Il presidio
Autovelox, ricorsi in arrivo per gli apparecchi senza revisione
Una sentenza della Corte costituzionale stabilisce l’obbligo di manutenzione con valore retroattivo Il giudice Farsetti: «Pochi Comuni in regola: le verifiche hanno un costo e non erano obbligatorie»
EMPOLI. Il rischio che una valanga di ricorsi si riversi sulle amministrazioni del territorio c’è. La sentenza della Corte Costituzionale che sancisce l’obbligo di manutenzione e taratura periodica degli autovelox, infatti, apre la porta al diritto di rivalsa per migliaia di automobilisti che hanno subito una multa proprio con gli apparecchi di rilevazione della velocità. Per dirla con le parole del giudice di pace Carlo Farsetti, ex responsabile della sede di Empoli e al momento distaccato a Firenze, «la sentenza è andata al cuore del problema».
La questione, insomma, è delicata. Nonostante il brusco calo degli introiti per multe, infatti, le sanzioni per violazioni al codice della strada nell’Empolese Valdelsa rappresentano ancora un bottino importante. Nel 2014 quelle elevate hanno portato nelle casse degli enti locali oltre due milioni e mezzo di euro. Di questi, peraltro, una fetta è rimasta da riscuotere (solo a Empoli sono stati 31mila euro). La sentenza (113 del 2015) ha di fatto abrogato il comma 6 articolo 45 del codice della strada, introducendo per tutti gli apparecchi di rilevazione della velocità l’obbligo che “siano sottoposti a verifiche periodiche di funzionalità e taratura”.
Di fatto si tratta dell’ennesimo intervento in materia di autovelox, che introduce modifiche rispetto alla normativa precedente. Una normativa a più riprese corretta con indirizzi spesso anche contrastanti: un vero e proprio detonatore per le controversie. Le conseguenze di questo accavallarsi di sentenze ci sono state per le pubbliche amministrazioni, che nell’area hanno di fatto già dismesso il grosso delle postazioni fisse (su 45 postazioni mappate l’anno scorso, solo 9 sono in funzione). Ma le ripercussioni ci sono anche per i cittadini, spesso disorientati dalle continue prese di posizione in materia. Intanto, le associazioni dei consumatori sono già con il piede premuto sull’acceleratore e promettono una pioggia di ricorsi. Molte stanno già preparando i moduli – scaricabili da internet – per poter richiedere il rimborso. Tuttavia, c’è da ricordare che il pronunciamento della Consulta riguarda principalmente gli apparecchi mobili e i laser, dal momento che gli autovelox fissi avevano già l’obbligo di verifica periodica. «Sui primi – spiega ancora il giudice Farsetti – credo che non siano molte le amministrazioni pienamente in regola, visto che le verifiche periodiche hanno un costo e in ogni caso finora non erano obbligatorie. Sia quando ero ad Empoli, sia ora a Firenze, dove tra l’altro vengono molti cittadini del circondario, ricordo di aver trattato diversi casi in cui si respingevano dei ricorsi con la motivazione che l’obbligo di verifica non c’era. In sostanza, la sentenza afferma il bilanciamento tra il diritto alla sicurezza sulla strada e il diritto di difesa dei cittadini, che fino ad oggi era in qualche modo posto in secondo piano». Gli autovelox, infatti, sono soggetti a obsolescenza e a deterioramento per sbalzi di temperatura o di elettricità e, in quanto misuratori, devono essere sempre precisi. «Come tutte le sentenze della Corte Costituzionale – prosegue - anche questa ha valore retroattivo e quindi interessa potenzialmente una platea davvero ampia di cittadini. D’altronde, i ricorsi per le multe subite, specie attraverso gli apparecchi elettronici, rappresentano ancora il grosso delle pratiche che seguiamo, sebbene in questi ultimi anni sembra che l’attenzione degli automobilisti sulla strada sia aumentata». Il ricorso può essere presentato, ovviamente, da chi la multa ancora deve pagarla, in questo caso chiedendo l’annullamento se la pubblica amministrazione non è in grado di dimostrare le verifiche periodiche. Ma anche chi l’ha già pagata, rivolgendosi al giudice di pace e richiedendo un rimborso per “indebito arricchimento”. Infine può fare causa, ma in questo caso davanti al giudice ordinario, chi abbia subito una decurtazione dei punti e lamenti un danno.
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