Il presidio
Due volontari in istituti con musulmani e cristiani
Sono della Misericordia e hanno fatto “un’ esperienza toccante” a Betlemme Il racconto di Raffaello Borgioli: «Ci tornerò presto e consiglio a tutti di andarci»
EMPOLI. Due volontari della Misericordia di Empoli sono andati a Betlemme e hanno sperimentato, come hanno detto loro stessi «un percorso emozionante durante circa 8 giorni», Sono Raffaello Borgioli e Lorenzo Caparrini che sono andati in una realtà piuttosto incontaminata dalle atrocità commesse in questo periodo in Palestina ma egualmente bisognosa di aiuto. «Un’esperienza toccante che ho deciso di fare per la seconda volta e che spero di poter rifare - ha confermato Raffaello Borgioli - lo scorso anno la sede nazionale della Misericordia ha aperto una sede distaccata a Betlemme e i volontari che vogliono portare il loro aiuto in quelle zone anche se solo per pochi giorni possono andare». I servizi che la Misericordia svolge su quell’aspro territorio sono solamente a livello sociale e non sanitario: dislocandosi in tre strutture composte da una casa di riposo (Società Antoniana), una scuola per bambini sordo muti (istituto Effetà) composta da circa 165 studenti e un centro per bambini disabili e abbandonati (Casa Hogar Niño dios), i volontari italiani della Misericordia riescono così a portare il loro aiuto in questa zona troppo spesso toccata da tragedie. «Purtroppo in Palestina non esiste uno stato sociale - spiega Borgioli - infatti i pochi che ci sono vengono prevalentemente gestiti da ordini religiosi. Betlemme non rientra nella zona calda della guerra visto che quella si concentra nei pressi del muro di divisione, ma i suoi cittadini hanno bisogno di aiuto». Lo scorso anno Raffaello, che lavora presso la casa di riposo Chiarugi, aveva prestato servizio alla casa di riposo di Betlemme, quest’anno, invece il suo lavoro è stato rivolto ai molti bambini che si trovano in queste due strutture potendone così scoprire le storie e ovviamente portare il suo aiuto. «L’istituto per l’istruzione dei bambini sordo muti è composto da molti bambini sia musulmani che cristiani che convivono senza alcun problema - spiega - nell’istituto dei bambini disabili sono invece circa 25 i ragazzi che qui vivono, sono abbandonati dai genitori sia per via della povertà che per il fatto che la cultura musulmana reputa l’arrivo di un figlio disabile come una punizione divina». Per chiunque voglia fare questa esperienza basta essere iscritti ad una delle sedi della Misericordia ed essere dunque volontario per poter far richiesta di essere inviati per circa 8 giorni in Palestina. «È un’esperienza che consiglio a tutti e che rifarò sicuramente», conclude Borgioli.
Chiara Capezzuoli
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