Il Tirreno

Empoli

Assalto della banda del buco in fuga con la cassaforte

di Francesco Turchi
Assalto della banda del buco in fuga con la cassaforte

Una decina di malviventi armati di mazze in azione da Ciampalini & Meoni poi sfondano il muro per entrare alla Nipal ma sono costretti a dileguarsi

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EMPOLI. Hanno messo a punto il piano per un doppio-colpo. Il primo obiettivo l’hanno centrato, dimostrando peraltro di conoscere decisamente bene il capannone, all’interno del quale si sono mossi con disinvoltura; il secondo invece è sfumato. E così si sono dovuti “accontentare” di una cassaforte contenente cinquemila euro, sradicata di netto da una parete, lasciandosi alle spalle una scia di danni che ammontano almeno a diecimila euro, tra impianto di allarme devastato, registratore della videosorveglianza rubato e un pezzo di muro abbattuto a colpi di mazze.

Tutto questo appena cinque giorni dopo il furto da diecimila euro alla Pellemoda di via Primo Maggio, dove i malviventi avevano forzato la cassaforte. Insomma, la zona industriale del Terrafino è finita nel mirino di una banda, composta - almeno secondo gli elementi emersi finora - da 8-10 uomini, che di giorno “visitano” le aziende, forse con l’aiuto di complici che riescono a infiltrarsi senza destare sospetti (magari come clienti), e di notte vanno all’assalto.

Stavolta sono entrati in azione poco prima della mezzonotte. Una parte della banda - ripresa dalle telecamere della videosorveglianza esterne della Nipal confezioni - ha messo fuori uso i lampioni, per permettere ai complici di agire indisturbati, al riparo da occhi indiscreti. I ladri hanno forzato una finestra del bagno (situata a un’altezza di almeno cinque metri) della Ciampalini & Meoni di via Rutilio Reali, azienda di accessori per confezioni.

«Una volta all’interno del capannone - spiega uno dei titolari, Vasco Ciampalini - hanno subito tagliato i cavi dell’impianto di allarme, collegato con l’istituto di vigilanza». Hanno distrutto le centraline, rubato il registratore della videosorveglianza e si sono diretti verso il primo obiettivo: «La cassaforte era all’interno di un armadietto, in un ufficio. L’hanno sradicata di forza e portata via: all’interno c’erano circa quattromila-cinquemila euro in contanti, oltre a vari documenti per loro inutilizzabili e le chiavi di riserva di alcuni mezzi».

Quindi la banda ha fatto il giro del magazzino, per mettere in atto la seconda parte del piano: entrare alla Nipal e mettere le mani sui prodotti finiti dell’azienda di confezioni. Hanno distrutto il muro a colpi di mazza per garantirsi un passaggio. Ma una volta arrivati dall’altra parte del capannone, qualcosa non è andato secondo i loro piani.

Ad attenderli c’erano comunque due porte blindate e nel frattempo è anche scattato l’allarme collegato con la sala operativa di un istituto di vigilanza privato: «Il titolare dell’azienda (ieri impegnato a Pitti Uomo a Firenze, ndr) - racconta una dipendente della Nipal - è arrivato nel giro di pochi minuti insieme a un agente della vigilanza e ha iniziato ad aprire le porte e ad accendere le luci. Probabilmente è in quel momento che i ladri hanno capito di non avere più tempo a disposizione e sono fuggiti».

A mani vuote, almeno da qui, anche perché sono riusciti ad entrare soltanto nella parte per loro meno “interessante”, dove si trovano tra le altre la modelleria, alcuni uffici e altri locali ma il magazzino coi prodotti finiti è protetto dalle porte blindate.

Nella zona industriale del Terrafino sono arrivati i carabinieri della compagnia di Empoli, che hanno effettuato i rilievi e acquisito le immagini riprese dalla videosorveglianza esterna della Nipal Confezioni, per cercare elementi utili ai fini delle indagini per raffrontarli con quelli emersi dopo il colpo a Pellemoda di domenica scorsa, con l’obiettivo di capire anche se - come sembra emergere - i due furti sono opera della stessa banda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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