Il Tirreno

Empoli

paura al festival

Acqua contaminata al Beat, due amiche di Empoli all'ospedale

di Francesco Turchi
Rebecca Cacciatore e Greta Ghelfi in ospedale con la foto della bottiglietta incriminata (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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Rebecca Cacciatore e Greta Ghelfi in ospedale con la foto della bottiglietta incriminata (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Greta e Rebecca: «Sembrava di aver bevuto benzina». Bottiglie surriscaldate dal gruppo elettrogeno, forse si è infiltrata anche la “diavolina”. Truck-food aperto e multa in arrivo in attesa degli esami

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EMPOLI. Hanno bevuto l’acqua dalla stessa bottiglietta. E sono finite all’ospedale, con un forte sapore di benzina in bocca, senso di nausea e tanta paura. È subito scattata l’inchiesta dei carabinieri, con il sequestro della confezione, in attesa che l’Asl chiarisca quale sostanza hanno ingerito le due amiche. I primi accertamenti, intanto, sembrano escludere l’ipotesi della manomissione: probabilmente le bottiglie sono state mal conservate dal venditore ambulante. Ma la certezza in questo senso arriverà soltanto con l’esito degli esami. È successo giovedì sera al Beat Festival, la grande kermesse di musica, sport e food in corso al Parco di Serravalle.

«Eravamo state a cena con gli amici da un’altra parte- raccontano Greta Ghelfi e Rebecca Cacciatore, empolesi, rispettivamente di 26 e 25 anni -. Poi abbiamo fatto un giro al festival e poco dopo la mezzanotte ce ne stavamo andando a casa». Rebecca vuole mangiare una pannocchia grigliata e si mette in fila a uno dei food-track presenti nell’area: «Aveva già pagato - racconta Greta - quando le ho chiesto di comprarmi una bottiglietta d’acqua gassata. Aveva sete anche lei, mentre mi raggiungeva l’ha aperta e se l’è bevuta per metà».

Nel frattempo la passa all’amica: «Ma io ho avuto appena il tempo di bere un paio di sorsi, mi ha subito fermata». E il perché lo spiega Rebecca: «Ho sentito un sapore cattivissimo, mi sembrava di aver bevuto benzina». Stessa sensazione, seppure più lieve, anche per Greta, che racconta: «A quel punto siamo tornati dall’ambulante, gli abbiamo mostrato la bottiglietta e ha ammesso che effettivamente dall’interno proveniva uno strano sapore. È stato anche disponibile, si è offerto di cambiarcela». Ma le ragazze si fanno restituire la bottiglietta incriminata e decidono di andare al pronto soccorso dell’ospedale San Giuseppe di Empoli.

Raccontano l’episodio e, mentre vengono sottoposte ai primi accertamenti (che escludono conseguenze rilevanti), viene effettuato anche un primo sommario esame sul liquido presente all’interno della confezione, che evidenzia parametri anomali. A quel punto il personale medico e infermieristico avverte i carabinieri della compagnia di Empoli, che arrivano in viale Boccaccio per raccogliere la testimonianza delle due amiche e avviare le indagini.

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«In un primo momento - raccontano Ghelfi e Cacciatore dalla stanza dell’ospedale dopo sono state trattenute in osservazione per tutta la giornata di ieri - sembrava che la bottiglietta fosse stata manomessa». Un po’ come se qualcuno avesse praticato un foro per inserire all’interno una sostanza e poi avesse bruciato la plastica per coprirlo. Un’ipotesi che comunque, almeno per il momento, sembra non trovare riscontri.

Più probabile, invece, che si tratti di una confezione (da dieci bottiglie) - acquistata in un supermercato del Nord Italia - conservata in modo sbagliato dall’ambulante. Che - secondo quanto hanno ricostruito gli inquirenti - l’aveva appoggiata al gruppo elettrogeno utilizzato per alimentare il bancone. Le bottiglie potrebbero dunque essersi surriscaldate e quel sapore di benzina sarebbe stato dunque causato dalla plastica liquefatta. Ma c’è anche un altro aspetto che potrà essere chiarito soltanto dagli accertamenti in corso nei laboratori dell’Asl di Empoli. Accanto alle bottiglie sarebbe stata trovata anche una confezione di “Diavolina”, con la sostanza utilizzata per accender il fuoco che - complice il surriscaldamento delle bottiglie - potrebbe essere penetrata all’interno della bottiglia ed essersi mescolata con l’acqua.

Secondo quanto è emerso, Greta e Rebecca avrebbero acquistato la prima bottiglia della confezione, che poi è stata sequestrata: dunque nessun altro, oltre a loro due, ha ingerito l’acqua contaminata.

LE INDAGINI

I carabinieri della compagnia di Empoli - guidati dal capitano Giorgio Guerrini - hanno trasmesso l’esito delle prime indagini alla Procura della Repubblica di Firenze: le bottiglie non sarebbero state alterate da ignori, ma la presenza di solvente sarebbe dovuto al surriscaldamento della confezione e alla possibile presenza di “diavolina”.
 
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Ora si attendono i risultati degli esami effettuati nei laboratori dell’Asl per capire che tipo di sostanza c’era all’interno delle bottiglie incriminate, una delle quali è stata acquistata dalle due amiche empolesi Greta Ghelfi e Rebecca Cacciatore, finite all’ospedale San Giuseppe. Per il momento, comunque, non è stato preso alcun provvedimento nei confronti del food-truck (nella foto), che resterà dunque regolarmente aperto all’interno del Beat Festival. 
I titolari - almeno per il momento - non hanno voluto rilasciare dichiarazioni in merito all’episodio. Per loro, intanto, è in arrivo una sanzione amministrativa per il cattivo stato di conservazione della confezione d’acqua. 

 

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