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Il portiere è tornato a casa «In piedi grazie a tutti voi»
Il ragazzo, che ha giocato nel Ponte a Cappiano, ha lasciato la clinica dopo un ricovero di 3 mesi per un grave incidente sul lavoro. La festa degli amici
LIVORNO. Sorridi Matteo e dai un bacio alla tua Rebecca che te lo meriti. Anzi, ve lo meritate. Tu che a 25 anni hai sfiorato il buio, travolto dal destino, ti sei rialzato, anche senza la gamba destra, quella su cui poggiavi il peso per proteggere la tua porta da certi tiri insidiosi degli attaccanti. Uno di quelli che certe volte fa anche la vita. Rebecca, in questi mesi, ti è sempre stata accanto, «ogni giorno» - hai detto - come l’ultimo baluardo di una difesa che cerca di proteggere il proprio portiere: le dita incrociate e un sorriso per te, nonostante la paura.
“Bentornato a casa” Matteo Belloni, ora puoi abbracciare tutti quelli ti hanno aspettato per quattro mesi, abbuffati pure con le tartine e gli spaghetti ai funghi che ha cucinato mamma - ha gli occhi lucidi - e goditi lo striscione che penzola dal terrazzo di via della Meridiana a Livorno: l’hanno preparato per te i tuoi amici, nel primo c’è un cuore rosa, nell’altro un imperativo: non mollare e tre punti esclamativi. Ma nessuno, su questo, ha il minimo dubbio. Non lo hai fatto nemmeno la mattina del 22 ottobre scorso quando un carrello ti ha investito mentre lavoravi in un piazzale del retroporto e hai avuto paura di morire, di non farcela. Lo hai detto anche a babbo, quel giorno, mentre insieme aspettavate i soccorsi che non riuscivano ad arrivare: «Non ce la faccio, ora muoio».
Invece no, prima gli interventi chirurgici a Pisa, l’amputazione, il risveglio e la prospettiva che cambia. Forse l’orizzonte si sarà fatto anche un po’ più corto, vicino, ma lo sguardo si è allargato ed è diventato più profondo.
E poi tutti quei messaggi, le telefonate e le visite quasi quotidiane di chi ha lottato al tuo fianco. E rivedendoti ha trovato un uomo migliore di quello che aveva temuto di perdere.
Forse è per tutto quello che hai passato che dopo la festa di venerdì pomeriggio hai acceso il computer e tu che su Facebook quasi ti vergogni a scrivere di te stesso, hai deciso di lasciare questo messaggio che assomiglia al manifesto della speranza.
«Se solo potessi scegliere, anche solo per una volta, di tornare indietro nel tempo, forse non sceglierei di tornare a prima dell’incidente. Mi basterebbe di tornare indietro di qualche ora, esattamente al mio arrivo a casa. Striscioni, familiari e amici che mi hanno accolto sul terrazzo con grida e applausi. Già di suo, il fatto di rivedere casa dopo quasi quattro mesi, era emozionante, ma con questo tipo di accoglienza, c'è stata una vera e propria tempesta di emozioni. Ringrazio tutti di cuore, la mia famiglia: zii, nonni, cugini, cognati, suoceri, i miei amici, ma soprattutto i miei genitori, che dopo tanto soffrire, ho potuto finalmente leggere nei loro occhi la felicità di riavermi con loro, e la mia stupenda ragazza. Mi hanno seguito in ogni mio passo, mi hanno supportato e sopportato. Vero Rebecca? Sei stata semplicemente fantastica! Tutto questo non ha fatto altro che rafforzare il nostro amore». E ancora: «Un grazie davvero sentito, vorrei spenderlo anche per tutte quelle persone che mi conoscono appena, amici di amici, ma che comunque mi hanno fatto sempre sentire la loro vicinanza. È vero, avrò perso una gamba, però ho guadagnato tanto altro, grazie».
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