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Polo universitario, trattativa con l’Ateneo per non chiuderlo
Dopo la cancellazione del consorzio Area, l’Unione sta cercando risorse per mantenere a Empoli i corsi Il sindaco Rossetti: «Abbiamo parlato con il rettore, siamo fiduciosi di poter chiudere un accordo»
EMPOLI. Il futuro del polo universitario di Empoli è appeso alla trattativa tra Unione dei Comuni e Università di Firenze. Il consorzio Area (Azioni per la rete accademica), che gestiva spazi e strutture per i 600 studenti del polo empolese, è stato sciolto aprendo una voragine che adesso i due enti stanno cercando di colmare. Simona Rossetti, delegata dell’Unione all’Università e sindaco di Cerreto, si dice fiduciosa sulla possibilità di chiudere un accordo in base al quale l’Ateneo fiorentino subentrerebbe come cofinanziatore del polo universitario ai vari soci privati che sedevano nel consiglio di amministrazione di Area. «La trattativa è ben avviata – spiega Rosetti – nei mesi scorsi ci siamo incontrati con tutte le figure di riferimento dell’Università di Firenze: abbiamo parlato con il rettore, con la direttrice e con i presidenti dei corsi attivati sul territorio. La nostra volontà è quella di mantenere i corsi perché crediamo che il polo universitario empolese continui a rappresentare un’eccellenza e una grande opportunità per la nostra area. L’obiettivo è quello di ovviare alla funzione del consorzio Area, che finora ha svolto un ruolo importante di raccordo tra i corsi di studio e le realtà produttive locali, attraverso una convenzione con l’Ateneo di Firenze. L’accordo dovrebbe prevedere che quest’ultimo si affianchi all’Unione dei Comuni nel finanziamento del polo».
L’annuncio della dismissione del consorzio Area era arrivato a metà dello scorso anno. Era stato il sindaco di Vinci Giuseppe Torchia a confermare la notizia e a spiegare il perché di una scelta che rischia di mettere in pericolo il polo. In sostanza, una scelta obbligata quella fatta dalla giunta dell’Unione. E nella fattispecie dalla legge di Stabilità dello scorso anno che «allo scopo di assicurare il coordinamento della finanza pubblica, il contenimento della spesa, il buon andamento dell’azione amministrative e la tutela della concorrenza e del mercato» ha imposto agli enti di avviare un processo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni, dirette e indirette, che permettesse di conseguirne una riduzione entro pochi anni. Il consorzio misto pubblico privato (partecipato al 59% dall’Unione dei Comuni, al 20% dalla Camera di Commercio, al 7% dalla Banca di Cambiano,al 5% ciascuno da Asl e Università di Firenze, mentre le aziende Sesa e Bitossi detenevano l’1% ciascuno) non rispettava i requisiti minimi per salvarsi dalla razionalizzazione, dal momento che il numero di amministratori era superiore ai dipendenti: in pratica a fronte dei cinque consiglieri guidati dal presidente del Cda Paola Castellacci, che peraltro non riscuotevano alcuna indennità, non risultavano lavoratori dipendente visto che per l’attività viene utilizzato il personale universitario.
Di qui la necessità di rivedere i piani per il polo universitario empolese, che ad oggi conta cinque corsi di studio (erano sei pochi anni fa, prima che fosse chiuso quello in ingegneria gestionale), oltre a quelli del Centro di preparazione alle professioni sanitarie (fisioterapia, infermieristica e tecnico di radiologia che contano circa 1.200 studenti) che sono gestiti in collaborazione tra Regione, Università a Asl. Se l’accordo tra Unione e Università di Firenze andasse in porto, quest’ultima sarebbe chiamata a sostituire i soci privati. E questo principalmente a livello economico. Finora l’Unione ha garantito circa 300mila euro, mentre i privati (in prima battuta la Camera di Commercio di Firenze) fornivano una quota intorno ai 200mila euro. L’Unione, comunque, non vuole tagliare i ponti con i soci privati che collaboravano all’interno di Area. «Vorremmo che nonostante tutto non venisse meno il raccordo tra il polo universitario e il mondo dell’imprenditoria locale – dice Simona Rossetti – per noi la collaborazione con le imprese è un punto imprescindibile».
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