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Diminuisce la necessità di somiglianze
Donare e ricevere un organo è un po' come giocare alla ruota della fortuna. Si tratta d'un vero e proprio identikit. Occorrono cioè, fra una persona e l'altra, un certo numero di somiglianze a...
Donare e ricevere un organo è un po' come giocare alla ruota della fortuna. Si tratta d'un vero e proprio identikit. Occorrono cioè, fra una persona e l'altra, un certo numero di somiglianze a livello delle cellule, in questo caso del rene.
Nella storia del trapianto dell'organo (fra i primi, in Italia, quello eseguito all'Università di Pisa dal professor Mario Selli, all'inizio degli anni Settanta), la necessità di tali somiglianze è andato tecnicamente diminuendo, aumentando quindi il numero dei possibili donatori.
Prima da cadavere, poi allo stesso modo da vivente.
Con i nuovi famaci che si somministrano nella fase di preparazione all'intervento, si puo' evitare più facilmente il rigetto proprio per questo numero di somiglianze, molto più basso di quaranta anni fa. Somiglianze che sono comprensibilmente maggiori tra familiari (fratelli e sorelle soprattutto), ovviamente meno fra non consanguinei.
Ed è qui che, ancor piu', entra in gioco la fortuna ( la solidarietà fra sempre parte di questo mondo): la donazione che scaturisce dal legame "affettivo", previsto dalla legge .
La ricerca scientifica si muove costantemente nell'affinare tecniche e supporti farmacologici.
Davanti ad un problema di donazioni ( la Toscana è comunque la prima regione in Italia) e di lunghe liste d'attesa, sono piccoli, ma consistenti passi in avanti. L'attesa è un'esperienza drammatica, ma si puo' salvare una vita. E di conseguenza la speranza nel progresso rimane sempre viva.
Gianugo Berti
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