Un piano per ampliare il polo scolastico
«Primo obiettivo dell’Unione è fare pressione sulla Città: siamo in ritardo di 20 anni»
EMPOLI. Il sindaco di Empoli e presidente dell’Unione dei Comuni, Brenda Barnini, invia un messaggio chiaro alla... Brenda Barnini vicesindaco della Città Metropolitana: «Il 2016 deve essere l’anno della progettazione dell’ampliamento del villaggio scolastico di via Sanzio. Siamo già in ritardo di vent’anni. Perché lo si doveva capire quando si iniziò ad ampliare l’offerta degli indirizzi che gli edifici nel tempo non sarebbero stati più sufficienti. La popolazione scolastica cresce e si sapeva che sarebbe cresciuta. Bisognava progettare prima». E infatti nei mesi scorsi, complice il rogo dell’Ipia, è scoppiata l’emergenza «che è stata gestita e superata. Ma ora dobbiamo correre. Finora ho visto in giro delle bozze: nel 2016 serve un progetto vero. E il primo compito dell’Unione dovrà essere proprio quello di fare pressione sulla Città Metropolitana affinché si gettino le basi per l’ampliamento del polo di via Sanzio».
E a proposito di Città Metropolitana, Barnini fa un primo bilancio: «Il 2015 è stato un anno di resistenza e sopravvivenza. La legge di stabilità aveva fatto nascere la Città Metropolitana insieme a tagli importanti. Ora, terminata anche la fase di riordino delle funzioni della Regione Toscana che, torna a essere gestore per gran parte delle funzioni delle Province, la Città Metropolitana è più snella (i dipendenti sono scesi da 830 a 420), ha poche funzioni da gestire: la viabilità sulle ex Provinciali e, appunto, l’edilizia scolastica. La nostra Città Metropolitana ha una serie di parametri che laddove venissero dati gli strumenti per governare in modo più libero, potrebbe contribuire allo sviluppo a livello nazionale». Quindi se nel 2015 c'è stata l'operazione di snellimento, il 2016 sarà l'anno degli investimenti, «in attesa di un rilancio e di avere strumenti degni di una delle aree più attive d'Italia. Il legislatore deve decidere cosa farne delle Città Metropolitane: se ci crede deve garantirgli gli strumenti, un regime fiscale e autonomia decisionale: un po’ come avviene in altri Paesi, penso per esempio a Londra e Monaco. Altrimenti è come avere una Ferrari (come dimostrano gli dati economici) e guidarla come una Fiat 500: è un peccato».
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