Etruria, altra spedizione a Roma e qualcuno si rivolge alla procura
In cento all’incontro organizzato da Federconsumatori ad Avane, i casi vengono studiati singolarmente I risparmiatori nella capitale il 19 quando verrà presentata una mozione di sfiducia contro il governo
EMPOLI. Sono settimane che fanno sentire la loro voce attraverso manifestazioni e assemblee. Hanno macinato chilometri da Roma a Firenze, passando per Arezzo, hanno consumato le suole delle scarpe e le loro corde vocali e non hanno certo intenzione di fermarsi adesso. Per questo i risparmiatori di Banca Etruria dell’Empolese Valdelsa ieri pomeriggio si sono ritrovati al circolo Arci di Avane in un’assemblea indetta da Federconsumatori. Lo scopo, trovare il modo di riavere indietro i loro soldi, i risparmi di una vita scomparsi nel nulla in un batter d’occhio. Il loro portafogli è stato svuotato ma il loro cuore è gonfio di un mix tra rabbia e speranza. Sentimenti che stanno aiutando le tante persone vittime di quella che loro definiscono una «truffa in piena regola«, a reagire. Erano circa un centinaio ieri ad ascoltare le proposte dell’associazione dei consumatori, del suo presidente Giuseppe Minigirilli e degli avvocati, affiancati da Rossano Rossi segretario Cgil di zona. Ma più che le pratiche burocratiche la speranza dei risparmiatori è che sulla vicenda non cada il silenzio. Ormai molti di loro si conoscono bene, nel corso di queste settimane sono diventati amici e sono pronti a fra sentire la loro voce ancora più forte di prima a partire da giovedì prossimo, 19 gennaio, quando torneranno ancora una volta a Roma in occasione della mozione di sfiducia che sarà presentata contro il governo sul caso banche. «Non devono farla franca rivolgiamo i nostri soldi», questo il grido che si alza dalle sedie del circolo «vogliamo sapere come riavere indietro quello che ci è stato portato via». E proprio qui sta il nodo cruciale della vicenda: adesso bisogna muoversi con estrema attenzione senza fare passi falsi, per questo le associazioni a difesa dei cittadini stanno vagliando il da farsi. Fare una class action infatti sarà impossibile, come già ribadito in altre occasioni ed ecco che Federconsumatori sta studiando delle soluzioni alternative. La linea guida è quella di dire no all’arbitrato e di muoversi su altri fronti. Tutti i risparmiatori si stanno muovendo a caccia dei documenti che possano servire per attestare la loro buona fede e gli errori commessi dall’istituto di credito. A partire dal Mifid, la propensione al rischio, che secondo molti risparmiatori sarebbe stato redatto attraverso questionari completamente sballati, per poi passare ai contratti di acquisto ai dossier completi dei titoli e agli estratti conti risalenti a prima della fatidica data del 21 novembre 2015. Una volta raccolti i documenti si passera all’azione attraverso due vie. La prima è quella politica, in questo caso la mossa sarà quella di scrivere una lettera di messa in mora da indirizzare a Nuova Banca Etruria, alla banca commissariata al presidente del consiglio e al ministero dell’economia. Dal punto di vista giudiziario invece l’associazione è pronta a far partire degli esposti alla Procura della repubblica, anche se ogni singolo caso dovrà essere valutato individualmente. Intanto il 19 gennaio si torna a Roma, per non far cadere il silenzio. Quei soldi devono tornare a chi li ha persi senza motivo e i risparmiatori per riaverli sono pronti anche ad una lunghissima battaglia.
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