Il Tirreno

Empoli

Cinema: il Nastro d'argento al costumista fiorentino Massimo Cantini Parrini

di David Biuzzi
Massimo Cantini Parrini con il Nastro d'argento 2015
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Massimo Cantini Parrini con il Nastro d'argento 2015

Ha ricevuto il premio assegnato dai giornalisti cinematografici per "Il racconto dei racconti" di Matteo Garrone

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FIRENZE. La Toscana e il cinema, storia di un amore. Un amore che si rinnova e che produce non solo capolavori, ma anche attori, registi e non solo. Da sempre, infatti, la regione è terra di costumisti. E ora, nel solco tracciato da maestri come Piero Tosi e Gabriella Pescucci, il nome nuovo è quello di un loro allievo (non  caso): Massimo Cantini Parrini. [[atex:gelocal:il-tirreno:empoli:cronaca:1.11413137:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/empoli/cronaca/2015/05/13/news/con-il-racconto-dei-racconti-la-toscana-finisce-sulla-croisette-1.11413137]]

ll costumista fiorentino, infatti, nello splendido scenario di Taormina è stato incoronato con il Nastro d'argento 2015, premio assegnato dal sindcato dei giornalisti cinematografici toscani. Ha vinto per lo straordinario lavoro (per quantità ma anche qualità) nel film "Il racconto dei racconti", la favola fantasy ambientata nel 1600 - ma del messaggio e dal linguaggio narrativo decisamente moderno - di Matteo Garrone, regista di film come "Gomorra", "L'imbalsamatore", "Primo amore", "Reality".  Come accennato Massimo Cantini Parrini è l'ultimo esponente, in ordine di tempo, di una tradizione tutta toscana dell'arte del costumista. Dopo gli studi al Polimoda di Firenze è entrato al Centro sperimentale a Roma (città dove vive e lavora ormai da anni), seguendo proprio le lezioni del maestro Tosi (premio Oscar alla carriera). Poi la collaborazione con un altro premio Oscar, Gabriella Pescucci, e l'impegno diretto in film come "La fabbrica del cioccolato" (nomination per le statuette), "La prima cosa bella" e tante altre pellicole. Poi la collaborazione col regista Renzo Martinelli per il quale ha filmato i costumi di "Carnera", "11 settembre 1683", poi "La trattativa" di Sabina Guzzanti e "Che strano chiamarsi Federico", film in cui il maestro Ettore Scola ha raccontato Federico Fellini.

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Quindi l'incontro con Garrone, per "Il racconto dei racconti", film tratto della raccolta di novelle "Lo cunto de li cunti" di Giambattista Basile e avvolto in un alone di fantasy e magie fra scenografie fantastiche (è stato girato anche in Toscana, fra Firenze e Sorano) e costumi, quelli di Cantini Parrini, che hanno lasciato il segno. Anche a Cannes, dove il film è stato portato in concorso. E proprio fantasia e tradizione, con una ricerca quasi maniacale, sono i segni distintivi di un lavoro impressionante, con più di 60 vestiti realizzati (in collaborazione con la sartoria Tirelli di Roma) e che ha prodotto un riconoscimento, il Nastro d'argento 2015, che porta il nome di Massimo Cantini Parrini fra i grandi del cinema.

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