Il Tirreno

Empoli

Oltre 2.600 famiglie e imprese non riescono a pagare le rate

di Marco Pagli
Oltre 2.600 famiglie e imprese non riescono a pagare le rate

Mutui e finanziamenti, aumentano del 50% in 4 anni i debitori in stato d’insolvenza Secondo i dati della Banca d’Italia a rischio un prestito su dieci nell’Empolese Valdelsa

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EMPOLI. Il livello di sofferenza economica di famiglie e imprese cresce. Succede sul lavoro, avviene nei consumi e accade anche nel rapporto con le banche. Si chiamano proprio così – difficile immaginare un termine più calzante – sofferenze. In sostanza, sono crediti bancari la cui riscossione non è certa (per le banche e gli intermediari finanziari che hanno erogato il finanziamento) dal momento che i soggetti debitori si trovano in stato d’insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili.

Nell’Empolese Valdelsa hanno ormai sfondato quota 2.600 e raggiunto il mezzo miliardo di euro di valore. Le sofferenze incidono sul totale dei finanziamenti erogati da banche e intermediari finanziari per l’11%. Insomma, un prestito ogni dieci in questo momento è a rischio.

Basta dare un’occhiata ai dati pubblicati dalla Banca d’Italia ogni trimestre per rendersi conto di come la situazione si stia facendo sempre più calda di tre mesi in tre mesi. L’ultimo rilevamento effettuato risale al terzo trimestre dello scorso anno, il primo consultabile al secondo trimestre 2010. Ebbene, nel giro di poco più di quattro anni il numero di crediti in sofferenza è aumentato di quasi il 50%: a livello provinciale erano 13.788 (meno di 1.800 nel circondario) e sono diventati addirittura 20.089 (2.611 nell’Empolese Valdelsa). Anche osservando gli importi la storia non cambia, anzi. Le quote di potenziale scoperto nei quattro anni presi in considerazione sono più che triplicate.

La percentuale è astronomica (+198%) e spiega bene la distanza tra il miliardo e 273 milioni in sofferenza nel secondo trimestre del 2010 a livello provinciale (poco più di 165 milioni di euro negli undici comuni) e 3 miliardi e 800 milioni di euro del terzo trimestre 2014 (501 milioni nella zona). Nell’ultimo anno gli importi la cui riscossione non è certa sono cresciuti a un ritmo medio del 5%, tanto che tra la fine di settembre del 2013 e lo stesso periodo del 2014 l’aumento è stato del 20%.

Ma il dato ancora più tragico è che l’esercito dei debitori in sofferenza, i 2.611 di cui parlavamo sopra tra famiglie e imprese, non sono gli unici a non riuscire a pagare le rate del mutuo o del finanziamento. O meglio, per finire nell’elenco delle sofferenze non basta aver saltato qualche rata. Bisogna, infatti, che la situazione di insolvenza sia già diventata strutturale. «La classificazione di un credito tra quelli in sofferenza – come si legge in diversi siti specializzati - implica una valutazione da parte dell'intermediario della situazione finanziaria del cliente che equipari il soggetto a uno stato di insolvenza. La sofferenza non va confusa con un semplice ritardo del cliente nei pagamenti all'intermediario, in quanto il ritardo nei pagamenti non è una condizione sufficiente per la segnalazione a sofferenza alla Centrale dei Rischi o nel bilancio dell'intermediario finanziario».

Ad essere maggiormente colpite sono le aziende: per queste ultime, infatti, l’incidenza delle sofferenze sul totale dei finanziamenti erogati è arrivata a quasi il 18%. Ciò significa che quasi un prestito su cinque di quelli concessi alle imprese è a rischio. Mentre la percentuale si dimezza quando si arriva a parlare di famiglie, per le quali si scende sotto quota 10%. Passando a considerare i settori di attività, le sofferenze continuano a crescere pesantemente nel settore edile (in un anno sono aumentate del 28%). La situazione è pesante – seppure con un tasso di crescita leggermente inferiore – anche per le imprese del comparto dei servizi (+22%) e per quello manifatturiero (+13%).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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