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sicurezza e sanità

Malattie professionali, è boom: il lavoro causa un tumore su cinque

Marco Pagli
I rappresentanti della Cgil durante la conferenza stampa (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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I rappresentanti della Cgil durante la conferenza stampa (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Nell'Empolese Valdelsa i comparti più interessati sono vetro, edilizia, cuoio e calzature. Rossi (Cgil): «Crisi e politiche sbagliate stanno aggravando la situazione». Cento controlli all’anno nelle piccole aziende dei delegati alla sicurezza. Un portale per le denunce anonime

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EMPOLI. Tumori, stress, infortuni e malattie professionali. Eccola l’altra faccia della medaglia del lavoro. Una faccia molto spesso tenuta all’ombra, premuta sempre più sotto il peso della crisi, troppe volte ignorata dalle stesse potenziali vittime, i lavoratori. Ma ammalarsi, rimanere menomati o addirittura morire è qualcosa in più di una semplice eventualità. Una ricerca condotta dall’Asl 11 negli ultimi anni sui tumori correlati al lavoro ha mostrato come più di un caso di cancro su cinque (il 22,9%) è direttamente legato alla propria mansione professionale.

I comparti più interessati. Sono il vetro, l’edilizia e cuoio e calzature. Mentre guardando alle tipologie di tumore, quelle prese in considerazione dall’azienda sanitaria locale sono quelli alla laringe, quelli ai polmoni, quelli alla vescica e le leucemie. Per quanto riguarda i primi, ad esempio, sui dieci casi esaminati sul territorio ben 6 sono da considerare correlati al lavoro (3 nell’edilizia e 3 nel vetro, tutti legati alle polveri di amianto). Mentre per i tumori ai polmoni, l’incidenza di quelli professionali è del 30% sul totale: su 72 casi esaminati, infatti, quelli correlati al lavoro sono 22. L’incidenza maggiore è nel vetro (9 su 19 casi e le ragioni principali sono la silice e l’amianto), nell’edilizia (6 casi su 27) e nella ceramica (2 su 10). Per il tumore alla vescica il settore più pericoloso è quello del cuoio e delle calzature: sui 62 casi esaminati, infatti, i tumori professionali sono stati ben 18, causati in massima parte da ammine aromatiche cancerogene e da idrocarburi policiclici aromatici contenuti negli oli minerali.

Infortuni sul lavoro. Ma i tumori non solo che una parte del problema. Da aggiungere al conto ci sono le centinaia di infortuni sul lavoro – in leggera flessione rispetto agli anni scorsi, anche se non in maniera proporzionale rispetto alla diminuzione di ore lavorate – che ogni anno avvengono nelle aziende del territorio, con esiti che possono essere anche molto gravi. Senza contare il boom delle malattie professionali – in letteratura «un evento dannoso alla persona che si manifesta in modo lento, graduale e progressivo, involontario e in occasione del lavoro» - secondo i dati Inail cresciute del 50% rispetto al 2008. Di queste i tumori sono solo una parte, che vanno ad aggiungersi alle patologie muscolo scheletriche (le cui denunce sono triplicate solo tra il 2006 e il 2011), a quelle della pelle o all’apparato respiratorio (come ad esempio l’asma, la bronchite, la fibrosi, l’edema), per arrivare a tutta quella casistica legata allo stress da lavoro correlato (malattie psichiche o psicosomatiche, ma anche gli infarti cardiaci ad esempio).

Lavorare stressa. Un magma in ebollizione, quello dello stress da lavoro correlato, che interessa l’80% delle aziende e che provoca la metà delle malattie professionali riconosciute e il 40% delle degenze lunghe. «Quello sulla sicurezza sul posto di lavoro è un problema serio – attacca Rossano Rossi, segretario della Cgil di Empoli – che però troppo spesso si tende a sottovalutare. La crisi, tra le altre cose, ha un peso determinante in questo perché di fronte ad un’occupazione a rischio il primo pensiero del lavoratore stesso non è quello della sicurezza. E invece sul lavoro, anche se statisticamente si muore meno che nel passato, si continua ad infortunarsi e ad ammalarsi con maggiore frequenza. Purtroppo le ultime leggi in materia di lavoro non sembrano aver recepito questa situazione, dall’innalzamento dell’età pensionabile al Jobs Act che conferma se non addirittura acuisce la precarietà».

I controlli. Sono il principale strumento di prevenzione da malattie professionali e infortuni. La normativa (in particolare il decreto 81 del 2008) ha introdotto la figura del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls) che ogni azienda deve avere per legge. Quelle più grandi in genere ce l’hanno, mentre per quelle più piccole esistono dei rappresentanti di categoria territoriali. Nell’Empolese Valdelsa sono quattro: Fabio Giovannuzzi per l’agricoltura, Paolo Moretti per l’edilizia, Bahram Asghari e Massimo Falorni per gli altri settori. Ogni anno compiono circa un centinaio di controlli nelle piccole aziende della zona, verificando l’uniformità degli impianti di sicurezza con il documento di valutazione dei rischi. «C’è un problema culturale legato alla sicurezza – scandiscono Falorni e Asghari – troppo spesso è vista come un costo, ma bisogna considerare che ogni euro speso in prevenzione ne frutta quasi tre. Malattie e infortuni hanno un costo sociale enorme sulla collettività. Le principali irregolarità sono legate alla mancanza di visite mediche e alla scarsità di formazione o della sua inadeguatezza nel caso di lavoratori stranieri. Oltre al dilagare dell’illegalità in settori come l’abbigliamento». Ma l’illegalità colpisce anche comparti come l’edilizia. «C’è bisogno di una attestazione che premi le aziende che seguono le regole sulla sicurezza – spiega Moretti – e poi è necessaria di una maggiore collaborazione tra gli addetti ai lavori». «La precarietà dilagante in settori come l’agricoltura rende tutto molto più difficile – conclude Giovannuzzi – e poi molti lavoratori, causa anche la crisi, hanno paura di perdere il lavoro in caso di infortuni o di malattie».

Denunce anonime. I controlli sono fondamentali per la prevenzione, ma – secondo le parole degli stessi rappresentanti per la sicurezza – c’è bisogno anche e soprattutto della collaborazione dei lavoratori. La Cgil provinciale, a questo proposito, ha realizzato uno spazio apposito nel quale è possibile denunciare la scarsa aderenza alle norme di sicurezza nelle aziende del territorio. Basta accedere al portale rls.firenze.cgil.it e raccontare la propria esperienza in maniera del tutto anonima. Starà ai vari rls verificare la situazione e valutare il da farsi. Per sottolineare l’importanza della sicurezza sui luoghi di lavoro i rappresentanti sindacali hanno promosso un progetto nelle scuole (i primi a partecipare saranno gli studenti delle classi quinte dell’Iti) che permetterà ai ragazzi di visitare alcune aziende del territorio e toccare con mano quanto sia importante la prevenzione e la formazione per evitare malattie e infortuni.

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