Il Tirreno

Empoli

scuola

Un poker di liceali cancella i pregiudizi con la scrittura

Chiara Capezzuoli
Gli studenti protagonisti del progetto insieme alle insegnanti e al preside
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Gli studenti protagonisti del progetto insieme alle insegnanti e al preside

ll Pontormo di Empoli in vetta a un contest nazionale sull’incontro con lo straniero grazie al progetto “Homo Videns”. I testi di Agnese Pistolesi, Marta Mencarelli, Aurora Vaccaro Senna e Chiara Paletti

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EMPOLI. Il progetto di scrittura giornalistica “Homo videns” del liceo  Pontormo di Empoli continua a regalare soddisfazioni  ai ragazzi dell’istituto di via Sanzio: quattro finalisti hanno portato il liceo sulla vetta del contest “Lo straniero e l’incontro: dì cosa ti ha insegnato” di Repubblica@Scuola e la vincitrice, Aurora Vaccaro Senna, si è aggiudicata il premio di una settimana di soggiorno in Finlandia. «Molta soddisfazione per il nostro liceo e per la buona valenza sia didattica che educativa che questo progetto offre - sostiene il preside Tommaso Bertelli - progetto interessante e di cultura che ha portato anche alla redazione di due libri. Mi sono meravigliato di come i ragazzi abbiano strutturato i temi che hanno toccato durante il progetto».

I ragazzi infatti hanno anche scritto la risposata al libro “Codice a Sbarre” realizzato dalle ragazze del Circondariale di Empoli con il loro “Sbarre d’inchiostro”, libro intriso di sentimento e comprensione. «Il progetto “Homo videns” è nato nel 2009 e da subito si è inquadrato come un progetto di didattica inclusiva dove i ragazzi hanno potuto scoprire una parte profonda della loro anima - dice la professoressa Elisa Mariani - dal 2010 siamo presenti sulla piattaforma Repubblica@Scuola e siamo stati visibili a livello nazionale. Poi con la pubblicazione di “Sbarre d’inchiostro” è iniziata per loro una nuova avventura nel mondo della scrittura».“Homo videns” ha saputo catturare l’attenzione di molti studenti del Pontormo tanto da annoverare oggi la presenza di 11 classi (2G, 3D, 3E, 3F, 4D, 4F del Liceo Scientifico e 2A, 2C, 4D, 5A, 5C del Liceo delle Scienze Umane).

«Abbiamo lavorato con i nostri ragazzi andando a recuperare l’espressività della scrittura tornando al testo letterario - spiega la prof Daniela Innocenti, curatrice del progetto - lavorando sul lessico e sulla sintassi hanno anche recuperato l’oralità della lingua che ha portato loro a tirar fuori la propria interiorità». Nel corso degli anni il Liceo Pontormo ha continuato a sfornare giovani premettenti, formati non solamente da un punto di vista prettamente didattico ma anche educativo e introspettivo, andando così ad accrescere le coscienze e le indoli dei giovani. «Attraverso questo progetto - continua la professoressa Daniela Desideri - siamo riusciti a scoprire la vena giornalistica e poetica dei nostri ragazzi e questo ci è stato confermato dalle numerose vittorie conseguite».

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Infatti anche durante l’ultimo contest, quello riguardante l’incontro con lo straniero, le quattro finaliste hanno raggiunto il primato nazionale sfidando 340 colleghi su un tema estremamente attuale e dibattuto. Un tema che le quattro liceali hanno saputo affrontare con toni perspicaci e maturi malgrado la giovane età, affondando le parole sulla carta come incisioni profonde e senza paure.

