Il presidio
Dal vino Pisciancio alla leggenda di Emma
EMPOLI. Oltre che per la sua naturale destinazione di pregio e per l'importanza delle famiglie che l'hanno posseduta, la villa del Cotone racchiude in sé un valore ulteriore dato da produzioni...
EMPOLI. Oltre che per la sua naturale destinazione di pregio e per l'importanza delle famiglie che l'hanno posseduta, la villa del Cotone racchiude in sé un valore ulteriore dato da produzioni vinicole divenute mitiche e leggende esoteriche. Per quanto riguarda le prime, il riferimento più importante è al cosiddetto “Pisciancio”, un tipo di vino non particolarmente pregiato ma diventato famoso grazie ad una celebre citazione. Il vino prodotto nelle cantine della villa, infatti, venne recensito nel 1685 da Francesco Redi nel suo “Bacco in Toscana”, un elogio dei vini toscani divenuto celebre in tutta Europa. Il "Pisciarello", che a Firenze veniva chiamato appunto in maniera dispregiativa "Pisciancio", era un vino un po' gentile e dolce che Redi diceva essere adatto alle persone “che non san fare i loro fatti”. Ma il Cotone è anche il teatro di una leggenda legata ad una bambina arsa viva di fronte alla cappella nel '600 e il cui fantasma ha animato gli incubi di generazioni di giovani empolesi. Emma, questo è il nome della bambina che sarebbe stata bruciata viva (le storie sui motivi e sulle responsabilità divergono) e successivamente tumulata all'interno della cappella cinquecentesca attualmente sconsacrata. Per decenni questo luogo ha rappresentato meta di veri e propri pellegrinaggi da parte di adolescenti della zona, che testavano il loro coraggio tentando di incontrare il fantasma di Emma. Nel 2008 intervenne addirittura la polizia, che smascherò la bravata di due ragazzi. I due, per spaventare alcuni loro coetanei, avevano messo in scena l'apparizione del fantasma con tanto di lenzuoli, candele e riti esoterici. (m.p.)
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