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Risarcimento di 40 milioni chiesto per “Acque sporche”

Risarcimento di 40 milioni chiesto per “Acque sporche”

Questa la somma quantificata dal ministero dell’ambiente per i danni subiti dall’Usciana dopo gli sversamenti al depuratore di Ponte a Cappiano

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FUCECCHIO. Passato al vaglio tutto ciò che aveva rilevanza penale, sembra essere la valutazione dell'entità del danno ambientale con gli annessi oneri di responsabilità amministrativa ciò che ha tenuto occupati giudice e testimoni all'ultima udienza del processo “Acque Sporche”, sugli sversamenti in Usciana al depuratore di Ponte a Cappiano. Sul banco, gli oltre 40 milioni di euro quantificati dal ministero dell'ambiente come risarcimento dei danni subiti dal fiume, ripartiti in 18 milioni per gli interventi primari di ripristino delle condizioni ambientali ed altri 22 legati all'intervallo di sei anni in cui gli sversamenti avrebbero avuto luogo.

Una quantificazione effettuata per conto dell'Avvocatura dello Stato e fortemente caldeggiata anche dalla componente ambientalista, rappresentata a processo da Legambiente e Italia Nostra, entrambe costituitesi parti civili. Ad essere ascoltati dal giudice sono stati Laura Senatori, dell'Arpat di Pisa ed Alessandro Monti, del settore ambiente dell'Unione dei Comuni Circondario Empolese Valdelsa. Testimonianze che sono servite a delineare tanto la reale entità del danno quanto le forme di intervento che le istituzioni preposte hanno o eventualmente avrebbero dovuto mettere in pratica. In particolare Arpat ha confermato la presenza, riscontrata in quattro campionamenti effettuati fra gennaio e febbraio 2012, di concentrazioni di boro e alluminio nelle acque oltre i limiti consentiti, unite ad un indice anomalo della Cod (domanda chimica di ossigeno, necessaria all'ossidazione per via chimica dei composti organici). Livelli registrati quando il Consorzio operava peraltro in deroga ad alcuni dei consueti parametri. Altro ruolo invece quello di Monti, che in qualità di responsabile del servizio ambiente è stato chiamato a dare le sue valutazioni in merito all'effettivo livello di allarme delle acque dell'Usciana in quel periodo quando, pure in presenza di alcune segnalazioni, non si è ritenuto necessario prendere provvedimenti. Questioni attinenti all'ambito più procedurale, ma che potrebbero nascere dalla necessità di vagliare lo stato di conservazione effettivo del corso d'acqua prima del periodo incriminato. Sul banco degli imputati, siedono Claudio Botrini, ex direttore, e Massimo Banti, già presidente del Consorzio nonché membro del consiglio dell'Assoconciatori. L'udienza definitiva si terrà il prossimo 23 luglio.

Nilo Di Modica

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