Svanisce maxi-risarcimento per una scuola fatta male
Dopo una vicenda giudiziaria durata quasi venti anni, il Comune aveva diritto a 350 milioni di lire Ma non riavrà nulla per una complessa vicenda che riguarda la controparte. Anzi, dovrà pagare le spese legali
FUCECCHIO. Un contenzioso durato vent'anni , che avrebbe dovuto portare al Comune di Fucecchio circa 350 milioni delle vecchie lire, come risarcimento per dei lavori fatti male. E – invece – l’ente comunale non avrà un bel niente e dovrà pure pagare gli avvocati, per un totale che supera i 7000 euro, debito che rientra fra quelli fuori bilancio e che per questo passerà dal prossimo consiglio comunale. Ma cerchiamo di fare chiarezza, visto che la storia è lunga e ingarbugliata: siamo addirittura nel 1996, quando un imprenditore agrigentino di Licata, legale rappresentante dell’omonima ditta agrigentina che aveva lavorato all’ampliamento delle scuole Carducci, citava il Comune dinanzi al tribunale di Firenze per l’accertamento dell’illegittima rescissione del contratto di appalto per i lavori alla scuola, datato 1994; il Comune – che evidentemente aveva avuto dubbi sull’operato della ditta - fu così costretto a rivolgersi ad un legale del foro di Firenze, l’avvocato Giulio Conticelli, grazie al quale riuscì a vincere il primo grado di giudizio nel 1999, che portò il titolare della ditta appaltatrice a dover risarcire all’ente 290 milioni di lire, oltre agli interessi e alle spese di lite.
Ma la storia non finisce qui, perché la ditta nel frattempo presenta appello, rigettato nel 2001 dalla corte d’appello di Firenze, che condanna il titolare ad un risarcimento complessivo di 358.368.924 lire, circa 185.000 euro. A questo punto, non riuscendo ad ottenere materialmente la somma, l’amministrazione si rivolge anche ad un avvocato agrigentino per dare avvio alla procedura di esecuzione immobiliare nei confronti dell’impresa che aveva lavorato alle Carducci. L’imprenditore in questione aveva anche delle pendenze nei confronti di due istituti bancari presso il tribunale di Agrigento, che in seguito rinunceranno alla procedura esecutiva. Vanno all’asta nel 2007 tre lotti dell’imprenditore: uno viene venduto a 487 euro, un altro a 4.750 euro mentre il terzo rimane invenduto. Stante così la situazione l’avvocato agrigentino comunica – tramite il collega fiorentino – all’amministrazione comunale le difficoltà di vendita dell’unico bene rimasto, chiedendo se era intenzione dell’ente continuare la procedura, che avrebbe portato ad un ulteriore esborso. Il Comune – sentiti gli avvocati – e capito che erano ben pochi i beni attaccabili del debitore, dà mandato per rinunciare alla prosecuzione delle stesse procedure immobiliari. La vicenda si conclude nel 2011, quando il giudice siciliano mette la parola fine per carenza d’interesse da parte dei creditori.
Alla fine di tutto nelle casse del Comune è arrivato ben poco rispetto a quanto aveva stabilito il tribunale di Firenze nel primo e secondo grado. Anzi deve pagare gli avvocati (per 7.800 euro), che comunque hanno lavorato, seppur non siano riusciti a far ottenere al loro cliente quanto dovuto per l’assenza di beni sui quali rivalersi. Il Comune era uscito vincitore dal primo grado e dall’appello ma si è trovato con dei lavori non fatti a regola d’arte alla scuola elementare, per la quale l’ente ha dovuto fare un nuovo appalto con spese ulteriori. Avrebbe dovuto ottenere un cospicuo risarcimento, che però ha intravisto soltanto col binocolo e che sicuramente non si assicurerà in futuro. Una beffa, indubbiamente, soprattutto considerando che le sentenze erano state tutte favorevoli all’amministrazione oggi guidata dal sindaco Alessio Spinelli, che ora dovrà far passare le parcelle da corrispondere ai due avvocati (per aver intrapreso la strada dell’esecuzione immobiliare) come somme che vanno a costituire un debito fuori bilancio.
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