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«Tutti i giorni provo a cercare a S. Croce»

«Tutti i giorni provo a cercare a S. Croce»

«Veniamo in gran parte dal Senegal, poi dal Camerun e dalla Nigeria. Siamo qui a provare a vendere qualcosa ma non è bello essere nelle nostre condizioni. Cosa possiamo fare?». Inizia così il...

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«Veniamo in gran parte dal Senegal, poi dal Camerun e dalla Nigeria. Siamo qui a provare a vendere qualcosa ma non è bello essere nelle nostre condizioni. Cosa possiamo fare?». Inizia così il racconto di uno dei tanti ragazzi che - nei giorni di mercato - attendono che le auto parcheggino per poi provare a vendere qualcosa agli automobilisti, che sia un accendino o un pacchetto di fazzoletti. Tutti ragazzi giovani, come quello che si è avvicinato per raccontarci la sua storia: «Sono venuto dal Senegal, ogni giorno prendo la bicicletta e vado a Santa Croce sull'Arno a cercare lavoro nelle concerie. Là ci sono tanti miei connazionali ma non c'è molto lavoro, è difficile. Non guadagno e non guadagniamo praticamente niente con la merce che vendiamo. Io, comunque, non mi fermo, questo non è quello che desidero per me e per un qualsiasi ragazzo della mia età».

Il giovane - che parla un ottimo italiano - è chiaramente sconfortato: probabilmente si trova in Italia da tempo e chissà che non sia arrivato affrontando il viaggio della morte nel canale di Sicilia. C'è da dire che a Santa Croce molti senegalesi hanno trovato un impiego: in tanti lavorano ai bottali, una delle mansioni più stancanti e logoranti dell'arte conciaria; però si adeguano, anche perchè l'alternativa è finire a vendere accendini o fazzoletti, guadagnando - quando va bene - pochi spiccioli.

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