Il presidio
Tra gli operai la paura rimane
La trattativa va avanti per capire quanti dei 64 dipendenti resteranno in fabbrica
CERRETO GUIDI. Se la svolta positiva al tavolo delle trattative ha leggermente rialzato gli umori, tra i lavoratori comunque c'è paura, soprattutto dopo l'annuncio della Filctem Cgil, nel quale si lanciava l'allarme sul licenziamento dei 64 operai. Per questo i dipendenti si sono chiusi e hanno dimostrato poca voglia di parlare. D'altronde - da quello che è emerso - anche se in fabbrica era stata notata una diminuzione dei volumi di produzione, in pochi avrebbero immaginato di dover temere così nel breve periodo per il proprio posto di lavoro. Si tratta di lavoratori altamente qualificati, che realizzano prodotti di alto livello che vengono commercializzati moltissimo all'estero. Pakerson è la storia di un marchio ma prima di tutto è la storia di una famiglia. Da cinque generazioni nella famiglia Brotini si creano scarpe fatte a mano. Il primo fu Giulio, discendente di una famiglia di artigiani che nel XIX secolo aveva lavorato per la corte del granduca di Toscana, a fondare nel 1923 il primo laboratorio calzaturiero a Cerreto Guidi, ponendo le radici di una tradizione poi tramandata di padre in figlio. Nel 1946 il figlio Luciano trasformò il laboratorio in azienda e nel '58 attribuì il nome Pakerson al suo marchio. Il progetto di Luciano Brotini è stato poi proseguito dai figli Andrea e Antonio che per molti anni hanno ricoperto cariche importanti nelle principali associazioni calzaturiere italiane ed europee. I due fratelli sono gli attuali proprietari dell'azienda, insieme ai primi esponenti della quarta generazione, Gabriele ed Elisa. (m.s.)
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