Il Tirreno

Empoli

nell'ex ospedale

Salva l’Università empolese, sciolto il consorzio Area

di Marco Pagli
Un’aula del polo universitario a Empoli (foto d’archivio)
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Un’aula del polo universitario a Empoli (foto d’archivio)

Investimento dell’Ateneo fiorentino per 200mila euro e dell’Unione per altri 300mila. Non saranno però recuperati i corsi che sono stati chiusi di recente. Lasciano Camera di commercio e le imprese private. Ecco quanto costa mantenere i quattro corsi 

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EMPOLI. Il polo scolastico empolese è salvo. L'Università di Firenze, infatti, ha stipulato un accordo con l'Unione dei Comuni in base al quale subentra al consorzio di gestione Area, che era stato sciolto lo scorso anno. L'Ateneo fiorentino investirà oltre 200mila euro per sostenere i quattro corsi tutt'ora attivi. Mentre l'ente di piazza della Vittoria manterrà il suo impegno economico per poco meno di 300mila euro. Il rinnovamento in cabina di regia, però, non prevede - almeno per i prossimi due anni - la realizzazione di due dei progetti di cui si parla ormai da anni: l'integrazione degli spazi nel polo di via Paladini (e il contestuale abbandono del palazzo delle Esposizioni) e il recupero dei due corsi persi, cioè ostetricia e ingegneria gestionale.

L'entrata dell'Università di Firenze come cogestore del polo empolese era attesa da mesi. «La trattativa è ben avviata - aveva detto nel febbraio scorso il Simona Rossetti, sindaco di Cerreto e delegato all'Università per l'Unione - la nostra volontà è quella di mantenere i corsi perché crediamo che il polo empolese continui a rappresentare un'eccellenza e una grande opportunità per la nostra area». Una volontà che è stata condivisa da rettore, direttrice e presidenti dei corsi. Il buoni risultati conseguiti dai corsi di laurea presenti sul territorio hanno sicuramente rafforzato lo sforzo dei due enti: da una parte c'è l'ottima risposta da parte degli studenti che rimangono costanti (circa 600, a cui vano aggiunti i 1.200 delle professioni sanitarie) e dall'altra le percentuali di occupazione post-laurea che in diversi casi superano l'80%.

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La comunione di intenti, d'altronde, è evidente fin dalle premesse dell'accordo con l'Unione che «ritiene che da corsi di studio, visti gli obiettivi formativi e i possibili sbocchi occupazionali, siano da attendersi ricadute positive sul territorio» e l'Università che «fa propri i medesimi obiettivi e tende a valorizzare la formazione in questo contesto anche ai fini occupazionali e per le positive esperienze di collaborazione già intraprese e intercorrenti». I corsi, come detto, rimangono quattro: due sotto Architettura (pianificazione della città, del territorio e del paesaggio e magistrale in pianificazione e progettazione della città e del territorio) e due sotto Scienze matematiche, fisiche e naturali (ottica e optometria e il terzo anno del corso di laurea in chimica). Mentre restano fuori dall'accordo i corsi compresi nel ambito del centro di preparazione alle professioni sanitarie, che sono gestite diversamente, in collaborazione con l'Asl. L'Ateneo si occuperà principalmente dell'organizzazione della didattica. Mentre l'Unione dovrà garantire gli spazi per lo svolgimento delle lezioni, oltre ad altre questioni logistiche come ad esempio le utenze. Gli spazi previsti rimangono gli stessi. Ex ospedale di via Paladini e Palazzo delle Esposizioni per i due corsi in pianificazione della città, Istituto regionale di studi ottici e optometrici per il corso in ottica e ancora la struttura di via Paladini per chimica. In questi stessi spazi è previsto che possano essere realizzati anche master universitari, corsi di aggiornamento professionale o corsi di perfezionamento post-laurea. L'attività del polo dovrà essere "rendicontata" dall'Università all'Unione dei Comuni con una comunicazione all'avvio dell'anno accademico che tenga conto anche del numero di studenti e una relazione finale in cui si faccia riferimento all'utilizzo delle risorse erogate. L'accordo ha una durata di due anni e comprende gli anni accademici 2016/2017 e 2017/2018.

Lasciano Camera di commercio e le imprese private 

L'Università di Firenze subentra di fatto al consorzio misto pubblico privato Area (Azioni per la rete accademica). Fondato nel 2012 per gestire il polo universitario empolese, è stato liquidato lo scorso anno a causa della razionalizzazione che ha investito le partecipate: in sostanza non rientrava nei requisiti perché gli amministratori (seppure non riscuotessero indennità) erano più dei dipendenti (di fatto nessuno). Il consorzio, che ha accompagnato l'organizzazione delle attività fino alla transizione cioè per il primo semestre 2016, era partecipato al 59% dall'Unione, al 20% dalla Camera di commercio, al 7% dalla Banca di Cambiano, al 5% ciascuno da Asl e Università di Firenze e all'1% da Sesa e Bitossi. L'idea dell'Unione, tuttavia, è quella di non perdere la collaborazione tra il polo universitario e il mondo dell'imprenditoria locale. 

Quanto costa mantenere i quattro corsi

Il mantenimento dei quattro corsi universitari in pianificazione, chimica e ottica ha un costo non indifferente. In tutto, il fabbisogno supera il mezzo milione di euro. Di questi l'Unione dei Comuni ne continuerà a garantire 287mila, mentre l'Università di Firenze investirà poco più di 220mila euro. Un onere di cui l'Unione da sola non poteva farsi carico. «Il contributo a sostegno dei corsi di studio erogati dall'Unione dei Comuni - si legge nel testo dell'accordo - può coprire solo una parte del costo complessivo di ciascun corso». Una spesa che, oltre alle strutture e alle utenze, comprende i costi diretti di docenza e assistenza agli studenti, i costi di progettazione, monitoraggio, promozione e assistenza logistica e organizzativa ed i costi indiretti relativi al personale strutturato dell'Università di Firenze, delle segreterie e degli uffici amministrativi. L'importo necessario per i corsi in pianificazione della città (sia quello triennale, sia quello magistrale) sfiora i 280mila euro: di questi 144mila saranno messi dall'Unione e 133mila dall'Ateneo fiorentino. Mentre il corso in ottica e optometria costa 153mila euro, di cui 101mila a carico della prima e 52mila a carico del secondo. Infine, il corso in chimica (per il quale è previsto solo il terzo anno) necessità di un investimento di 53mila euro, di cui 18mila spesi dall'Unione e 35mila dall'Università. Accanto a queste spese ci sono poi quelle per le utenze, che saranno tutte in capo all'ente presieduto da Brenda Barnini. In tutto sono 24mila euro: sono previsti 5mila euro per l'energia elettrica, 2mila euro per la telefonia, 7mila per il gas, 750 per l'acqua e 9.500 euro per le pulizie. 

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