Il Tirreno

Empoli

Business e accoglienza ora anche i sindaci vogliono vederci chiaro

di Francesco Turchi
Business e accoglienza ora anche i sindaci vogliono vederci chiaro

I Comuni venivano ignorati, ora faranno i controlli E in vista dei nuovi arrivi c’è una ricerca frenetica di spazi

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EMPOLI. La prefettura chiede «un ulteriore sforzo», annunciando nuovi arrivi. I sindaci parlano da mesi di «territorio saturo» e intanto vogliono vederci chiaro sulla gestione dei migranti, le associazioni si ribellano all’ipotesi di allestire una tendopoli ma allo stesso tempo fanno sempre più fatica a trovare privati disposti a mettere a disposizione gli immobili, tanto da dover ripiegare anche su fabbriche abbandonate, come nel caso della Farfalla a Casenuove.

Al di là delle dichiarazioni di rito dei politici, dei tentativi di non amplificare gli episodi di tensione che si verificano costantemente dentro ai vari centri di accoglienza, siamo di fronte a un’emergenza. Che va ben al di là dei numeri, comunque importanti: oltre 500 profughi (secondo gli ultimi dati ufficiali, ma nel frattempo sono aumentati e si arriverà presto a 700), ospitati in 40 strutture sparse in tutto l’Empolese Valdelsa. Con associazioni e consorzi che intascano fino a un massimo di 35 euro al giorno (la media è 32) per ognuno degli ospiti, ai quali girano - con cadenza quindicinale, come previsto dalla legge - una “diaria” quotidiana di 2,50 euro. E qui il confine tra l’accoglienza e il business diventa impercettibile. Perché se da una parte dare un tetto a questi disperati è un dovere di un Paese civile, dall’altra - è difficile negarlo - la loro permanenza (favorita dalla burocrazia) si protrae fino a un anno, se non due, portando nelle tasche del gestore 20-25.000 euro a profugo. Questo è il quadro, all’interno del quale, almeno finora, non c’era posto per i Comuni. Perché tutta la gestione viaggia sull’asse prefettura-associazioni-privati (con questi ultimi che mettono a disposizione gli immobili).

I sindaci però si sono stancati di restare con il cerino in mano: perché da una parte sono i bersagli quotidiani di proteste e lamentele dei cittadini e dall’altra non hanno alcun potere in materia, costretti a seguire la vicenda da spettatori. E allora hanno alzato la voce, dopo una serie di episodi che avevano visto l’intervento delle forze dell’ordine all’interno delle strutture di accoglienza. A lanciare il sasso ci hanno pensato i sindaci di Empoli, Brenda Barnini e Giacomo Cucini (Certaldo), supportati dai rispettivi consigli comunali, che chiedevano report alla prefettura, incontri periodici coi gestori e canali di raccolta delle segnalazioni. I due sindaci hanno trovato subito il pieno supporto di tutti i colleghi.

Un’azione compatta (stavolta da vera Unione dei Comuni), che ha portato alla firma di un protocollo con la Prefettura, grazie al quale - come ha sottolineato Barnini - «sapremo quando, dove e come avvengono gli arrivi, ma anche come vengono gestiti i migranti e conoscere le varie problematiche che possono emergere». E che non mancheranno. Perché gli arrivi continueranno, come ha annunciato la prefettura in queste ore: «Occorre un ulteriore sforzo collettivo sul fronte dell'ospitalità ai migranti», si legge in un comunicato stampa dove si parla anche di «frenetica attività per reperire strutture di accoglienza».

Da qui l'appello di Palazzo Medici Riccardi «a istituzioni, enti locali e privati a segnalare con urgenza situazioni alloggiative a cui poter ricorrere». E intanto Multicons sta allestendo un maxi-centro da 50 posti in un ex immobile dell’Inps a Peretola.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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