Il Tirreno

Empoli

Raggirati e derubati in casa

di Francesco Turchi
Raggirati e derubati in casa

Due anziani convinti ad aprire la cassaforte da una falsa addetta dell’Asl

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EMPOLI. Ha approfittato della buonafede di due anziani. Ha conquistato la loro fiducia spacciandosi per una conoscente della figlia. Li ha storditi con una serie di stratagemmi e si è portata via i ricordi di una vita. Che hanno un valore di migliaia di euro sul mercato ma inestimabile nel loro cuore. Spezzato dall’amarezza. Ora non riescono a darsi pace per essere caduti nei suoi tranelli, mentre lei starà probabilmente già pianificando il prossimo colpo, magari con l’aiuto di almeno un complice. L’ultimo le è riuscito perfettamente.

Intorno alle 11 di ieri mattina ha suonato il campanello della famiglia Lotti, in via Sansovino a Empoli, a due passi dall’ospedale San Giuseppe. È salita al primo piano e si è presentata: «Buongiorno signora, sono una dipendente dell’Asl, devo fare delle verifiche sui medicinali che avete in casa. Ne ho già parlato con Cinzia, lei sapeva che sarei passata stamani».

Cinzia è la figlia dei due anziani. Candida è in casa, insieme al marito. Apre la porta e fa entrare la sconosciuta, che ha sui quarant’anni, è italiana, e si pone con modi gentili. Le mostra le medicine. E la malvivente mette in atto il suo piano diabolico. Passando da un argomento all’altro, per mandare in confusione le due vittime e arrivare all’obiettivo: «Mi fate vede una banconota da cinquanta euro? Ho bisogno di un particolare numero di matricola».

I due anziani non ne hanno di quel taglio in casa: «Allora magari lo posso trovare sulla catenina». Candida non ne indossa. E comunque, per un attimo, inizia a essere sospettosa. E la truffatrice, per scacciare qualsiasi dubbio, corre immediatamente ai ripari. «Ne parlo con Cinzia, datemi il suo numero di telefono, così la chiamo».

Detto, fatto. Ovviamente per finta: «Ciao, sono qui dai tuoi genitori...». Ma dall’altra parte, sempre che sia partita una telefonata, c’è una sconosciuta. La conversazione si chiude dopo pochi secondi, con un «ciao». E il piano va avanti a gonfie vele. La signora Lotti cerca di aiutare la fantomatica dipendente dell’Azienda sanitaria a trovare quello che cerca: «Le catenine sono nella cassaforte. Aspetti che prendo la chiave».

L’anziana va nell’altra stanza, mentre il marito resta in cucina, e tira fuori, una dopo l’altra, le scatoline dei suoi gioielli. La ladra fa finta di osservarli uno per uno, ma in realtà riempie la borsa, senza affrettare troppo i tempi, per non dare nell’occhio. E se ne va: «Grazie, tra poco torno».

Candida si rende conto del furto, ma ormai è troppo tardi. Telefona disperata alla figlia, poi chiede l’intervento della polizia. Ma ormai della truffatrice non c’è più traccia.

E i coniugi Lotti si sono ritrovati in un incubo, fatto di amarezza e tristezza: «Mi hanno assassinata». Candida non sa darsi pace. È accanto al marito, in cucina. Ripercorre secondo dopo secondo la beffa vissuta sulla propria pelle: «È una cosa pazzesca, mi ha portato via i ricordi di una vita. Bracciali, anelli, collier, collanine. Le avevo svuotato tutta la cassaforte... E lei ha messo tutto nella borsa a tracolla. Poi ci ha salutati, dicendo che sarebbe tornata in un secondo momento. Ma in quel momento ho capito...».

Ha capito che si trattava di una ladra-truffatrice, evidentemente ben informata. Perché sapeva in che momento avrebbe trovato i due anziani da soli in casa, oltre al nome della figlia. E così, in pieno giorno, in un condominio all’interno di una zona residenziale ha potuto mettere in atto il suo piano spietato, in pochi minuti, riuscendo a farla franca. Almeno per ora.

In tarda mattinata i due anziani hanno raccontato tutto agli agenti del commissariato di Empoli, fornendo anche la descrizione della donna.

Con la speranza che l’identikit permetta di individuare la responsabile del raggiro: «Spero che la prendano - conclude Candida - e che la mettano in carcere. Almeno non farà ad altri anziani quello che ha fatto a noi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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