Mancano quasi tre milioni, allo studio l'aumento della Tasi
La scelta è del Comune di Montelupo dopo il taglio dal ministero sul fondo di solidarietà. Altri invece puntano sulla revisione delle spese
EMPOLI. I conti per gli enti locali non tornano. I dati, diffusi dal ministero dell’Interno sul fondo di solidarietà comunale indicano che quest’anno i trasferimenti da parte dello Stato saranno più leggeri di qualcosa come 2 milioni e 700mila euro. Le contromisure, ad un mese e mezzo dalla scadenza per la presentazione dei bilanci preventivi fissata al 31 maggio, sono in discussione. E se le riduzioni di spesa rimangono l’arma più utilizzata per rientrare, non tramonta la possibilità per qualcuno di mettere mano alla leva fiscale. E’ il caso, ad esempio, di Montelupo. Nel comune amministrato da Paolo Masetti, infatti, la giunta ha redatto una proposta di revisione della disciplina Tasi che mercoledì porterà in consiglio comunale per l’approvazione. In sostanza, l’idea dell’amministrazione è quella di innalzare l’aliquota base al massimo del 3,3 per mille introducendo però un sistema di detrazioni basato sull’Isee.
«Per ora è semplicemente una proposta – spiega il vicesindaco con delega al bilancio, Lorenzo Nesi – che dovrà passare dal vaglio del consiglio. La nostra intenzione è quella di andare incontro a due esigenze: da una parte quella di trovare risorse da mettere a bilancio, dall’altra la necessità di modulare la tassa sulle fasce di reddito. Se l’anno scorso venne applicata un’aliquota secca del 2,5 per mille, quest’anno preferiremmo introdurre agevolazioni per le fasce più deboli seppure con un’aliquota di partenza più alta. Inoltre, c’è da aggiungere che quest’anno per il terzo anno consecutivo procederemo con una nuova revisione di spesa».
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Quasi un mantra, quest’ultimo, che accomuna tutti gli amministratori dell’Empolese Valdelsa. «Il quadro d’insieme mostra la volontà di tutti i comuni di premere sul tasto del taglio alle spese degli enti – chiarisce Giuseppe Torchia, sindaco di Vinci e delegato ai tributi dell’Unione dei Comuni – d’altronde i trasferimenti anche quest’anno hanno subito una diminuzione e di conseguenza c’è bisogno di reperire risorse per poter chiudere i bilanci». E se c’è chi ha già dichiarato su cosa si punterà - come a Fucecchio dove il sindaco Alessio Spinelli ha dichiarato che ci saranno razionalizzazioni sui consumi energetici e sugli affitti e che si aumenteranno gli introiti da sanzioni con l’introduzione del sistema Segugio – in altre amministrazioni ancora la discussione è aperta.
Quello che c’è di certo, come annunciato, sono i tagli ai trasferimenti. Se confrontiamo gli stanziamenti sul fondo di solidarietà comunale dell’anno scorso, quando furono trasferiti circa 10 milioni e 200mila euro, con quelli di quest’anno, quando il totale si ferma a 7 milioni e mezzo, si arriva a determinare un taglio appunto di 2,7 milioni. Ci rimette molto Empoli, che continua a godere ovviamente della cifra più alta ma che in un anno ha perso un terzo del fondo: si è passati, infatti dai due milioni e mezzo del 2014 ad un milione e 680mila euro di quest’anno. Percentuali simili anche a Fucecchio, dove si va dal milione e 400mila euro dell’anno scorso ai 920mila euro di quest’anno.
Sugli altri la quota ridotta è minore, ma c’è da considerare la decurtazione relativa alla variazione per effetto dell’Imu sui terreni agricoli. I soldi provenienti da questa imposta, infatti, vengono sottratti dal conto totale. Al netto di ciò, perde 94mila euro Capraia e Limite, 225mila euro Castelfiorentino, 178mila Cerreto e 110mila Certaldo. Oltre 160mila euro sono stati tagliati al comune di Gambassi, 195mila euro a Montaione, 219mila a Montelupo e 153mila a Vinci. Mentre Montespertoli è l’unico a godere di un aumento con un +31mila euro. Tutto questo avviene in un contesto dove il fondo di solidarietà, che viene alimentato dagli enti locali per un monte totale che sfiora i 5 miliardi e che poi la Ragioneria dello Stato suddivide in base a diversi parametri, ha per i comuni del circondario un saldo pesantemente negativo. Questi ultimi, infatti, versano poco più di 14 milioni e mezzo di euro (la quota è il 38,23% del gettito Imu standard 2015) e, come detto, ne ricevono in cambio appena 7,5 milioni con un gap di sette milioni di euro.
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