Il presidio
Tra rabbia e tensione allo sportello dell’ Etruria
A Vitolini l’istituto di credito aretino è l’unico presente; una massa di clienti a chiedere spiegazioni dopo l’azzeramento di parte delle obbligazioni
VINCI. I gravi problemi della Banca Etruria – col suo conseguente “sanguinoso” salvataggio – hanno avuto ripercussioni anche nella piccola frazione vinciana di Vitolini, dove la filiale della banca aretina è l’unico sportello presente se si esclude l’ufficio postale. Per questo ieri mattina molti risparmiatori si sono recati alla filiale per sapere cosa ne sarà dei loro risparmi, visto che le cosiddette “obbligazioni subordinate” sono state annullate e non verranno rimborsate. Non si tratta di conti correnti, ma di emissioni che la banca ha fatto verso il cittadino che attestano il credito da parte di quest’ultimo verso la società banca: quando società del genere falliscono, succede che tali obbligazioni non vengano rimborsate, perché il capitale a disposizione non è sufficiente e prima vanno rimborsate le obbligazioni ordinarie e poi – se avanza qualcuno – anche le subordinate. Si tratta di una forma d’investimento, che offre un discreto rendimento ma che ha di conseguenza un rischio elevato, specie se la banca naviga in cattive acque. Un po’ come investire in titoli di stato, però con rischi e prospettive di guadagno che crescono in maniera direttamente proporzionale.
Tutte questioni tecniche, difficili da spiegare al cittadino che magari si è fidato e ha deciso d’investire in queste obbligazioni, trovandosi oggi col cerino in mano. E a Vitolini – dove l’Etruria è l’unica banca – era normale che ci fosse qualche minuto di tensione: dalla filiale stessa, tuttavia, bocche assolutamente cucite e nessunissima voglia di rilasciare qualsivoglia dichiarazione, rimandandoci alla sede centrale, come se ad Arezzo conoscessero meglio la situazione di Vitolini rispetto a chi a Vitolini ci lavora.
In ogni caso ieri mattina gli impiegati si sono dovuti districare tra mille richieste, perché qualcuno era abbastanza arrabbiato. Anche chi vive in paese ha annusato l’aria, seppur non ci sia voglia di esporsi chiaramente, sia che si sia scelto di investire in tali obbligazioni oppure no. La Banca Etruria fa compagnia alla Carife ,alla Banca delle Marche e alla CariChieti, tutti istituti commissariati, per un totale che supera i 600 milioni di euro; oltretutto a Vitolini – ma si parla di decenni fa – prima che arrivasse l’istituto aretino la banca era un credito cooperativo legato al territorio, dove in tanti riversavano i propri risparmi.
Molto probabilmente chi ha investito in queste obbligazioni secondarie non aveva idea che dietro al loro forte rendimento ci fosse un conseguente rischio di “azzeramento”: non avrebbero mai immaginato che la loro banca sarebbe stata salvata con azioni obbligazioni subordinate, togliendole dalla disponibilità dei risparmiatori. Di sicuro chi le deteneva non era un esperto speculatore finanziario ma piuttosto un cittadino che aveva deciso di acquistare questo “debito” della Banca per poi guadagnarci discretamente al momento del rimborso del credito in questione. Ora è nata la nuova Banca Popolare dell’Etruria (e del Lazio), in base alle direttive governative per non incorrere in sanzioni da parte dell’Unione Europea.
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