Italia
Il cogeneratore nel degrado ora fa paura ai cittadini
Proteste per l’impianto (costato miliardi) abbandonato a Ponte a Cappiano tra fusti, rovi e fili volanti. Regini (Publiambiente): «Nessun pericolo»
FUCECCHIO. Da fiore all’occhiello (costato miliardi di vecchie lire) per il rispetto dell’ambiente, a covo di degrado e abbandono. È la triste parabola del cogeneratore di via Lombardia, nella zona industriale di Ponte a Cappiano. Avvolto nei rovi, circondato da fusti di liquidi, con porte e sportelli aperti. L’impianto era stato realizzato negli anni Novanta per fornire energia termica ed elettrica alle concerie, attraverso la combustione del metano. Era gestito da Publicogen (tutta di proprietà di Publiservizi), che aveva impianti simili anche alla piscina comunale di Empoli e a Mercatale, nei pressi dello stabilimento ex-Syrom (oggi Vibac). Quest’ultimo però - dopo una lunga controversia - è stato recentemente ceduto all’azienda che produce nastri adesivi, dopo che la riattivazione del cogeneratore da parte della società pubblica è stata valutata “diseconomica”, sulla base delle condizioni poste dal privato, che necessitavano di un investimento di 1,2 milioni di euro.
Tutto questo dopo che per anni la Publicogen aveva accumulato bilanci in rosso, che ne avevano determinato la messa in liquidazione nel corso del 2009, con il passaggio degli impianti nella nuova società Publicogen Toscana srl appositamente costituita (poi a sua volta messa in liquidazione a dicembre 2011), mentre i debiti sono stati assorbiti da Publiservizi.
Ma al di là delle varie vicissitudini che hanno scandito l’inesorabile declino dell’impianto, dettato anche da ragioni di mercato (molte aziende hanno realizzato un cogeneratore di proprietà, mentre Enel incentiva altri tipi di impianti, che utilizzano fonti rinnovabile), oggi in via Lombardia c’è una struttura che preoccupa chi lavora nella zona. Effettivamente l’aspetto è tutt’altro che rassicurante, ma Paolo Regini, presidente di Publiambiente (che nel frattempo è diventata proprietaria dell’impianto), rassicura i cittadini: «Non c’è alcun rischio per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Si tratta di un cogeneratore spento da anni e non ci sono all’interno sostanze pericolose. L’abbiamo “ereditato” per volontà di Publiservizi, ma non abbiamo ancora deciso a cosa destinarlo». Ma in attesa di capire il futuro dell’area, Regini assicura un intervento per garantire almeno le condizioni minime di decoro: «Farò fare un sopralluogo, in modo da verificare la situazione ed eliminare il degrado. Ripeto: si tratta soltanto di una questione estetica, quell’impianto non è pericoloso».
Ma non per questo può essere lasciato in quelle condizioni, anche perché è costato (dati forniti a giugno 1999, nel giorno dell’inaugurazione del primo lotto) 4,5 miliardi di lire, con un finanziamento del 25% della Regione. Soldi sborsati da i cittadini per rispettare l’ambiente.
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