Ora l’emergenza abitativa può separare padri e figli
Nel nuovo regolamento l’Unione dà la priorità a minori, disabili e anziani Palanti (Linea civica): «Sbagliato anche chiedere il certificato di buona salute»
EMPOLI. Possibilità di separare i padri da mogli e figli, necessità di presentare un certificato di "buona salute" per accedere agli alloggi d'emergenza dopo aver subito lo sfratto: sono queste le due caratteristiche che più stanno facendo discutere del nuovo regolamento dell'Unione dei Comuni - approvato martedì sera - per quanto riguarda il problema dell'emergenza abitativa.
Negli atti, infatti, si legge che «per garantire la priorità a minori, disabili e anziani, la sistemazione in alloggio per l'emergenza abitativa potrà prevedere l'inserimento del capofamiglia in una delle strutture di pronta accoglienza e l'inserimento della moglie/convivente e dei figli nei suddetti alloggi per l'emergenza abitativa». In poche parole, il padre potrebbe essere indirizzato verso un ostello, il resto della famiglia negli alloggi "d'emergenza" gestiti dall'Unione, dove si può rimanere al massimo per un semestre, che possono diventare due nel caso in cui la situazione degli assegnatari non sia nel frattempo migliorata per niente.
Senza dimenticare che, come recita ancora il regolamento «la commissione per l'emergenza abitativa può disporre il trasferimento degli assegnatari sia all'interno della stessa struttura che da una struttura ad un'altra».
Il nuovo regolamento nasce dall'esigenza di dare una risposta a chi si trova - per diversi motivi - senza un alloggio: sfratti esecutivi per morosità, per finita locazione, difficoltà a sostenere le spese per l'affitto, abitazione in alloggio improprio, difficoltà a trovare una sistemazione idonea.
Per questo l'Unione ha deciso di muoversi su quattro fronti ben distinti: erogazione del contributo dell'alloggio per il mantenimento di quest'ultimo o per trovarne uno nuovo; contributi per il ritorno in patria di cittadini stranieri o per il trasferimento all'interno del territorio nazionale; assegnazione degli alloggi (dove vivono più famiglie in spazi comuni) per l'emergenza abitativa a disposizione dell'ente di piazza della Vittoria e interventi di pronta accoglienza, come il pernottamento temporaneo in centri di ospitalità notturna o in strutture tipo ostelli oppure hotel.
A questi "aiuti" si può accedere solo se si hanno determinate caratteristiche:essere residenti nei Comuni dell'Empolese Valdelsa; avere un valido documento d'identità che attesti la cittadinanza; non essere titolari di diritti di proprietà o quote di proprietà, di usufrutto, di abitazione su uno più alloggi in qualsiasi località; avere un Isee non superiore a due pensioni minime dell'Inps e non essere stati destinatari di rilascio coattivo di alloggi sociali dei Comuni dell'Unione.
Il regolamento è stato approvato in maniera compatta dalla maggioranza e coi voti contrari delle opposizioni, che non hanno nascosto il proprio malcontento sulle direttive approvate.
Come spiega Matteo Palanti, consigliere comunale e dell'Unione con Linea Civica, ha tuonato: «E' una precisa volontà politica, qui si vogliono creare situazioni di disagio programmato dividendo i nuclei familiari. Questo per evitare che queste persone si "rilassino" e pensino all'alloggio d'emergenza come ad una casa popolare dove rimanere. Senza dimenticare che si chiede un certificato di buona salute - che va pagato - a persone appena sfrattate e che - evidentemente - di soldi non ne hanno molti. Stiamo parlando di oltre 500 persone nell'Empolese Valdelsa, 60% stranieri e 40% italiani, in grandissima parte sfrattati o in difficoltà perché hanno perso il lavoro, non per pigrizia. E come se non bastasse, nel regolamento approvato dal Pd, si parla di capofamiglia: tra due donne chi è il capofamiglia? E tra due uomini? Evidentemente i diritti civili di tutte le famiglie ci si appuntano sul petto quando ci sono le telecamere e non quando si deve agire con gli atti amministrativi e di governo».
Marco Sabia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