«Inizialmente è stato complicato trovare un esempio ma poi ho pensato a mio cugino, che è stato adottato - dice Agnese Pistolesi della 3ª D, finalista del contest e vincitrice nel 2014 del contest “We have a dream” e seconda classificata al campionato Italiano di Repubblica@Scuola nel 2013/14 –. È stato difficile perché non lo considero certo uno straniero e non ci sono differenze tra me e lui. È stato molto emozionante trovare la linea che divide ciò che è diverso da ciò che non lo è». Il liceo Pontormo è ormai avvezzo ad essere insignito di premi nei contest portati avanti grazie al progetto “Homo videns”, progetto che si trova oggi a rischio a causa dei continui tagli ai fondi delle scuole che potrebbero mettere fine ad un percorso che per i ragazzi segna la strada per la maturità e l’accrescimento interiore, in parallelo, ovviamente, alla didattica nuda e cruda che in ogni scuola viene impartita. «Quando mi è stato proposto mi sono trovata in difficoltà perché mi sono sempre trovata bene con “gli stranieri” - commenta Chiara Paletti della 3ª D e vincitrice nel 2014 del contest “Povera Italia”- allora ho pensato a un incontro con una della mia amiche e le emozioni che mi aveva dato». Gli occhi di queste studentesse si sono dimostrati privi di ogni pregiudizievole cecità e anche per quelle che uno “straniero” ancora non l’hanno mai conosciuto, è stato possibile raccontare un ipotetico incontro.

«Non ho mai avuto un vero incontro con uno straniero - spiega Marta Mencarelli della 4ª D - ma me lo sono immaginato e descritto con impeto, in maniera molto sentita». Gli occhi puri delle ragazze hanno permesso loro di addentrarsi in un mondo talvolta sconosciuto ma non per questo meno importante o da disprezzare, pensando al significato vero della parola “diverso” e alla sua applicazione nel nostro mondo. «All’inizio è stato molto difficile perché non ho mai avuto esperienza con gli stranieri - dice la vincitrice del contest, Aurora Vaccaro Senna della 4ª F - allora mi sono immaginata un soggiorno all’estero e il bagaglio che mi avrebbe potuto lasciare». L’importante progetto di scrittura che ha portato molti ragazzi del Pontormo a primeggiare in Italia, ha avuto per loro una valenza profonda di crescita interiore e di scardinamento di pregiudizi. Lo dimostra anche Antonio Bollettino vincitore nel 2014 del contest “I migranti”. «Basandomi su un’immagine di migranti, ho scritto di getto una didascalia - dice Antonio Bollettino della 4ª F - “siamo stati quel che a volte disprezziamo” e si riallaccia anche al tema toccato dalle ragazze nell’altro contest, quello dell’odio provato verso qualcosa che non si conosce e, in questo caso, verso qualcosa che anche noi siamo stati».

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Di seguito riportiamo i quattro articoli prodotti dalle ragazze del Liceo Il Pontormo finaliste del contest “Lo straniero e l’incontro: dì cosa ti ha insegnato” di Repubblica@Scuola.

Aurora Vaccaro Senna 4F (vincitrice)

«Parto. Con la valigia piena e la mente vuota. Ho deciso di lasciare a casa tutte le preoccupazioni, lo stress della scuola e il litigio con l’amica, insomma, tutte le cose che non ti fanno sentire all’altezza. Quindi non ho nulla da perdere, non mi rimane che mettermi in gioco. E “accendere il mio fuoco”. Una volta atterrata mi sento sola, spaesata e inutile come un fiammifero bagnato. È difficile quando la lingua non è la tua. Ma passano i giorni e quella che pensavo fosse una “vacanza” sta diventando quella che vorrei fosse la mia realtà (anche se casa mia un po’ mi manca). È come se in questi giorni avessi ricominciato da zero. Non pensavo che una diversa cultura potesse appartenermi così. La famiglia che mi sta ospitando, come quella mia, non è perfetta, ma è proprio questa cosa a renderla speciale, anche se qualche volta non riesco a capire come e perché pensino determinate cose. Sono rimasta sbigottita da quello che le persone degli altri paesi pensano degli Italiani, come se fossimo quelli che, per alcuni di noi, sono i tanto temuti Albanesi o Marocchini. Assurdo. Ma, d’altronde, se non ci fossero le diversità di pensiero, non avremmo la possibilità di confrontarci e di crescere. Non si dovrebbe giudicare sbagliato quello che non si conosce, ma bisognerebbe sforzarsi per apprendere determinate cose. Al ritorno la mia valigia è più piena, ma non pesante, e il mio fuoco piano piano si sta accendendo. Adesso sono riuscita a spiegarmi molte cose e ad immedesimarmi in quello straniero che tutti emarginano all’interno di una scuola italiana. Viene emarginato per la sua “diversità”. Odoro, colore, capelli, timbro di voce, occhi, cultura, religione. Sono tutte le cose diverse che avevo rispetto alla famiglia che mi ospitava. Ma, la maggior parte, sono anche le cose diverse che ho dalla mia amica italiana. Ed entrambe, con lo stesso calore e lo stesso affetto mi hanno accettata per quella che sono. Questa esperienza, una delle più belle, importanti e formative della mia vita mi ha fatto maturare e, in un certo senso, capire chi sono. Sono una ragazza italiana di diciassette anni, felice di esserlo (malgrado l’attuale situazione politica ed economica) ed orgogliosa della storia che abbiamo alle spalle. Sono una ragazza che, adesso, non ha paura delle cose diverse, perché ognuna di esse ha una diversa storia alle spalle. Sono convinta che ogni persona esista perché deve esistere e che tutti hanno un posto e un compito all’interno del mondo. E lo “straniero” non è quello che ruba o fa violenze, ma è quella persona che ci aiuta a confrontarci, ad aprire la nostra mente, e farci capire chi siamo».
 

