Il Tirreno

Empoli

Addio al consorzio futuro a rischio per il polo empolese

di Francesco Turchi
Addio al consorzio futuro a rischio per il polo empolese

La legge di stabilità impone la chiusura della società mista Area Torchia: «Si poteva fare di più, a breve il confronto col rettore»

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EMPOLI. Il polo universitario empolese rischia di subire una battuta d’arresto. Perché l’Unione dei Comuni ha prospettato il via libera alla procedura di scioglimento del Consorzio pubblico/privato Area (Azioni per la rete accademica) nato nel 2012 per la gestione di spazi e strutture al servizio di circa seicento studenti, cono lo scopo di favorire i corsi di istruzione come via per accrescere la formazione e la professionalità delle risorse umane, avvicinando il mondo delle imprese a quello dell’università e della ricerca.

Una scelta - quella dell’Unione dell’Empolese Valdelsa - dettata dalla legge di stabilità 2014 che «allo scopo di assicurare il coordinamento della finanza pubblica, il contenimento della spesa, il buon andamento dell’azione amministrative e la tutela della concorrenza e del mercato» impone agli enti di avviare un processo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni, dirette e indirette, «che permetta di conseguirne una riduzione entro il 31 dicembre 2015».

Tra i criteri fissati dalla legge c’è anche la soppressione delle società che risultino composte da un numero di amministratori superiori a quello dei dipendenti. Ed è questo il caso di Area, che ha un consiglio d’amministrazione (i cui cinque membri non percepiscono alcun compenso) guidato dalla presidente Paola Castellacci, ma non ha alcun dipendente, in quanto per l’attività viene utilizzato il personale universitario.

La società (costituita il 2 maggio 2012) “costa” ventimila euro all’anno (tra collegio sindacale, consulenze amministrative, tasse e diritti, oneri vari di gestione) ed è partecipata al 59% dall’Unione dei Comuni, mentre la Camera di commercio il 20%, la Banca di Cambiano il 7%, Asl e Università di Firenze il 5% ciascuno, mentre le aziende Sesa e Bitossi detengono l’1% ciascuno. Le aziende private, in fase di lancio del consorzio, si erano impegnate a finanziare il progetto con un investimento annuale di circa 200.000 euro, in modo da ammortizzare i costi sostenuti dall’ente.

Già nei mesi scorsi si erano addensate nubi sul futuro di Area, complice l’intenzione della Camera di commercio di ridurre le risorse. Ora però c’è il rischio che il progetto naufrighi definitivamente: «I patti parasociali e le convenzioni con l’Università scadranno il 31 ottobre 2015; pertanto, se i citati, accordi, alla loro scadenza naturale, non venissero rinnovati, si dovrà considerare esaurito il compito della società e pertanto si potrà optare per il suo scioglimento, messa in liquidazione e successiva cancellazione dal registro delle imprese entro il 31 dicembre 2015». E in quel caso che fine farà il “polo” empolese? «L’obiettivo - spiega il sindaco di Vinci, Giuseppe Torchia - è la salvaguardia del polo universitario, a prescindere dal mantenimento o meno del consorzio».

Ma al momento tutta la vicenda è in stand-by: «A settembre incontreremo il nuovo rettore Luigi Dei (che nel giugno scorso ha preso il posto di Alberto Tesi, ndr) con il quale faremo il punto della situazione e valuteremo le prospettive».

L’impressione però è che il Consorzio pubblico/privato si sia rivelato un mezzo flop e non abbia portato i risultati auspicati in fase di lancio.

Uno degli obiettivi - per esempio - era il suo potenziamento, attraverso il coinvolgimento di altre aziende, ma in realtà non ci sono state new-entry: «Sicuramente poteva fare di più - ammette lo stesso Torchia - ma questo tipo di operazione è stato fondamentale negli ultimi anni per il mantenimento dei servizi. E ora dobbiamo lavorare per rafforzarli, con o senza Area».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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