzo elevato

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EMPOLI. Il presente dell'ex casa del popolo di Avane è fatto di degrado, incuria e sporcizia. Una struttura ancora di proprietà del Demanio completamente abbandonata da quasi vent'anni, da quando cioè la storia e le storie passate da quel luogo di aggregazione lasciarono il civico 70 di via Motta per approdare nella nuova struttura di via di Avane. L'accesso all'ex casa del popolo è sbarrato con un cancello, mentre le mura esterne sono coperte di impalcature pericolanti in piedi da tempo immemore, lungo tutto il viale d'accesso erbacce e arbusti hanno invaso ogni spazio. La storia dell'ex casa del popolo di Avane ha radici profonde che affondano agli albori del Novecento, quando un gruppo di abitanti decise che quello sarebbe stato un punto di ritrovo. Poi arrivò il fascismo, con il suo carico di soprusi. L'allora presidente Domenico Maestrelli, militante antifascista, fu costretto a cedere la struttura allo Stato, o meglio alla Milizia. Una cessione spontanea, con un contratto ancora presente tra i documenti del circolo, alla quale nessuno ha mai creduto. La casa del popolo si trasformò in casa del fascio. Solo dopo la caduta del regime e la fine della guerra la vita tornò in quell'immobile di quattro vani. E ci tornò con un impeto fortissimo, tipico di una resurrezione dopo il periodo di morte del ventennio.

La proprietà, tuttavia, rimase allo Stato, nonostante la cessione fosse avvenuta in circostanze poco chiare e il consiglio che aveva costruito quello spazio non fosse mai stato risarcito. Di fatto l'attività era del popolo, la casa vera e propria no. Tra il consiglio del circolo e il ministero delle Finanze, riferimento di chi deteneva la proprietà, i contatti andarono avanti per anni. L'archivio, lo stesso che contiene il contratto di cessione degli anni '30, è infarcito di documenti che i due soggetti si sono scambiati per anni. Sì, perché l'intento dei soci era quello di tornare in possesso dell'immobile. All'inizio, infatti, il ministero accordò un comodato gratuito per lo sfruttamento degli spazi. Salvo poi, dopo alcuni anni, tornare sui suoi passi e richiedere il pagamento di un affitto e il recupero delle rate precedenti. Il consiglio tentò allora di acquistare la struttura, intavolando trattative o partecipando alle aste. Ma il prezzo fissato rimaneva esorbitante, impossibile da sostenere per quella casa del popolo. L'unica decisione possibile, così, fu quella di abbandonare quel luogo e spostare l'attività altrove. Era il 1989 quando la gente di Avane decise di autotassarsi per raccogliere i fondi necessari a comprare un terreno dal Comune e cominciare a costruire una nuova casa. La prima pietra fu posata nel 1995 e quattro anni dopo venne inaugurata la nuova casa del popolo. Quel momento di rinascita, però, sancì inevitabilmente anche la morte per l'immobile di via Motta.

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