Il Tirreno

Empoli

Taglio di 1,3 milioni ai Comuni per pagare il bonus degli 80 euro

di Marco Pagli

L’operazione per il 2015 costerà 9 euro pro-capite ai cittadini dell’Empolese Valdelsa Montaione il più “vessato”, maxi-sforbiciate anche a Empoli, Certaldo, Gambassi e Montelupo

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EMPOLI. L’ormai celeberrimo bonus degli 80 euro, riconfermato anche per quest’anno, ha un costo e non solo per le casse dello Stato. O meglio la copertura non sarà garantita solo da Roma, ma anche dagli enti locali che saranno soggetti ad un taglio ai trasferimenti importante. Nel circondario la quota è di 1 milione e 350mila euro, suddivisa tra gli undici comuni. I dati sono contenuti in allegato ad un decreto del ministero dell’Interno. A livello nazionale si tratta di oltre 560 milioni di euro che saranno detratte dai fondi destinati alle amministrazioni locali. Una fetta importante, insomma, che tra l’altro è stata notevolmente incrementata rispetto allo scorso anno, quando appunto il bonus Irpef venne introdotto con il decreto legge 66. L’aumento del prelievo ammonta al 50% ed è stato deciso alla fine dello scorso gennaio nell’incontro tra governo e sindaci nell’ambito della conferenza Stato-Città. Cosicché all’interno dell’Unione la sforbiciata aumenta di circa 450mila euro, che si vanno ad aggiungere ai 901mila euro tagliati lo scorso anno. L’aumento degli importi (da cui sono esclusi i comuni toscani colpiti dal sisma del 2013) è una conseguenza logica del fatto che nel 2014 il bonus è stato erogato solo per una parte dell’anno, cioè dal mese di maggio. Mentre quest’anno da gennaio e quindi il costo della manovra è inevitabilmente più elevato.

Altrettanto inevitabile è il costo che i cittadini dell’Empolese Valdelsa saranno chiamati a sobbarcarsi in termini di servizi decurtati, minori investimenti da parte delle amministrazioni e di un eventuale irrigidimento della pressione fiscale locale. Basta un rapido calcolo per rendersi conto di come in media nel circondario il taglio ai trasferimenti equivarrà ad un costo pro capite di nove euro. E ciò vale per tutti gli abitanti degli undici comuni, sia per coloro che rientrano nel bonus – la stima parla di oltre 60mila lavoratori che ogni mese si vedono accreditare gli 80 euro, dal momento che rientrano nella fascia di reddito tra gli 8mila e i 26 euro – sia per coloro che invece non hanno avuto e non avranno nessun beneficio reale dalla misura introdotta dal governo Renzi. Tra questi ultimi i più penalizzati sono proprio i cosiddetti incapienti, ovvero coloro che non raggiungono la soglia degli 8mila euro di reddito. All’interno dell’Unione si tratta di circa 33mila persone, cioè un terzo dei contribuenti totali. Accanto a loro, ma ovviamente con un incidenza minore sia da un punto di vista di ricchezza personale sia di pura statistica, ci sono colo che invece non rientrano tra i “fortunati” perché superano il limite di reddito di 26mila euro. Sono all’incirca 23mila, quindi meno degli incapienti, e soprattutto possono contare su un assegno mensile più cospicuo.

I Comuni non hanno subito la decurtazione in maniera proporzionale rispetto alla popolazione. I criteri di applicazione sono rimasti gli stessi dello scorso anno e si riferiscono ad una serie di spese correnti registrate dal Siope, il sistema informativo del ministero dell'Economia che monitora i flussi di cassa degli enti pubblici, in ciascun comune. In particolare, sono state considerate con molta attenzione le spese per consulenze e quelle sui consumi intermedi (in economia “tutti i beni e servizi consumati o ulteriormente trasformati nel processo produttivo posto in essere dall'amministrazione”). In questo modo, non mancano sproporzioni: è il caso, ad esempio, di Montaione che in proporzione rimane il più vessato dal taglio relativo al bonus Irpef: oltre 100mila euro per un costo pro-capite che sfiora i trenta euro. In assoluto Empoli ha la quota di decurtazione maggiore (375mila euro), ma la sforbiciata è pesante anche a Certaldo, Gambassi e Montelupo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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