Il Tirreno

Empoli

Mostra il dito medio ai doriani, nei guai

Mostra il dito medio ai doriani, nei guai

Trovato con un fumogeno, si difende: «È del matrimonio di mia sorella». Niente partite per un anno

2 MINUTI DI LETTURA





EMPOLI. Il dirigente del commissariato di piazza Gramsci, Francesco Zunino, al termine delle indagini su Empoli-Fiorentina, traccia anche un bilancio dell'attività svolta nel corso delle partite casalinghe degli azzurri nella stagione 2014/15 tra campionato di serie A e Coppa Italia. Complessivamente sono stati accesi e sequestrati 23 fumogeni all'interno dello stadio e denunciate 14 persone trovate in possesso di stupefacenti e segnalati due minorenni; per il momento sono stati emessi 14 Daspo, compreso un empolese di 27 anni che aveva colpito con una testata un tifoso minorenne della Juventus, “tradito” dalla maglia che indossava con la scritta Desperados e il numero 12, indicazione fornita dal ragazzino dalla quale sono partite le indagini. Altri nove Daspo arriveranno a breve: per i cinque fiorentini, ma anche per tre sampdoriani (che hanno acceso fumogeni durante la partita di domenica scorsa) e anche per un empolese di 26 anni che - proprio prima della partita contro la squadra di Mihajlovic - ha atteso (da solo) l'arrivo dei tifosi avversari all'uscita Empoli Est della Fi-Pi-Li: prima ha alzato il dito medio in maniera provocatoria al passaggio del pullman ed è stato allontanato la polizia. Successivamente è tornato sul posto per aspettare l'arrivo della seconda fila di autobus. A quel punto gli agenti lo hanno fermato e controllato la sua auto. All'interno c'erano dei fumogeni che il giovane ha giustificato essere una rimanenza dei festeggiamenti per il matrimonio della sorella. La scusa per non stata sufficiente per evitargli il Daspo, disposto dal questore di Firenze Raffaele Micillo. (f.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera