Il Tirreno

Empoli

«Qui rischio minore» Ma il piano antisismico va a passo di lumaca

di Marco Pagli

Quattro anni per mappatura e pochi interventi sugli edifici Masetti: «Protezione civile ok, per il resto servono fondi statali»

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EMPOLI. Difficile sentirsi al sicuro con le immagini di Amatrice e Accumuli negli occhi. Tuttavia, il delegato alla protezione civile per l'Unione dei Comuni, Paolo Masetti, prova a frenare gli allarmismi. «Prima di tutto ringrazio di cuore tutti i tecnici e i volontari della nostra zona che in queste ora stanno intervendo nella zona del disastro. Per quanto riguarda l'Empolese Valdelsa, storicamente non è sottoposta a terremoti di magnitudo alta - spiega il sindaco di Montelupo e appunto delegato alla protezione civile di area - il nostro è un territorio diverso rispetto a quello dell'Appennino centro-meridionale, dove ci sono faglie in movimento ancora attive (il circondario è stato declassato nel 2002 dal Servizio sismico nazionale da zona a rischio alto a zona a rischio intermedio, ndc). È ovvio che ciò non può esimere da un lavoro di prevenzione necessario per tutti. Anche perché un terremoto in Mugello, ad esempio, potrebbe provocare danni anche negli undici comuni. D'altronde tutto il nostro Paese è a rischio sismico, dove più e dove meno, e purtroppo non ci sono garanzie urbanistiche così elevate come in altri Paesi altrettanto interessati dal medesimo rischio, come ad esempio il Giappone o il Cile. Là con un terremoto di magnitudo 6.0 probabilmente non si avrebbe avuto un effetto così drammatico. Ma è anche vero che nei territori dell'Umbria, dove si è ricostruito secondo le norme dopo il sisma del 1997, con la scossa dell'altra notte non ci sono stati crolli. Quindi è necessario investire in programmazione».

Un intento che, però, nel circondario si è finora perseguito con molti ritardi e non poche lacune. Quattro anni fa con la legge 12 del 2012 si era imposto l'obbligo per le amministrazioni pubbliche di avviare una mappatura dei rischi negli edifici pubblici. L'inizio dell’operazione di rilevazione, da affidare ad un tecnico, avrebbe addirittura dovuto concludersi entro la fine di quell'anno. Ma i termini slittarono. L'Unione nel corso del 2013 stipulò una convenzione con l'Università di Firenze, che avrebbe dovuto facilitare il compito delle varie amministrazioni nell'affidare gli incarichi. Gli unici comuni che, però, svolsero la mappatura in tempi relativamente brevi furono Fucecchio e Castelfiorentino. Altri, come ad esempio Empoli, la rilevazione dei rischi l'hanno fatta, ma in ritardo. Altri ancora, invece, ancora non hanno aderito a quel piano antisismico che avrebbe dovuto passare in rassegna la staticità di oltre 200 edifici pubblici. E che - uno dei veri problemi sta anche qui - avrebbe comportato una spesa di non meno di un milione di euro per gli interventi.

«Sappiamo che molti edifici pubblici nel circondario sono costruiti prima della normativa antisismica (la prima risale al 1974, ndc) - continua Masetti - tuttavia per gli interventi serve un piano a lungo termine e delle risorse certe. Le amministrazioni non hanno i margini per poter investire i soldi necessari. Sul territorio in questi anni abbiamo approvato il piano di protezione civile, che non fa prevenzione strutturale ma che è ugualmente importante in caso di evento, sismico o idrogeologico che sia. Speriamo che il piano annunciato da Mauro Braschi, capo della struttura Italia sicura, porti i fondi necessari. Mi sembra una cosa davvero importante ».

A Fucecchio e a Castelfiorentino, dove la mappatura si concluse nel 2013, i rilievi hanno indicato le priorità e su quelle si è intervenuto nei limiti del possibile. Nel primo comune il sindaco Spinelli ha lanciato le prime operazioni su tettoie e grondaie di edifici pubblici. Così come nel secondo. «La verifica non ha mostrato situazioni di criticità particolarmente elevate - spiega Alessio Falorni, sindaco di Castelfiorentino - e anche le strutture più vecchie hanno fornito risposte positive. Tuttavia, sugli edifici strategici alcuni ritocchi li stiamo pensando e stiamo attenti a tutte le opportunità economiche che vengono da Stato e Regione».

A Empoli la mappatura, affidata alla Facoltà di Ingegneria dell'Università di Firenze, ha portato i risultati solo due mesi e mezzo fa. La priorità era la scuola Pascoli, su cui c'è già il progetto di demolizione e rifacimento. Sulle altre, invece, le soluzioni sono al vaglio tenendo ancora una volta ben presente l'impatto economico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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