Il Tirreno

Empoli

È corsa al defibrillatore in ogni impianto sportivo

di Alessandro Marmugi

Il primo ottobre scadrà il termine per dotare campi da calcio e palazzetti dei macchinari da usare in caso di problemi cardiaci. E non tutti sono in regola

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EMPOLI. La morte di Giovanni Conte, il quarantenne deceduto durante un allenamento di calcio con gli amici, al campo sportivo di Ponte a Elsa, ha riacceso il dibattito sulla questione dei defibrillatori negli impianti sportivi. Una questione che torna prepotentemente d’attualità visto anche che la Regione Toscana ha stabilito che dal primo ottobre, tutti gli impianti sportivi dovranno essere dotati degli apparecchi automatici, da usare in caso di arresto cardiaco o di defibrillazione ventricolare. Negli ultimi anni grazie alla collaborazione tra l’Asl, i Comuni, le associazioni di volontariato sono stati fatti notevoli passi avanti, ma manca ancora l’ultimo sforzo. Ci sono poco più di venti giorni per mettere totalmente in regola palazzetti dello sport, campi sportivi e stadi del Circondario.

La situazione. Sono 54 gli impianti nel Circondario. Di questi, molti sono già in regola ma ne restano ancora una decina che devono essere messi a norma. L’onere dell’acquisto del defibrillatore, come sottolinea la legge regionale, compete alle società sportive che hanno in gestione l’impianto. Per questo molti si stanno attrezzando e stanno cercando di reperire i fondi per acquistare il macchinario che costa poco più di 1.000 euro. Se sui campi più importanti e più utilizzati degli undici Comuni la situazione è già ok ad essere rimasti indietro sono quei campetti di periferia, meno utilizzati ma dove comunque ogni domenica scendono in campo centinaia di atleti, tra bambini delle squadre giovanili e amatori che militano nel campionato Uisp. Ad Empoli ad esempio sono tre i campi da calcio al momento scoperti che non hanno al loro interno un defibrillatore: l’impianto di Villanova, quello di Fontanella ed anche quello di Pagnana. Stesso discorso a Vitolini, dove l’impianto della frazione che presto potrebbe riaprire, non ha il macchinario.

Empolese all’avanguardia. «In questi anni ci siamo impegnati molto su questo tema – spiega Alessio Lubrani direttore del dipartimento emergenza e del 118 – sono stati circa 300 i defibrillatori installati nell’Empolese Valdelsa, nei vari luoghi pubblici come scuole e impianti sportivi. E in queste settimane abbiamo fatto grandi sforzi per fornire corsi gratuiti che hanno coinvolto sia i soccorritori volontari che i comuni cittadini». Non basta infatti il defibrillatore, le società dovranno avere al loro interno uno o più addetti all’utilizzo del macchinario adeguatamente formati. Un lavoro che va avanti da tempo e che proprio poche settimane fa ha fatto registrare numeri da record. Sono infatti quasi 3.500 le persone che hanno partecipato ai corsi e che sono in in grado di usare il cosiddetto Blsd, una persona su 60 tra quelle residenti nel territorio di competenza dell’Asl 11.

Task Force. Nelle prossime settimane inizieranno nuovi corsi di formazione e riguarderanno i soggetti già abilitati due anni fa per un corso di aggiornamento. Inoltre proprio la Misericordia sta studiando una consulenza per le società. «La legge regionale parla chiaro – spiega Gionata Fatichenti della Misericordia - A doversi dotare del defibrillatore sono le società che gestiscono i campi, ma spesso sul terreno di gioco si trovano altre squadre e nei casi di emergenza diventa difficile individuare il defibrillatore. Per questo siamo pronti a dare consulenze ai dirigenti delle società su dove posizionare gli strumenti in modo che possano essere utilizzati nel minor tempo possibile e con grande efficienza».

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