FUCECCHIO. Quando a Fucecchio c'è il mercato settimanale, nella zona in questione si crea un mondo parallelo fatto di parcheggiatori e rivenditori abusivi, che si sono spartiti le varie zone: nella zona più prossima alle bancarelle ci sono i senegalesi, i camerunensi e i nigeriani, soprattutto in via Arcivescovo Ruffino; poche centinaia di metri più in là, in piazza D'Acquisto, ci sono invece gruppi di rom che ad una certa ora della mattinata spariscono. Gli altri - gli immigrati africani - rimangono e provano a contendersi quei pochi spiccioli che guadagneranno vendendo fazzoletti, accendini o braccialetti. Nelle ultime settimane si è notato un aumento di questo fenomeno, anche se non esistono i venditori abusivi come a Empoli che stendono a terra la loro merce salvo poi far fagotto e darsela a gamba quando vedono arrivare un vigile urbano o un agente delle forze dell'ordine. Una presenza al momento più rarefatta, da quando sono partiti i controlli in borghese per cercare di limitare un fenomeno abbastanza consistente.
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A Fucecchio questo non succede, se non in casi veramente isolati: qui la problematica è rappresentata dall'aumento di parcheggiatori abusivi o mendicanti, anche se rimane difficile dimostrare - se non con controlli in borghese - che quella persona stia effettivamente vendendo qualcosa senza autorizzazione. L'articolo 13 del regolamento di polizia urbana, uguale in tutti i Comuni dell'Empolese Valdelsa, è molto chiaro: «è vietato effettuare questue, così come offrire servizi, effettuare interviste, sondaggi o sottoscrizioni o raccolta di firme, recando intralcio, pericolo, disturbo o molestia al flusso pedonale o veicolare o sedendosi per terra o invadendo la carreggiata avvicinarsi ai veicoli in circolazione sulle strade pubbliche o ad uso pubblico al fine di chiedere l’elemosina o vendere merci o offrire servizi quali la pulizia o il lavaggio di vetri o fari o altre parti del veicolo. Le due fattispecie sono punite entrambe con una sanzione di 100 euro e le sanzioni accessorie dell’obbligo di cessare l’attività e il sequestro amministrativo finalizzato alla confisca delle cose utilizzate per svolgere l’attività illecita».
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Il massimo in cui si può incappare, pertanto, è una sanzione, che difficilmente viene pagata (un po’ come succede per le multe alle prostitute sulle strade fucecchiesi). Sempre che si riesca a beccare sul fatto il potenziale contravventore, che scappa quando sente odore di verbale. Oppure c'è il sequestro della merce, sempre secondo il regolamento. Però rimane il fatto che bisogna dimostrare che quella persona che sta passeggiando con una busta di plastica in mano - dove tiene la merce - stia effettivamente tentando di vendere qualcosa. Perchè, fino a prova contraria, non è vietato passeggiare con una borsa in mano. A tutto questo scenario si aggiungono le mendicanti, che in grandissima parte sono donne e che si muovono fra le bancarelle e i semafori vicino alla piazza del mercato. Anche qui si passa da un individuo all'altro, con un bicchiere di plastica in mano tentando di racimolare qualche euro, molto spesso senza alcun successo. Osservando, infine, il mercato di Fucecchio il particolare che più balza all'occhio è questa divisione "per etnie" per quanto riguarda i posteggi da indicare ai passanti nella speranza di vendere qualcosa: da una parte gli africani, dall'altra i nomadi, i quali passano dal vendere gli accendini a mendicare fra le bancarelle. Un numero di persone che si arrangiano vivendo alla giornata che sta aumentando anche a Fucecchio ogni settimana di più.
LA TESTIMONIANZA
«Veniamo in gran parte dal Senegal, poi dal Camerun e dalla Nigeria. Siamo qui a provare a vendere qualcosa ma non è bello essere nelle nostre condizioni. Cosa possiamo fare?». Inizia così il racconto di uno dei tanti ragazzi che - nei giorni di mercato - attendono che le auto parcheggino per poi provare a vendere qualcosa agli automobilisti, che sia un accendino o un pacchetto di fazzoletti. Tutti ragazzi giovani, come quello che si è avvicinato per raccontarci la sua storia: «Sono venuto dal Senegal, ogni giorno prendo la bicicletta e vado a Santa Croce sull'Arno a cercare lavoro nelle concerie. Là ci sono tanti miei connazionali ma non c'è molto lavoro, è difficile. Non guadagno e non guadagniamo praticamente niente con la merce che vendiamo. Io, comunque, non mi fermo, questo non è quello che desidero per me e per un qualsiasi ragazzo della mia età». Il giovane - che parla un ottimo italiano - è chiaramente sconfortato: probabilmente si trova in Italia da tempo e chissà che non sia arrivato affrontando il viaggio della morte nel canale di Sicilia. C'è da dire che a Santa Croce molti senegalesi hanno trovato un impiego: in tanti lavorano ai bottali, una delle mansioni più stancanti e logoranti dell'arte conciaria; però si adeguano, anche perchè l'alternativa è finire a vendere accendini o fazzoletti, guadagnando - quando va bene - pochi spiccioli.