Marta Mencarelli 4D

«Supero la differenza di pressione, chiudo gli occhi e il vento mi scompiglia i capelli, danzano nell’aria mentre catturano la fertilità del nuovo mondo. Agitata e speranzosa, cerco di trattenere la travolgente dolce inquietudine. Sbatto le palpebre e oscillo sopraffatta dagli appassionanti colori. Lei sorride, io arrossisco. Con i passi intimoriti, mi avvicino, uno strano meccanismo e il suo profumo ingente di cultura magica e misteriosa, mi sconvolge i sensi. Indossa perline e stoffa tinteggiata, i capelli neri scoraggiano la notte e la sua spensieratezza si confonde nella città. Ogni colonna, ogni piazza, ogni passante sono immersi nell’inconfondibile sapore indiano. Mi volto e indosso l’appariscenza, vestita di novità, il mio volto scompare, marcando il pittoresco colorito al centro della mia fronte. Ci guardiamo nel riflesso dello specchio e siamo simili della diversità.  Circondata da amorevole rispetta familiare, mi sveglio ogni mattina con la vivacità dell’India nelle ossa, ogni mattina intrisa di curiosità e eccitazione, di nuove speranze, di nuovi sapori, di nuove amicizie. Cerchiamo di comunicare. Con gli occhi ci raccontiamo molto, vite parallele con un punto di incontro.  Due anime che si intrecciano, si fondono, si confondono, cambiano, crescono. L’India mi ha regalato le sue origini, le sue abitudini, le sue tradizioni, il suo sapore dolceamaro, il suo amore, le sue stelle e il suo sole. Da una valigia di vestiti, a una valigia di nuove esperienze, di nuove logoranti emozioni, di nuove tonalità artistiche. Dalla pelle pallida, alla pelle tatuata di amicizie, amori, conflitti, imbarazzo. Dalla mente ermetica, alla mente sfibrata da pregiudizi, orgoglio falsità, alla mente illuminata di speranze. Un viaggio e una conquista, una sognatrice e una cittadina del mondo. Il cuore batte con una nuova sinfonia, l’amalgama di tradizioni scorre nel sangue e sono irrorata e cresciuta di cultura. Ringrazio lei, chi ha donato, chi ha ricevuto, ringrazio il variopinto, ringrazio il mondo. Supero la differenza di pressione e con le nuvole che mi trapassano il corpo, dono all’India una lacrima e una carezza».


