Il presidio
Salvare 300mila olivi la missione della coop
La Montalbano ha presentato un progetto per aumentare la produzione di olio facendosi dare in gestione gli appezzamenti che sono in stato di abbandono
VINCI. Un progetto ambizioso ed originale, attraverso il quale recuperare circa 300.000 piante di olivi abbandonate sul territorio del Montalbano . Ora è arrivata l'ora di far partire il progetto, che è stato presentato ai soci delle Cooperative Montalbano, ai lavoratori e con la presenza dell'assessore regionale all'agricoltura Mario Remaschi. Ma di cosa si tratta nel concreto? Sul Montalbano (versante fiorentino e pistoiese) ci sono circa 300.000 piante in stato di abbandono o semi-abbandono, che la cooperativa vorrebbe ottenere in gestione dai privati per recuperarli e poi metterli a produzione nel giro di qualche anno. Questo perchè il frantoio di Vinci - insieme a quello di Lamporecchio - possiede sei linee per la spremitura delle olive, che necessitano di un grande approvvigionamento di olive per andare a pieno regime. Purtroppo i proprietari degli oliveti sono sempre più anziani (età media 64 anni) e i figli non seguono la passione di nonni e genitori, per cui gli olivi non vengono più curati; ne consegue che questo abbandono finisce per creare problematiche a livello paesaggistico ed idraulico. C'è da dire che l'abbandono di queste coltivazioni deriva anche dalla poca remunerazione del prodotto stesso, che non permette al piccolo coltivatore di rientrare delle spese. Senza considerare che le piante si trovano spesso in colline o in posizioni "scomode", che vanno ad incidere ancora una volta sull'aumento dei costi. Di qui la richiesta delle Cooperative Montalbano, che vorrebbe convincere i tanti piccoli proprietari a farsi dare in gestione le loro piante, così da rimetterle in sesto e renderle di nuovo produttive. Lo ha spiegato nel dettaglio l'amministratore delegato Giancarlo Faenzi:«E' una grande sfida, che dobbiamo prendere tutti seriamente: quello olivicolo è un patrimonio del nostro territorio di cui non si può non tenere conto. Il 30% delle piante sono state abbandonate ma a noi basterebbe recuperarne anche 200.000, il che vorrebbe dire circa 38000 quintali di olive e 3800 quintali di olio in più rispetto alla produzione attuale. Volente o nolente servono le olive per tenere in piedi la nostra filiera: non ci mancano i macchinari, ci mancano le olive. Per questo le istituzioni devono sostenerci e quando possono finanziarci mentre i privati devono avere fiducia in noi, perchè grazie al nostro intervento loro mantengono la proprietà vedendosene aumentare il valore. Poi spetterà a noi e a loro decidere come creare queste "convenzioni" ma sono sicuro che troveremo anche molte persone disposte a buttarsi sulla coltivazione degli olivi. Servono molti soldi ma almeno un punto di partenza c'è ed è rappresentato dai 32 milioni di euro messi per il piano olivicolo nazionale, da cui potremmo attingere». Le parole di Faenzi sono poi state confermate dall'assessore Remaschi:«Serviranno diversi milioni di euro per fare tutto e almeno 6-7 milioni per il recupero delle piante. Si tratta di un progetto che poi potrebbe essere replicato in tutta la Toscana perchè a mio parere nasce da una grande idea. Dobbiamo crederci noi delle istituzioni in primis».
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