Ora assegni e indennità non sono più fonte di reddito
EMPOLI. L'impianto del nuovo Isee è stato disegnato dal governo Letta e successivamente è entrato in vigore sotto l'esecutivo Renzi. Il tentativo dichiarato era quello di rendere più equo il sistema...
EMPOLI. L'impianto del nuovo Isee è stato disegnato dal governo Letta e successivamente è entrato in vigore sotto l'esecutivo Renzi. Il tentativo dichiarato era quello di rendere più equo il sistema di concessione delle agevolazioni sociali.
In ambito socio assistenziale, tuttavia, questo ha portato ad una sorta di eccesso di zelo. Tanto per cominciare per disabili gravi e anziani non autosufficienti non bastava più la semplice certificazione della capacità reddituale individuale, ma anche quelle di coniugi e figli inserite nell'indicatore. Inoltre nel conteggio del reddito venivano previsti anche i contributi ricevuti a fini assistenziali. In questo modo assegni sociali e indennità legate alla non autosufficienza o alla disabilità grave diventavano generatori di ricchezza, riducendo agevolazioni e tutele fino ad ora prestati. Così varie associazioni del settore hanno promosso ricorsi al Tar del Lazio, che in ben tre sentenze ha stabilito l'inammissibilità dei provvedimenti contenuti nel nuovo Isee. Per cercare di evitare rischi per le casse dello Stato, il governo ha fatto ricorso al Consiglio di Stato. Ma la risposta arrivata alla fine dello scorso febbraio ha nuovamente dato ragione alle associazioni. «Tali indennità o il risarcimento sono accordati a chi si trova già così com'è in uno svantaggio, al fine di pervenire in una posizione uguale rispetto a chi non soffre di quest'ultimo ed a ristabilire una parità morale e competitiva - si legge nella sentenza - essi non determinano infatti una "migliore" situazione economica del disabile, al più mirando a colmare tal situazione di svantaggio subita da chi richiede la prestazione assistenziale, prima o anche in assenza di essa». (m.p.)
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