Chiara Paletti 3D

«Un unico mondo. Tanti continenti. Un’unica popolazione. Tante culture. È una continua catena di anelli che s’intrecciano tra loro. Simbolo di tanti cuori pulsanti. Più mi fermo a pensare al nostro mondo e più mi accorgo della straordinaria e intrinseca bellezza delle culture. Sono un sottile filo rosso che mette in comunicazione ciascuno di noi. Un’unione speciale. Come due fiamme che, giunte l’una in prossimità dell’altra, si intrecciano e si fondono e poi, animate da una forza superiore, si separano per riunirsi di nuovo. Ma dopo quest’incontro non sono più le stese. Da questo momento ognuna ha in sé una parte dell’altra. Allo stesso modo il modo cuore si è unito per qualche istante ad un altro cuore, uguale all’apparenza, ma unico nel profondo. Battevano all’unisono. Guardavano al mondo con gli stessi occhi. Ma lo leggevano in modo diverso. Poi, come se fosse la cosa più naturale dell’universo, lei ha donato a me un po’ del suo mondo ed io un po’ del mio. Ed è stato bellissimo. Non era semplicemente una condivisione di tradizioni, di usi, d’ideali. Era qualcosa di diverso. Mi ha dato una parte di sé. È come se adesso vivessi anche per lei. E in lei. Mi ha insegnato che darsi la mano è un gesto meraviglioso. Ma lo è ancor di più se nell’istante esatto in cui queste due mani si sfiorano, pensi all’unione. Alla fratellanza. Al cielo che si mescola con la terra. Al fuoco con l’acqua. Al determinato con l’indeterminato. Mi ha insegnato che non esiste un tempo per l’odio. Si deve solo amare. La vita non è fatta per lotte continue. È necessario viverla, assaporarla attimo per attimo. Condividerla. Contribuire a renderla unica. Ricordare ogni gesto. Ogni espressione. Non posso che ringraziarla se adesso ogni dettaglio ha per me un significato infinito. Questa è la storia di un cuore straniero che è giunto all’estremità opposta del filo rosso. Un cuore straniero e il mio».

Agnese Pistolesi 3D

«Due occhi scuri e profondi come la notte più buia, senza luna e senza stelle. Le sopracciglia folte e nere,le labbra carnose, sollevate a mostrare uno splendido sorriso. Eri così la prima volta che ti ho visto. Così piccolo in un certo senso, così grande in un altro. Avevi solo sei anni, sei sceso dalla macchina tenendo sulle spalle uno zaino verde, contenente tutto ciò che ti apparteneva. Qualche vestito, un astuccio con le matite, un piccolo quaderno scritto per metà in inglese e per metà in una lingua a me sconosciuta. Come lo eri tu, del resto. Uno sconosciuto, uno straniero. Eppure mi ha sorriso, ed io ho fatto lo stesso. Era quello il nostro unico strumento di comunicazione. Per far capire all’altro che andava tutto bene. Per esprimerla gioia, l’emozione, la paura di quel momento che avrebbe cambiato le nostre vite drasticamente. Eri strano, con quei capelli spessi e nerissimi, con quei disegni sul braccio. Eri diverso, con la pelle color cioccolata, che io mai e poi mai potrò sognare di avere. Eri bizzarro, con quel tuo modo di parlare in inglese, dove già infilavi a caso le prime parole in italiano. Sì, eri proprio così. Eri, e lo sei ancora, testardo, super attivo, un po’ insicuro, in quel mondo nuovo che ti si apriva davanti. Perdonami, se ti dico che non è stato facile.  Non è stato facile capirti, imparare a conoscerti, a volerti bene. Però è stato bello. Lo scambio più vero e sincero che avessi mai potuto fare nella vita. Mentre io ti insegnavo a contare nella mia lingua, tu cercavi di spiegarmi il significato dei misteriosi segni sul tuo braccio. Quando io rifiutavo a tutti i costi il peperoncino sulla pasta, tu sulla tua ci mettevi anche la mia dose. Così ridevi del mio sguardo perplesso, mentre i vecchi ricordi si mescolavano ai nuovi. E paino piano, hai smesso di essere uno straniero, e sei diventato mio cugino. Mi hai fatto capire che in fondo siamo solo persone. Ognuna con un diverso passato, con un diverso bagaglio fatto di piccole cose quotidiane che per sempre ci porteremo dentro. Hai aperto il tuo davanti a me, e in qualche modo mi ha costretto a fare lo stesso. Insieme abbiamo imparato ad andare oltre il colore della pelle, oltre i soliti schemi mentali. Anche tu, dopo tanto lottare contro te stesso,  hai ammesso che essere scuri non è certo uno svantaggio. Adesso qualcosa è cambiato dal nostro primo incontro, avvenuto ormai ben cinque anni fa. Sei cresciuto, e non hai più lo sguardo di un bimbo impaurito, ma di un ragazzo pronto ad affrontare il mondo. Ma il tuo sorriso è rimasto lo stesso. E vale più di mille parole».

 

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