Il presidio
Raggirati e derubati in casa
Due anziani convinti ad aprire la cassaforte da una falsa addetta dell’Asl
EMPOLI. Ha approfittato della buonafede di due anziani. Ha conquistato la loro fiducia spacciandosi per una conoscente della figlia. Li ha storditi con una serie di stratagemmi e si è portata via i ricordi di una vita. Che hanno un valore di migliaia di euro sul mercato ma inestimabile nel loro cuore. Spezzato dall’amarezza. Ora non riescono a darsi pace per essere caduti nei suoi tranelli, mentre lei starà probabilmente già pianificando il prossimo colpo, magari con l’aiuto di almeno un complice. L’ultimo le è riuscito perfettamente.
Intorno alle 11 di ieri mattina ha suonato il campanello della famiglia Lotti, in via Sansovino a Empoli, a due passi dall’ospedale San Giuseppe. È salita al primo piano e si è presentata: «Buongiorno signora, sono una dipendente dell’Asl, devo fare delle verifiche sui medicinali che avete in casa. Ne ho già parlato con Cinzia, lei sapeva che sarei passata stamani».
Cinzia è la figlia dei due anziani. Candida è in casa, insieme al marito. Apre la porta e fa entrare la sconosciuta, che ha sui quarant’anni, è italiana, e si pone con modi gentili. Le mostra le medicine. E la malvivente mette in atto il suo piano diabolico. Passando da un argomento all’altro, per mandare in confusione le due vittime e arrivare all’obiettivo: «Mi fate vede una banconota da cinquanta euro? Ho bisogno di un particolare numero di matricola».
I due anziani non ne hanno di quel taglio in casa: «Allora magari lo posso trovare sulla catenina». Candida non ne indossa. E comunque, per un attimo, inizia a essere sospettosa. E la truffatrice, per scacciare qualsiasi dubbio, corre immediatamente ai ripari. «Ne parlo con Cinzia, datemi il suo numero di telefono, così la chiamo».
Detto, fatto. Ovviamente per finta: «Ciao, sono qui dai tuoi genitori...». Ma dall’altra parte, sempre che sia partita una telefonata, c’è una sconosciuta. La conversazione si chiude dopo pochi secondi, con un «ciao». E il piano va avanti a gonfie vele. La signora Lotti cerca di aiutare la fantomatica dipendente dell’Azienda sanitaria a trovare quello che cerca: «Le catenine sono nella cassaforte. Aspetti che prendo la chiave».
L’anziana va nell’altra stanza, mentre il marito resta in cucina, e tira fuori, una dopo l’altra, le scatoline dei suoi gioielli. La ladra fa finta di osservarli uno per uno, ma in realtà riempie la borsa, senza affrettare troppo i tempi, per non dare nell’occhio. E se ne va: «Grazie, tra poco torno».
Candida si rende conto del furto, ma ormai è troppo tardi. Telefona disperata alla figlia, poi chiede l’intervento della polizia. Ma ormai della truffatrice non c’è più traccia.
E i coniugi Lotti si sono ritrovati in un incubo, fatto di amarezza e tristezza: «Mi hanno assassinata». Candida non sa darsi pace. È accanto al marito, in cucina. Ripercorre secondo dopo secondo la beffa vissuta sulla propria pelle: «È una cosa pazzesca, mi ha portato via i ricordi di una vita. Bracciali, anelli, collier, collanine. Le avevo svuotato tutta la cassaforte... E lei ha messo tutto nella borsa a tracolla. Poi ci ha salutati, dicendo che sarebbe tornata in un secondo momento. Ma in quel momento ho capito...».
Ha capito che si trattava di una ladra-truffatrice, evidentemente ben informata. Perché sapeva in che momento avrebbe trovato i due anziani da soli in casa, oltre al nome della figlia. E così, in pieno giorno, in un condominio all’interno di una zona residenziale ha potuto mettere in atto il suo piano spietato, in pochi minuti, riuscendo a farla franca. Almeno per ora.
In tarda mattinata i due anziani hanno raccontato tutto agli agenti del commissariato di Empoli, fornendo anche la descrizione della donna.
Con la speranza che l’identikit permetta di individuare la responsabile del raggiro: «Spero che la prendano - conclude Candida - e che la mettano in carcere. Almeno non farà ad altri anziani quello che ha fatto a noi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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