Il Tirreno

Empoli

«Basta amianto tra le case» un comitato guida la rivolta

di Marco Sabia
«Basta amianto tra le case» un comitato guida la rivolta

Già una sessantina le adesioni, nel mirino le coperture dei capannoni Il sindaco: «Potenziale pericolo». L’azienda: «Lavori molto complicati»

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VINCI. Nella tranquilla Sovigliana c’è un quartiere che si sta ribellando contro un’azienda, accusata dai residenti di non rimuovere il cemento amianto che ricopre i due capannoni, uno utilizzato come deposito e un altro come scatolifico. Siamo in via Galilei, in una zona residenziale dove è situato lo Scatolificio Leonardo, un’azienda con quarant’anni di attività alle spalle.

Per segnalare il problema amianto si è anche costituito un comitato “No Amianto”, che ha già raccolto una sessantina di adesioni fra i residenti di via Galilei e la dirimpettaia via Marconi. Un quartiere, insomma, che protesta e che si è raccolto in questo comitato ufficialmente nei giorni scorsi. E a spiegarne le motivazioni c’è Brunello Marini, segretario del comitato: «Noi non vogliamo puntare il dito contro qualcuno, però ci sembra giusto avvertire le istituzioni che fra le case – non lontano da un asilo – ci sono due capannoni fatiscenti ricoperti di eternit e che sono almeno dieci anni che lo segnaliamo. Vogliamo che le autorità preposte ci dicano se ci sono problemi reali; nel caso in cui ci fossero la proprietà dovrebbe provvedere a sistemare il tutto, bonificando o sostituendo le coperture. Se poi non lo facesse non escludiamo l’ipotesi di fare un esposto alla procura della repubblica».

Marini – mentre parla – sfoglia i tanti moduli d’adesione raccolti, arrivati quasi a sessanta. Ma c’è anche un’altra paura da parte del comitato: «A parte il rischio amianto di per sé, che è subdolo perché colpisce anche molti anni dopo, va considerato tutto il cartone presente nel magazzino: basterebbe una scintilla per far divampare un incendio che andrebbe ad interessare le coperture, con conseguenze spiacevoli per tutti, anche per chi ci lavora». Queste sono le ragioni del comitato, tuttavia respinte da una delle proprietarie dello scatolificio, Mila Alfaroli: «E’ vero che le coperture sono vecchie ma quando abbiamo fatto analizzare l’aria non c’era dispersione di fibre. Noi saremmo anche disposti a sostituire le coperture oppure a bonificarle, però non abbiamo proprio lo spazio fisico per farlo, perché dietro al capannone–magazzino ci sono altre strutture private, che ci impediscono di montare un ponte o una impalcatura per fare i lavori, che sia bonifica o rimozione con sostituzione. Non è un problema di risorse. In alternativa vorremmo vendere il terreno e andare in un’altra zona ma non è così facile: ci stiamo provando da anni, ma non dipende tutto da noi». Questa azienda è nata nel lontano 1963 grazie al fondatore Mauro Alfaroli ed è stato di seguito rilevata nel 1998 dalle figlie Mila, Maura e Simona.

Nello scomodo ruolo di mediatore c’è il sindaco di Vinci Giuseppe Torchia: «L’interesse del comitato coincide con quello della nostra amministrazione, che ha cuore il problema della salute pubblica. Qui è evidente che c’è una situazione di degrado e di potenziale pericolo e per questo è giusto stare con gli occhi aperti. D’altronde questo è un problema che colpisce non solo Vinci ma tantissimi Comuni, soprattutto nelle zone industriali. Qui la situazione è più particolare perché i capannoni si trovano fra le case e per questo i residenti stanno protestando». La situazione, pertanto, è abbastanza delineata: da un lato, parte della popolazione locale punta il dito contro questi capannoni; dall’altro l’azienda respinge le accuse e rilancia, dicendosi disposta a mettere mano agli immobili, se gli venisse concesso. Sullo sfondo, ma nemmeno tanto, il sindaco, che ha concesso al comitato – con cui concorda – alcune stanze presso la sede distaccata del Comune di Vinci a Sovigliana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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