Le cucine di casa diventano ristoranti per sfidare la crisi
Spuntano anche a Empoli e Castelfiorentino gli “home restaurant” ma c’è chi chiede più paletti. Confesercenti: «Penalizzano le attività che devono già fare i conti con le sagre»
EMPOLI. Basta una casa accogliente e spaziosa, l'idea giusta, un po' di abilità in cucina e il gioco è fatto. Aprire un home restaurant, alla lettera un "ristorante in casa" è molto più semplice di quanto si pensi, tanto che in Italia si sta scatenando un vero e proprio boom. In soldoni si tratta della possibilità di trasformare la propria casa e la propria cucina in un ristorante occasionalmente aperto per amici, conoscenti e perfetti sconosciuti. Anche la nostra zona non è da meno e in questi ultimi mesi sono spuntati alcuni Home restaurant sia ad Empoli che a Castelfiorentino, attività che stanno riscuotendo già grande successo ma che però non incontrano i favori della politica e delle associazioni di categoria. E proprio i gruppi consiliari del Pd e di Questa è Empoli sulla scia di quanto sta accadendo a livello nazionale hanno presentato una mozione che sarà discussa martedì 31 maggio in consiglio comunale proprio riguardo alla regolamentazione di questo tipo di attività.
Gli Home Restaurant si stanno espandendo a macchia d'olio e anche l'empolese ha conosciuto le sue prime "cene a casa". Clima familiare, pochi posti a tavola, scelta preventiva dei piatti e poi ci si ritrova tutti a casa della famiglia che ospita. Nella maggioranza dei casi nella nostra zona si tratta di strutture che propongono cibo vegano. Il pioniere si trova a Castelfiorentino, Home Vegan Restaurant da Massi, ma da poco più di un mese anche Empoli ha il suo ristorante tra le mura domestiche. Si tratta dell'Home vegan restaurant Zorba e co. che si trova in via XI febbraio.
«L'idea di cimentarmi in questa avventura è nata grazie all'esempio di un amico che ha intrapreso questo tipo di attività - racconta Daniela Di Maggio anima dello Zorba -. Fino a qualche tempo fa avevo un negozio di abbigliamento per bambini poi gli affari non andavano bene e ho deciso di chiudere. E mi sono buttata in questo tipo di attività. Abbiamo aperto ad inizio aprile e devo dire che le cose stanno andando bene. Il ristorante in casa insomma è anche un modo per reinventarsi nel mondo del lavoro in un momento difficile dal punto di vista occupazionale. Ma questo tipo di attività, che incontra i favori degli amanti della buona cucina non piace molto ai ristoratori che parlano di concorrenza sleale e che chiedono una regolamentazione.
A Empoli i gruppi consiliari del Pd e di Questa è Empoli hanno presentato una mozione per impegnare il sindaco e la giunta «nelle more di una regolamentazione nazionale ad informare i cittadini empolesi della possibilità di accedere a queste attività attraverso i necessari adempimenti igienico-sanitari, fiscali e commerciali». Tutto questo in attesa che venga approvata la normativa nazionale che dovrebbe inserire alcuni paletti per gli Home restaurant. Tra questi l'obbligo di avere al massimo 10 coperti, non fare più di 8 eventi al mese e 80 nell'arco dell'anno. L'obbligo di utilizzo della casa di residenza o domicilio, l'attestato Haccp per la somministrazione di alimenti e il regime fiscale per attività saltuaria. «Si tratta di un tipo di attività che sta riscuotendo grande successo, anche nella nostra zona - spiega Lapo Cantini, coordinatore di Confesercenti per l'Empolese Valdelsa. Ma ci sono ancora diversi punti interrogativi. Gli Home Restaurant penalizzano molto i ristoratori che devono già fare i conti con le sagre. È un modo per sbarcare il lunario, ma si tratta di un tipo di lavoro fine a se stesso. Non si creano posti di lavoro perché le persone impegnate sono una o al massimo due, non sono attività che fanno girare l'economia».
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