Il Tirreno

Empoli

Picchiata e soggiogata dal padre a 33 anni si libera dell’aguzzino

di Chiara Capezzuoli
Picchiata e soggiogata dal padre a 33 anni si libera dell’aguzzino

La testimonianza all’incontro “L’amore tradito” promosso dall’associazione Lilith La donna vittima: «Non dovevo avere amici e mi ha fatto perdere il lavoro con le sue ossessioni»

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EMPOLI. A 33 anni trova la forza per ribellarsi alle violenze del padre e grazie al Centro Aiuto Donna Lilith di Empoli ritrova una vita decorosa e normale che fino ad allora non aveva avuto. Una storia di sofferenza, di speranza mai persa e di una ricerca di normalità che per troppo tempo era stata negata da un genitore è stata raccontata ieri pomeriggio durante l’evento “L’amore tradito” promosso dalla stessa Lilith, centro che da anni si batte per la difesa delle donne che subiscono violenze. Questa forte donna toscana ha raccontato con emozione quegli anni di privazione e sofferenze e della rinascita che poi è stata in grado di conquistare. «Mio padre era un uomo molto autoritario, non voleva che io avessi una vita come le ragazze della mia età e spesso e volentieri mi ha picchiata - ha raccontato la donna - crescendo la cosa è stata sempre più difficile e facevo una vita da vera e propria carcerata: non potevo uscire, non potevo avere amici, dovevo solamente lavorare ma anche in questo caso la situazione veniva complicata da mio padre».

L’autoritarismo del padre era sfociato oltre che nella violenza fisica della percosse, in atti di violenza psicologica come un vero e proprio stalker. «Ho sempre lavorato ma spesso e volentieri mi ritrovavo a perdere i posti di lavoro proprio per colpa di mio padre - racconta - perché mi telefonava in continuazione e veniva spesso e volentieri a trovarmi a lavoro, per controllarmi».

Il padre aveva rivolto tutte le attenzioni su questa figlia, l’ultima che era rimasta in casa quando i fratelli della donna avevano lasciato le pareti domestiche per costruirsi una vita ed una famiglia propria con le persone amate. Lei, rimasta sola con il padre, è stata schiacciata dal suo autoritarismo e dalle sue mani finché non ce l’ha fatta più e ha deciso di riprendersi la vita normale che le era stata sottratta. «Una collega si accorse immediatamente che avevo bisogno di aiuto e mi portò in un centro della mia città - continua - da qui mi mandarono subito al Centro Aiuto Donna Lilith dove mi sono potuta nascondere da mio padre e dalle sue percosse nella casa rifugio». Dal momento del suo arrivo presso il centro Lilith la vita di questa donna forte è finalmente cambiata e malgrado abbia avuto modo di rivedere il padre durante i processi, ha finalmente tagliato tutti i ponti con lui. «Grazie a Lilith sono riuscita piano piano a venire fuori dalla paura che mi angosciava. Non è stato facile, soprattutto all’inizio trovare la normalità ma oggi posso finalmente avere una vita normale, come tutti: posso lavorare tranquillamente, uscire da sola o con gli amici. Tutte cose normali ma che non ho potuto avere per 33 anni».

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