La cura che guarì anche un campione di salto
Proprio mezzo secolo fa, il mondo sportivo era in ansia per il campione olimpico di salto in alto, il russo Valery Brumel (che aveva vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokio l’anno precedente)...
Proprio mezzo secolo fa, il mondo sportivo era in ansia per il campione olimpico di salto in alto, il russo Valery Brumel (che aveva vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokio l’anno precedente). Un incidente di moto e numerose, brutte fratture rischiavano di porre fine ad una carriera sportiva, all’epoca leggendaria.
Raggiungeva i suoi primati saltando col tradizionale scavalcamento ventrale, poi sostituito dallo stile Fosbury. Le necessarie operazioni portarono di fatto ad un accorciamento dell’arto infortunato.
Fu però grazie all’aiuto del dottor Gavril Ilizarov che torno’ a gareggiare. In cosa consisteva dunque questa tecnica del medico russo? Ilizarov scoprì che sezionando con attenzione un osso, incidendo solo la corticale ossea e salvaguardando il periostio, l'endostio ed il midollo, sarebbe stato possibile allontanare leggermente e progressivamente le due metà e, fissandole in una posizione stabile, l'osso sarebbe cresciuto allungandosi colmando così lo spazio tra le due metà dell'osso.
Scoprì, inoltre, che l'osso ricresce in modo piuttosto uniforme in diverse circostanze e in diversi soggetti.
L’apparato chirurgico di distrazione osteogenetica può essere utilizzato per allungare o modificare la forma delle ossa degli arti superiori e inferiori. La procedura può essere utilizzata, inoltre, per trattare fratture ossee di diversi tipi, nei casi in cui non siano applicabili le tecniche convenzionali.
L’ esperimento portò alla creazione di quello che è conosciuto come apparato di Ilizarov.
Tramite un sistema formato da un'impalcatura e da lunghi aghi (detti fili), la tecnica mantiene le due metà delle ossa in una posizione fissa. Col progredire della formazione dell'osso, le due metà di esso vengono leggermente allontanate. Per la cronaca, Brumel torno’ alle gare, saltando fino a 2,07 metri ( anche se il suo personale prima dell’incidente era di 2,28).
g.u.b.
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