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Le fusioni rimangono solo progetti e il Pd si schiera contro il Pd
Entro giugno doveva essere disegnata la mappa con la nuova organizzazione dei Comuni Ma non è stato fatto niente e dalla Valdelsa si contestano i «processi obbligatori e calati dall’alto»
EMPOLI. A poche settimane dalla scadenza che lo stesso presidente dell'Unione dei Comuni, Brenda Barnini, si era data per stilare una mappa delle fusioni dei Comuni nell'Empolese Valdelsa, il progetto rischia un'altra volta di incepparsi. Era il 30 dicembre scorso, quando durante la conferenza stampa per l'inizio del nuovo anno, Barnini aveva dato una nuova accelerata sul tema delle fusioni. «Abbiamo sei mesi di tempo per mettere a punto la nuova cartina dell'Empolese Valdelsa, con le ipotesi di fusione», aveva detto. Ed era andata anche oltre: «Non si può ostacolare una rivoluzione per una rielezione». In questi primi mesi del 2016, però, il tema non sembra essersi imposto nel dibattito politico locale. E quella cartina, a meno che non salti fuori all'ultimo momento, ancora non c'è. Interpellata, il sindaco di Empoli e presidente dell'Unione ha detto che rimane «sulle stesse posizioni espresse cinque mesi fa», ma senza fornire dettagli sul percorso. D'altronde, le resistenze ad un progetto che senza dubbio provocherebbe un pesante riassetto istituzionale non mancano. Nei Comuni più piccoli del circondario, insomma, non si respira entusiasmo di fronte alle ipotesi di fusione.
Il tema è di quelli che dividono e negli ultimi anni tanti sono stati gli imbarazzi in merito tra esponenti dello stesso partito, all'interno del quale il sentimento dei vertici regionali e non solo spesso non viene condiviso dai territori. Lo scatto in avanti della stessa Brenda Barnini nel dicembre del 2014, con la proposta di fondere Empoli con Vinci e Capraia e Limite, riscosse dai colleghi un silenzio carico di stupore. Così come mantengono delle riserve le stesse maggioranze in consiglio comunale a Montaione e Gambassi, le quali rivendicano la propria sovranità su un percorso che - dicono - non può essere calato dall'alto. A mettere altra carne sul fuoco ci hanno pensato venti deputati Pd, primo fra tutti Emanuele Lodolini, che hanno presentato una proposta di legge che di fatto impone la fusione per gli enti sotto i 5mila abitanti. La proposta è al vaglio della Commissione Affari costituzionali, ma negli ultimi mesi non ha mancato di suscitare polemiche infuocate all'interno del Partito democratico.
L'ultimo "focolaio" si è acceso proprio a Montaione, dove il gruppo consiliare Pd ha presentato una mozione contro le fusioni obbligatorie che verrà discussa nel consiglio comunale di oggi. Un documento che avversa duramente le proposte avanzate dal disegno di legge Lodolini, ma che fornisce delle indicazioni anche su come gli esponenti locali vorrebbero fosse affrontata la questione sul territorio. «Siamo contrari ad imposizioni dall'alto - spiega Sandro Donati, capogruppo Pd nel consiglio comunale di Montaione - e rimaniamo convinti che non si può tenere conto semplicemente del numero di abitanti e non bastano gli incentivi per un cambiamento che non può guardare al futuro immediato, ma deve avere una prospettiva per i prossimi decenni. Prima di sparare sui piccoli comuni bisogna tenere conto che Germania e Francia hanno molti più enti locali rispetto agli 8mila Comuni italiani. E poi consideriamo che in Toscana ce ne sono 280, mentre in Lombardia addirittura 1.500». Un approccio diverso, più soft e inevitabilmente più lento, rispetto a quello immaginato da Brenda Barnini. Anche se la maggioranza in consiglio di Montaione non vuole chiudere la porta all'eventualità della fusione con Gambassi. «Noi siamo favorevoli alle fusioni - continua - a meno che a monte ci sia una riflessione ed un'analisi seria e non venga imposto niente ai cittadini. Con la scorsa giunta facemmo uno studio di prefattibilità sull'unione tra i nostri due Comuni. E non è un caso se la volontà di portare avanti questo confronto l'abbiamo messa nero su bianco nel programma elettorale. Stiamo cercando dei professionisti che possano tirare le fila dello studio fatto e che mettano in piedi una proposta per i cittadini, che poi potranno esprimersi. Perché senza il consenso dei cittadini, secondo noi, non c'è cambiamento che tenga. Basta guardare ai fallimenti che ci sono stati quando i progetti di fusione non sono stati sentiti dalla popolazione».
Marco Pagli
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