Il Tirreno

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Certaldo perde un’istituzione morto “Borghino”

Si è spento nel sonno, era stato scrittore e giornalista I funerali sono previsti per oggi pomeriggio in S. Tommaso

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CERTALDO. Se ne è andato a 94 anni. Serenamente e con quel sorriso dolce che ha contraddistinto sempre la sua lunga vita. Fino a pochi giorni fa Borghino Borghini ha continuato a fare le sue passeggiate e a portare tutte le mattine il saluto alla statua del Boccaccio nella piazza omonima. Ecco Borghino era questo: un’ istituzione e la memoria storica di Certaldo, il paese che ha amato profondamente, a cui ha portato un rispetto reverenziale e tale da contraddistinguere tutta la sua attività di giornalista e scrittore. Nei suoi articoli e nei suoi libri emergeva costantemente una grande passione per la sua terra, la Valdelsa. Tanto che il suo ultimo libro è stato dedicato proprio al fiume che scorre nella valle. Borghino, come lo chiamavano tutti in paese, è morto nel sonno nella notte tra domenica e lunedì. Nato nel 1921, aveva studiato in seminario a Firenze. I suoi compagni erano stati don Lorenzo Milani, monsignor Silvano Piovanelli e don Danilo Cubattoli. Quest’ultimo negli anni ha continuato a venirlo a trovare a Certaldo dove, tra l'altro, voleva riaprire il cinema Famiglia.

Terminati gli studi, Borghino prese l'attività di famiglia, il negozio del padre Piero, il primo di elettricità aperto a Certaldo, in borgo Garibaldi . E che poi Borghino portò avanti vendendo elettrodomestici in via Due Giugno. Ma questa attività aveva una doppia valenza: dietro il negozio Borghino aveva il suo ufficio di corrispondente prima per Il Telegrafo, poi per La Nazione. E infine, negli anni Ottanta, per il nostro quotidiano. Per cui, come ricordano i nipoti, «tante erano le persone che venivano in negozio per informarsi su che cosa era avvenuto». In un tempo in cui i canali di informazione avevano tempi elefantiaci rispetto a ora, dalla sua bottega Borghino dava notizie quasi in tempo reale. Scriveva, passava segnalazioni o aiutava disinteressatamente i più giovani che iniziavano a fare questo lavoro. E sempre in collaborazione con il fotografo Giancarlo Bartalini.

Non solo: tra lavatrici e televisori si discuteva di cronaca e di politica. E lui, sempre con pacatezza e rispetto, non faceva mancare il suo spirito critico e ironico. Poi, alla fine della giornata, si ritirava nel retrobottega-studio colmo di libri e di documenti. Perché altre sue passioni erano la storia e la ricerca di testimonianze del passato. E numerose sono state le sue pubblicazioni. Da “Le torracce di Castelvecchio”, “San Tommaso dei cento anni (ovvero a zonzo sul passato di Certaldo e dintorni)” a “Il vento racconta”, a “I giorni della cicogna” fino a “La sorgente perduta”. Tutte tracce di una storia con la esse minuscola che Borghino ha ininterrottamente cercato. E che legano saldamente una comunità. Per esempio, in uno dei suoi libri, si trova il racconto delle scarpe del Boccaccio che vennero alla luce perché caddero da un camino quando, durante la guerra, la torre della casa natale venne bombardata.

Borghino era un cercatore di storie e di vita, anche di quella non terrena. E dalla sua Certaldo era aperto al mondo più lontano. Una persona dai tanti interessi e che oltre ai libri amava anche la campagna e gli rendeva omaggio un paio di volte la settimana: con il suo vecchio Maggiolone grigio raggiungeva un suo terreno dove si godeva le colline e i suoi cani. Lascia l’amata moglie Alfea, i nipoti Riccardo che ha continuato l'attività di commerciante e Fabrizio che si è dedicato al giornalismo. I funerali si terranno oggi alle 16 nella chiesa di San Tommaso.

Lucia Aterini

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