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Rifugi di disperati vicino al centro in parchi ed ex ditte
A Empoli uomini, donne e bambini vivono tra siringhe, amianto e vecchie strutture pericolanti
EMPOLI. Degrado e disperazione a pochi passi dal centro, dal salotto buono, dai negozi del “giro”. Come le grandi città, ora anche a Empoli si devono fare i conti con un’emergenza sociale che interessa decine e decine di disperati senza un alloggio e che si arrangiano per mangiare qualcosa nei parchi o nelle ex fabbriche. Qui si trovano i rifugi per uomini, donne e bambini che vivono in situazioni di pericolo con amianto e tra le siringhe.
Li abbiamo incontrati tra parco Mariambini e l’ex vetreria Montepagani.
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Si parte col marocchino di 36 anni, sposato con una donna georgiana e padre di famiglia, che mangia al parco Mariambini usando una pentola di fortuna, alcool per accendere il gas e una busta di plastica come "coperchio". Un uomo che non riesce a trovare una casa per il suo nucleo familiare, come lui stesso ci ha spiegato quando lo abbiamo incontrato: «Sia io che mia moglie lavoriamo - spiega - però non troviamo nessuno che ci affitti un appartamento, sia perché siamo immigrati sia perché abbiamo un bimbo; la gente ha paura di non riuscire a mandarci via nel caso in cui non potessimo pagare. Noi, però, lavoriamo entrambi». L'uomo dorme in un alloggio e non nel parco, ma durante il giorno si "arrangia" al Mariambini con quello che trova. Quando lo abbiamo incontrato stava cucinando e con grande gentilezza ci ha offerto quel poco che aveva nella padella e ci ha raccontato la sua vita: dal 2007 in Italia, nella vita fa l'ambulante in giro per la Toscana. Tre anni fa il regalo più atteso, l'arrivo di un bimbo. Eppure, nonostante lui e sua moglie lavorino, non riescono a trovare un'abitazione. L'uomo è molto magro e probabilmente mangia quando può. Tuttavia, quando gli facciamo notare dove e con cosa sta cucinando, risponde così: «Non ci penso nemmeno a quello che mangio e a quello che mi trovo attorno. Penso solo al bambino». Attorno al piccolo cucinotto di fortuna transitano molte persone e la sensazione è che il bivacco non sia certo una novità.
Ma il lato "oscuro" del centro di Empoli non finisce qua. Proseguendo il viaggio troviamo un famiglia romena che da tre anni vive in un piccolo lotto all'interno dell'ex vetreria Montepagani. Bussando alla loro porta ci accolgono calorosamente ma addentrandoci nell’alloggio di fortuna ci rendiamo conto di quanto la situazione sia drammatica. Lui, di 41 anni, vive in Italia dal 1998 e di mestiere fa l'imbianchino anche se molto spesso si deve arrangiare con altri lavoretti come coltivare i campi o lavare le patate. La sua compagna ha 46 anni e da poco tempo ha raggiunto il compagno in questa situazione davvero precaria. Anche lei si arrangia con qualche lavoretto ma in questo caso, gli sforzi di entrambi, non sono sufficienti per il sostentamento. «Faccio l'imbianchino ma purtroppo posso lavorare solo quando la ditta mi chiama, per questo faccio altri lavori ma la paga in fondo alla giornata è di 50 euro per i giorni in cui lavoro - racconta l'uomo - e non è certo possibile prendere in affitto un appartamento con questi pochi soldi. Alcuni miei connazionali si arrangiano rubando biciclette e rivendendole ma io non lo voglio fare e poi, con un guadagno di 20 euro, non potrei comunque permettermi un alloggio diverso. Per questo è da tre anni che sono in questa situazione».
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All'interno dell'ex vetreria la situazione è precaria per la salute visto che la zona è ricoperta di amianto e il caldo di questi mesi aggrava la situazione in questo piccolo lotto trasformato in casa. Con quei pochi soldi che arrivano nelle casse della famiglia, l'unica cosa che possono fare è comprare viveri (anche se spesso si rivolgono alla Caritas) e quel poco che basta per cucinare o ripararsi dal freddo nei periodi invernali. Una vita di stenti che sembra essere conosciuta ai più ma che non trova soluzione. «Noi non siamo extracomunitari ma europei - continua l'uomo - ciò nonostante non abbiamo diritto ad un aiuto. E meno male, da un certo punto di vista, che non abbiamo figli, sennò non avremmo davvero saputo come crescerli». Gli aiuti nel sociale sono argomento spinoso e i fondi sono carenti. Nella maggior parte dei casi, quando ci sono dei minori da tutelare, l'alloggio è garantito solamente alla madre e al bambino. «Stiamo facendo il possibile per cambiare questa cosa ma è più complesso di quanto non sembri - spiega l'assessora al sociale del Comune Arianna Poggi - per quanto riguarda gli affitti dei privati, invece, abbiamo siglato diversi patti per far in modo che chi ha bisogno riceva un'abitazione, attraverso sgravi fiscali per i proprietari e affitti agevolati. Resta purtroppo il fatto che il privato non è obbligato ad affittare secondo queste forme».
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