Il Tirreno

Empoli

Operai a caccia dei loro crediti boom di vertenze sugli stipendi

di Marco Pagli
Operai a caccia dei loro crediti boom di vertenze sugli stipendi

La Cgil impegnata non solo sul fronte dei licenziamenti ma anche sulle mensilità non pagate, le malattie, le maternità e gli infortuni non riconosciuti. E i trattamenti di fine rapporto non versati

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EMPOLI. E’ boom di vertenze sul lavoro. Tanto che la Camera del lavoro di zona è stata costretta ad appoggiarsi in più di una occasione sugli uffici provinciali per riuscire a seguire tutte le pratiche. Nel corso del 2014 ne sono state aperte oltre 160, che si sono aggiunte alle molte ancora in carico dagli anni precedenti. A far lievitare in maniera esponenziale la richiesta presso gli uffici della Cgil sono stati prevalentemente i procedimenti di recupero crediti. Mensilità non pagate, trattamenti di fine rapporto non versati, indennità di malattia, infortunio o maternità non riconosciute: la lista è lunga e occupa oltre il 70% delle procedure aperte durante lo scorso anno.

Mentre l’altro grosso capitolo legato alle vertenze sindacali rimane – seppure con numeri decisamente più bassi – quello relativo ai licenziamenti (nello specifico il mancato preavviso, l’illegittimità stessa del provvedimento o ancora il non riconoscimento dell’indennità sostitutiva). Infine, esistono casi di vertenze legate ad anomalie sul contratto di lavoro. «Il nostro territorio ha una vertenzialità altissima – commenta Sergio Luschi, coordinatore Cgil Empolese Valdelsa – e le risultanze delle pratiche gestite dai nostri uffici rappresentano un dato solo parziale, dal momento che sono numerose quelle che, non potendole gestire tutte direttamente, abbiamo girato ad altri uffici. Come emerge dall’analisi dei numeri, il recupero di crediti non versati rimane la prima causa di vertenza sul lavoro: sulle oltre 160 seguite sul territorio nell’ultimo anno, ben 120 riguardano questo aspetto».

Una realtà questa che rappresenta solo la punta dell’iceberg. Ma che aiuta a squarciare il velo su altri aspetti, come ad esempio quello legato ai fallimenti di aziende. Solo pochi giorni fa i dati forniti dalla Camera di commercio di Firenze avevano fatto il punto sulla situazione nel territorio: nei primi nove mesi dello scorso anno risultavano scomparse circa 300 aziende rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Data questa mortalità, non è un caso che gli stessi sindacalisti sottolineino la crescente difficoltà a portare a buon fine molte delle vertenze aperte. «Le cause per recupero crediti sono in aumento – spiega Elisa Calamai, responsabile dell’ufficio vertenze Cgil di zona – ma purtroppo sono in crescita anche quelle che non riusciamo a concludere positivamente. Se fino a qualche anno fa, infatti, nella quasi totalità dei casi si riusciva a trovare un accordo con le aziende che si impegnavano a rientrare dai debiti, adesso è diventato tutto più difficile. Accade sempre più spesso che una volta iniziato il percorso di recupero l’impresa fallisca e a quel punto per il lavoratore il cammino diventa davvero complicato».

In caso di fallimento, infatti, i dipendenti a cui mancano stipendi, tfr e indennità rientrano tra i creditori ammessi con privilegio. Tuttavia, prima di risarcire i lavoratori il tribunale deve trovare un acquirente per i beni mobili e immobili dell’azienda e a quel punto, prima di tutto, c’è da pagare le spese e i debiti contratti per l’amministrazione del fallimento e per la continuazione dell’esercizio dell’impresa. L’Inps, grazie ad un fondo di garanzia, assicura il pagamento di massimo tre mensilità non corrisposte e l’eventuale Tfr non versato. Ma ci vuole tempo, molto tempo. Senza contare che spesso queste non sono che una parte dei crediti vantati. «Stiamo assistendo ad un aumento esponenziale di lavoratori esposti ai fallimenti – prosegue Luschi – a livello provinciale siamo passati dai 100 del 2008 ai 1.300 del 2013 (+1.200%, ndc). Ma bisogna considerare, poi, che l’ultimo anno per il nostro territorio è stato tragico da questo punto di vista. Siamo di fronte ad impoverimento mai visto in questa area, per di più in un momento in cui stanno cominciando a farsi sentire gli effetti pesantemente negativi delle ultime scelte politiche in materia di lavoro. Mi riferisco al Jobs Act, ma non solo: manca una politica industriale, mancano risposte adeguate e soprattutto mancano prospettive».

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