Sparito nel nulla un gruppo di cerretesi nell’estate 1944
CERRETO GUIDI. L’estate del 1944 fu sicuramente, per le popolazioni che abitavano lungo il medio Valdarno, la peggiore di tutto il conflitto. Nel mese di agosto era in piena evoluzione la difficile...
CERRETO GUIDI. L’estate del 1944 fu sicuramente, per le popolazioni che abitavano lungo il medio Valdarno, la peggiore di tutto il conflitto. Nel mese di agosto era in piena evoluzione la difficile ritirata dell’esercito tedesco e il fronte ancora per un mese avrebbe insistito sulla linea dell’Arno martoriando le popolazioni inermi. Pochi giorni prima era arrivato l’ordine dello sfollamento dalla linea del fiume, e molte persone avevano trovato rifugio in zone riparate, in case più nascoste e all’interno di chiese e canoniche. Tante persone si erano sistemate anche dentro la chiesetta di San Bartolomeo a Gavena, confidando invano nell’inviolabilità del luogo sacro. Nella notte fra il tre ed il quattro agosto alcuni militari tedeschi irruppero in chiesa urlando e facendo allineare le persone al muro sotto la minaccia delle armi. Attimi terribili, nei quali i vecchi vengono separati dagli altri, poi la scelta nel gruppo che resta, privilegiando le donne giovani e le persone apparentemente più distinte; evidenti i motivi della scelta. Vengono scelti Turino Mazzei e la moglie Miranda Viani, per un puro caso a Gavena ospiti di parenti, le sorelle Annunziata ed Ada Macchi, Ottorina Rovini, Fiorina di Nena Giunti, Agostino Vallesi, Licurgo Bagnoli e la moglie Brunetta. Il figlio dei Bagnoli, Alessandro viene separato dai genitori. I prescelti vengono incolonnati e avviati verso il paese, ed è qui che si compie quello che per alcuni è un miracolo, per altri è una storia di umanità in un contesto di azioni indicibili e assurde.
Alla fine della “scesina” Annunziata Macchi e la sorella Ada si trovavano in fondo al gruppo, sorvegliate da un solo tedesco. Lo riconobbero, perché nei giorni precedenti gli avevano offerto da mangiare. Il militare girò di proposito la testa da un’altra parte, per non vedere la fuga delle due sorelle che intanto avevano approfittato di una di quelle circostanze che la vita inspiegabilmente offre anche nei momenti più difficili. Fuggirono attraverso i campi correndo a perdifiato. Si salvarono. Poco più in là anche Ottorina e Fiorina si salvano, gettandosi in una fossa approfittando dell’oscurità. Degli altri, che non figurano nemmeno nelle liste dei deportati, nessuno ha saputo più niente. Niente è stato ritrovato di loro, ad eccezione di una valigia appartenuta ad Agostino crivellata di colpi. E Annunziata e la sorella hanno sempre convissuto con quei ricordi da raccontare, portando nel loro cuore le atrocità della guerra, ma anche la speranza conosciuta in quell’ultimo attimo di pietà dell’uomo tedesco che si girò dall’altra parte. Annunziata morì a novantanove anni nel gennaio del 2013. Era nata infatti il 23 ottobre del 1913 a Santa Maria a Monte, ma aveva trascorso in quel di Gavena, dove si sposerà nel 1949 con Raffaello Vallesi, praticamente tutta la sua vita. Ma accanto alla storia di Annunziata ce ne sono altre, come quella di Turino, impiegato del dazio a Castelfiorentino e appena sposato con Miranda, certaldese. I parenti di Miranda hanno cercato a lungo, anche attraverso la Croce Rossa Internazionale, ma niente. Anche la nipote di Miranda, che porta il suo stesso nome in ricordo della zia scomparsa, ha cercato a lungo. Per capire, per avere delle risposte, anche dopo settantuno anni.
Paolo Santini
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