Il presidio
Impianti salva-fiume lasciati come rifiuti
Abbandonate le bombole con l’ossigeno acquistate pochi anni fa per l’Usciana. Intanto i pesci continuano a morire
FUCECCHIO. E' un periodo naturalmente critico quello agostano per i pesci di piccoli fiumi come l’Usciana. E le condizioni si aggravano perché gli impianti acquistati pochi anni fa per salvare l’habitat del fiume sono in stato di abbandono e non funzionanti.
Le morie più o meno diffuse che hanno colpito negli ultimi anni il canale che attraversa il comprensorio del Cuoio non hanno dato scampo alla fauna delle acque e spesso sono risultate essere il frutto di un mix di condizioni ambientali sfavorevoli. Oltre agli sversamenti di cui troppo spesso il fiume è stato protagonista, anche il forte caldo e la crescita delle alghe e dell'erba sul pelo dell'acqua, la cosiddetta “erba paperina”, possono infatti in estate raggiungere e superare i limiti di sopportabilità anche a causa di un drastico calo dell'ossigenazione delle acque.
Anche per questo motivo in casi come quello di Usciana esistono, o esistevano, dei piani d'intervento che scattavano al toccare da parte del fiume livelli critici di profondità, ben al di sotto della media, nel periodo estivo. Uno degli interventi chiave consisteva nell'accensione degli ossigenatori, presenti lungo il corso del fiume dal 1986. Tali impianti sono presenti proprio nelle frazioni di Stabbia e Massarella ed erano stati al centro di una riqualificazione solo alcuni anni fa. Peccato però che da giorni, per non dire da settimane, entrambi i macchinari siano spenti ed abbiano i serbatoi dell'ossigeno liquido a secco, con i manometri visibilmente azzerati e in preda all'incuria.
I due impianti, nati per scongiurare devastanti morie di pesci che a più riprese colpiscono il corso del fiume, furono a loro tempo il risultato di un accordo dei 21 Comuni che fanno capo al Consorzio di Bonifica del Padule. Un'iniziativa tecnologicamente all'avanguardia che nel 2009 vide gli enti approvare un piano d'attivazione e riattivazione dei vecchi impianti, compreso quello di Castelfranco, che prevedeva una spesa di 128.800 euro, con ammodernamento delle strutture e l'istituzione di misuratori di portata.
A segnalare lo stato di questi ossigenatori oggi, che dovrebbero essere in funzione tanto più in estate dando letteralmente una boccata d'ossigeno ai due rami di Usciana (quello che proviene da Pieve a Nievole e Monsummano passando per il Ponte del Faini, il Terzo, e quello che proviene dalla zona delle cartiere di Pescia passando per la piana di Massarella al Porto di Stillo) sono alcuni residenti delle frazioni.
Una situazione che per chi ormai conosce il fiume mette a repentaglio la vita dei pesci e rappresenterebbe una mancanza da parte dell'ente gestore dei due impianti.
Andando a dare un'occhiata li abbiamo trovati in queste condizioni: le bombole vuote, gli impianti visibilmente spenti e privi del ghiaccio di condensa, le sonde per il monitoraggio staccate, gli ossigenatori fuori dall'acqua e spesso gettati in mezzo alle erbacce. Tutto questo mentre, all'imperversare della stagione più calda e con l'acqua al di sotto di quello che una volta sarebbe stato considerato il livello di guardia, col fiume che a malapena lambisce le fondamenta dei ponticelli che lo attraversano, anche il colore assume sempre più tinte preoccupanti. Proprio alcuni fa c’erano stato nuove segnalazioni. Un marrone intenso, acceso, dall'aspetto torbido e fangoso che fino ad una settimana fa era ben visibile soprattutto a valle di Santa Croce, nel tratto che attraversa i territori di Castelfranco e Santa Maria a Monte fino allo sbocco in Arno.
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