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«Ha problemi gastrici» ma muore in ospedale l’Asl paga 470.000 euro
Via libera dell’azienda al maxi-risarcimento per i familiari di un quarantacinquenne per la presunta diagnosi sbagliata
EMPOLI. Era arrivato al pronto soccorso manifestando sintomi tipici di problemi gastrici. Aveva raccontato ai medici di essersi sentito male mentre praticava attività sportiva, insieme agli amici, dopo aver cenato. La situazione era poi precipitata, fino al decesso.
Ora l’Asl dovrà sborsare un risarcimento di 470.000 euro ai familiari per una presunta diagnosi sbagliata. Il via libera alla liquidazione del sinistro è stato pubblicato dall’Azienda stessa - come prevede la legge - nella “sezione trasparenza” del sito internet istituzionale, dove si specifica che «a seguito delle trattative intercorse tra le parti, il comitato gestione sinistri formulava un’offerta alle controparti, le quali comunicavano, per tramite dei propri avvocati, di accettare l’importo, a tacitazione definitiva di tutti i danni».
Insomma, un margine di dubbio, resta. In questo modo viene riconosciuto il “danno da perdita di chance di sopravvivenza”, ma non è stato stabilito se il decesso sia stato causato da una diagnosi sbagliata o se l’uomo non si sarebbe salvato comunque.
La tragedia risale al 2013. L’uomo, un quarantacinquenne, arriva al pronto soccorso dell’ospedale San Giuseppe di Empoli, con una sintomatologia di natura gastrica. O che almeno vengono identificate come tali. Viene preso in carico dalla struttura, ma nel frattempo sopraggiungono delle complicanze che lo portano alla morte.
La famiglia chiede il risarcimento e la questione - come si legge sulla determinazione dirigenziale firmata dal direttore dell’unità Gestione assicurazioni e privacy, Luca Frati - arriva sul tavolo del comitato gestione sinistri a luglio del 2014.
L’iter delle richieste di risarcimento prevede che per ogni sinistro venga compiuta dall’azienda una specifica attività di approfondimento attraverso gli organismi previsti dalla normativa.
Nel caso in cui vengano riscontrati elementi per ritenere la richiesta fondata l’Asl formula una proposta di transazione. In alcuni casi, come quello trattato, si trova un accordo. Oppure può accadere che la parte lesa non accetti l’accordo e preferisca procedere con giudizio in sede civile.
Stavolta si è arrivati alla sottoscrizione dell’atto transattivo in tempi piuttosto rapidi per questo tipo di pratiche, anche in linea con la nuova legge sul rischio professionale (approvata in prima lettura alla Camera nei giorni scorsi e che ora passerà al Senato), che ha il duplice obiettivo di ridurre le cause penali contro i medici e favorire la conciliazione: «Il provvedimento - sottolinea il deputato Pd Federico Gelli, relatore della legge - ci permette di aumentare garanzie e tutele per gli operatori delle professioni sanitarie e nello stesso tempo assicurare ai pazienti la possibilità di essere risarciti in tempi brevi e certi per gli eventuali danni subiti».
L’azienda sanitaria empolese di via dei Cappuccini (confluita dallo scorso 1º febbraio nell’Asl Toscana Centro con Firenze, Prato e Pistoia), si è già mossa in questa direzione.
E, di fronte a un caso molto complesso, che avrebbe potuto trascinarsi per anni, con il coinvolgimento ulteriore di medici legali e avvocati, ha cercato un accordo con gli eredi del quarantacinquenne.
Un atto transattivo che chiude la vicenda senza chiarire definitivamente se l’uomo - con un intervento diverso da parte del personale medico - sarebbe sopravvissuto o se le sue condizioni di salute erano tali che l’avrebbero comunque portato al decesso.
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