Il Tirreno

Empoli

Preso a sassate perché gay la denuncia di un giovane

di Giacomo Bertelli
Preso a sassate perché gay la denuncia di un giovane

La vittima: «Mi accade spesso di essere deriso. Ora basta, bisogna reagire»

3 MINUTI DI LETTURA





di Giacomo Bertelli

CASTELFIORENTINO

Preso a sassate perché omosessuale. Christian Cicilano, 28 anni, di Castelfiorentino, è stato vittima di una aggressione con lancio di pietre da parte di un gruppo di ragazzi. Un episodio che ricalca altri dello stesso tipo (anche se non così violenti) che il giovane subisce spesso nel suo paese. Ma che non lo intimoriscono e che, invece, gli danno la forza di reagire e dire «Stop al bullismo, denunciate questi casi come ho fatto io perché non riaccadano più in futuro». Abbiate il coraggio di uscire allo scoperto e non arrendervi alla violenza: ecco in sostanza il suo appello. E infatti il giovane ha presentato denuncia ai carabinieri.

Una storia che fa riflettere e che ha suscitato centinaia di commenti sui social. Pare che a Castelfiorentino imperversi una banda di giovani che detta legge ed è padrona del paese, come ammette il sindaco della cittadina Alessio Falorni.

Tutto comincia martedì intorno alle 20,30 quando Christian Cicilano, conosciuto e stimato in paese, rientra a casa con il treno da Poggibonsi dove lavora come dipendente in un negozio di telefonia mobile. Il treno lo scende al binario 2, lui è impegnato in una conversazione al telefono. Alle spalle sente le voci di alcuni ragazzi sui 15-16 anni. Gli rivolgono parole poco gradevoli relative alla sua omossessualità. «Le loro risate erano belle forti, erano belli gasati» racconta Christian.

Christian affretta il passo ma non può non vedere, con la coda dell’occhio, che uno dei “bulli” si stacca dal gruppo e raccoglie alcuni sassi sui binari. Ancora pochi attimi e il giovane diventa il bersaglio di una fitta sassaiola. Sono almeno tre i lanci di cui è oggetto. Per fortuna riesce a scansare i sassi e a fuggire.

Il giorno seguente, dopo aver riflettuto su cosa fare assieme alla sua famiglia, ha deciso di denunciare quanto accaduto. E’ andato dai carabinieri accompagnato dal primo cittadino Alessio Falorni che aveva raccolto il suo sfogo postato su Facebook poco dopo il fatto: «Purtroppo non è la prima volta che sono oggetto di discriminazione sessuale - dice - Andando in giro, anche per Castelfiorentino, sento spiacevoli epiteti e i giovani che allungano il gomito per segnalare all'amico il mio arrivo. Vogliono deridermi, magari in silenzio e con i gesti, ma questo fa ancora più male».

Dentro la testa e il cuore di Christian c'è la voglia di reagire, di non piegarsi a un branco di minorenni che sembra imperversare senza controllo a Castelfiorentino e in generale ai pregiudizi e alla ignoranza: «Il sostegno che ho ricevuto ha superato ogni mia previsione, la violenza non genera violenza, la forza e il coraggio generano la speranza di vivere in un mondo migliore» prosegue Christian che manda un messaggio ai genitori e alle giovani generazioni: «Coloro che educano i propri figli devono insegnare che nella vita bisogna rispettare e amare chiunque, senza distinzioni di sesso. Non voglio sfogare la mia rabbia ma costruire insieme a voi qualcosa di importante». E aggiunge: «Purtroppo ho un senso civico troppo elevato per farmi scivolare addosso questi fatti violenti. No! Tolleranza zero».

E conclude: «Però tolleranza zero anche nei confronti dell'amministrazione comunale che, dopo svariate e svariate segnalazioni, non ha risolto la questione sicurezza alla stazione. Vorrei sapere, cosa aspettate! Che qualcuno si faccia male? Sperate che il buon senso mi accompagni sempre e che nessuno armi mai la mia mano di una pietra?».

Anche a Empoli la settimana scorsa si è verificato un analogo episodio con offese a un ragazzo omosessuale, come racconta Claudia Firenze, che era insieme a lui. Dunque non fatti sporadici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera