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Assalto della banda del buco in fuga con la cassaforte
Una decina di malviventi armati di mazze in azione da Ciampalini & Meoni poi sfondano il muro per entrare alla Nipal ma sono costretti a dileguarsi
EMPOLI. Hanno messo a punto il piano per un doppio-colpo. Il primo obiettivo l’hanno centrato, dimostrando peraltro di conoscere decisamente bene il capannone, all’interno del quale si sono mossi con disinvoltura; il secondo invece è sfumato. E così si sono dovuti “accontentare” di una cassaforte contenente cinquemila euro, sradicata di netto da una parete, lasciandosi alle spalle una scia di danni che ammontano almeno a diecimila euro, tra impianto di allarme devastato, registratore della videosorveglianza rubato e un pezzo di muro abbattuto a colpi di mazze.
Tutto questo appena cinque giorni dopo il furto da diecimila euro alla Pellemoda di via Primo Maggio, dove i malviventi avevano forzato la cassaforte. Insomma, la zona industriale del Terrafino è finita nel mirino di una banda, composta - almeno secondo gli elementi emersi finora - da 8-10 uomini, che di giorno “visitano” le aziende, forse con l’aiuto di complici che riescono a infiltrarsi senza destare sospetti (magari come clienti), e di notte vanno all’assalto.
Stavolta sono entrati in azione poco prima della mezzonotte. Una parte della banda - ripresa dalle telecamere della videosorveglianza esterne della Nipal confezioni - ha messo fuori uso i lampioni, per permettere ai complici di agire indisturbati, al riparo da occhi indiscreti. I ladri hanno forzato una finestra del bagno (situata a un’altezza di almeno cinque metri) della Ciampalini & Meoni di via Rutilio Reali, azienda di accessori per confezioni.
«Una volta all’interno del capannone - spiega uno dei titolari, Vasco Ciampalini - hanno subito tagliato i cavi dell’impianto di allarme, collegato con l’istituto di vigilanza». Hanno distrutto le centraline, rubato il registratore della videosorveglianza e si sono diretti verso il primo obiettivo: «La cassaforte era all’interno di un armadietto, in un ufficio. L’hanno sradicata di forza e portata via: all’interno c’erano circa quattromila-cinquemila euro in contanti, oltre a vari documenti per loro inutilizzabili e le chiavi di riserva di alcuni mezzi».
Quindi la banda ha fatto il giro del magazzino, per mettere in atto la seconda parte del piano: entrare alla Nipal e mettere le mani sui prodotti finiti dell’azienda di confezioni. Hanno distrutto il muro a colpi di mazza per garantirsi un passaggio. Ma una volta arrivati dall’altra parte del capannone, qualcosa non è andato secondo i loro piani.
Ad attenderli c’erano comunque due porte blindate e nel frattempo è anche scattato l’allarme collegato con la sala operativa di un istituto di vigilanza privato: «Il titolare dell’azienda (ieri impegnato a Pitti Uomo a Firenze, ndr) - racconta una dipendente della Nipal - è arrivato nel giro di pochi minuti insieme a un agente della vigilanza e ha iniziato ad aprire le porte e ad accendere le luci. Probabilmente è in quel momento che i ladri hanno capito di non avere più tempo a disposizione e sono fuggiti».
A mani vuote, almeno da qui, anche perché sono riusciti ad entrare soltanto nella parte per loro meno “interessante”, dove si trovano tra le altre la modelleria, alcuni uffici e altri locali ma il magazzino coi prodotti finiti è protetto dalle porte blindate.
Nella zona industriale del Terrafino sono arrivati i carabinieri della compagnia di Empoli, che hanno effettuato i rilievi e acquisito le immagini riprese dalla videosorveglianza esterna della Nipal Confezioni, per cercare elementi utili ai fini delle indagini per raffrontarli con quelli emersi dopo il colpo a Pellemoda di domenica scorsa, con l’obiettivo di capire anche se - come sembra emergere - i due furti sono opera della stessa banda.
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